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La "veglia gay". Diverso parere

Ma il cardinale ha fatto bene


Igor Gelarda è un credente impegnato. E' anche un amico di queste pagine. Sulla vicenda della veglia di Santa Lucia, pubblichiamo volentieri il suo "diverso parere".


, Cronaca
Scusate se sono brutto e cattivo, ma penso che Monsignor Romeo non avrebbe potuto fare altrimenti, non avrebbe potuto, né dovuto, aprire le porte della chiesa di Santa Lucia per la veglia di preghiera contro l’omofobia il 12 maggio scorso. Il no del prelato ha, ovviamente, scatenato un putiferio. Anche perché tutte le volte che la chiesa Cattolica prende una posizione netta e controcorrente su qualche cosa scoppia il putiferio. Ho l’impressione, ma siamo in tanti a condividerla, che vi siano in atto massicce manovre per limitare la libertà di pensiero e di azione della chiesa, comoda ed utile solo quando è moderna e sposa tout court ciò che il politically correct ed il buonismo modernista vogliono e sostengono.

Tuttavia non mi risulta né che Monsignor Romeo, né nessun teologo cattolico, abbiano mai detto che bisogna essere omofobici, né hanno aizzato il popolo di Dio a prendere i forconi ed accendere i roghi contro streghe-saffiche e stregoni-omosessuali. La Curia di Palermo non ha detto che non è giusto pregare per coloro che sono vittime dell’omofobia, ha semplicemente detto che un’ iniziativa di tal genere, la veglia di preghiera dentro una chiesa, mal si sposava e si sposa con l’orientamento di Roma sulla complessa e delicata vicenda dell’omosessualità. Quindi la chiesa non ha offerto il suo appoggio e le sue strutture…si dice che a casa sua ognuno è re! Ma vi dirò di più, pur negando l’apertura di S. Lucia, la Curia di Palermo non ha preso alcun provvedimento nei confronti di quei sacerdoti che, invece, hanno ritenuto giusto, secondo coscienza, di unirsi comunque alla veglia di preghiera interconfessionale del 12 sera.

Non credo che ci sarà di mezzo il Tribunale della Santa Inquisizione né la scomunica per Padre Scordato o per gli altri sacerdoti che hanno partecipato alla veglia! Monsignor Romeo ha ovviamente richiamato la Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali, scritta dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, che esprime la posizione della Chiesa sull’omosessualità e gli omosessuali. Una lettera che condanna con forza l’omofobia: “Va deplorato con fermezza che le persone omosessuali siano state e siano ancora oggetto di espressioni malevole e di azioni violente. Simili comportamenti meritano la condanna dei pastori della chiesa, ovunque si verifichino. Essi rivelano una mancanza di rispetto per gli altri, lesiva dei principi elementari su cui si basa una sana convivenza civile”. Tuttavia la Congregazione per la Dottrina della Fede sottolinea anche, circa l’omosessualità, il “tentativo di manipolare la Chiesa conquistandosi il sostegno, spesso in buona fede, dei suoi pastori, nello sforzo volto a cambiare le norme della legislazione civile”.

Ricordiamo, a chi lo avesse dimenticato o non lo sa, che la veglia era inserita nel programma del Palermopride 2011 che tra i suoi obiettivi ha quello di promuovere l’istituzione del Registro delle Unioni Civili omosessuali. Chi compie violenza o discrimina un omosessuale, discriminandolo perché tale, compie un atto spregevole, da condannare legalmente, moralmente e spiritualmente. L’omosessualità, come l’eterosessualità, è una scelta di vita, come quella di diventare padre, di farsi prete, di consacrare tutta la propria vita alla famiglia, o alla cura dei malati….di dedicarsi agli altri o solo a se stessi! Ma in quanto scelta di vita, scelta interiore, forse andrebbe meno “esteriorizzata”, comunque non in modo istrionico. Invece mi sembra che vi sia una eccessiva “pubblicizzazione” dell’omosessualità, nel bene e nel male, di questi tempi.

Pubblicizzazione nel senso che c’è troppa attenzione verso questo fenomeno storico, sociale e di costume che è sempre esistito, nella storia degli uomini, e sempre esisterà. E’ come se stesse agendo una lobby che manipola la vicenda in Europa, una lobby che punta continuamente l’attenzione sulle discriminazioni subite dagli omosessuali nel mondo occidentale e sui diritti loro negati. Peccato che non esista una lobby analoga che punti l’attenzione sul fatto che muoiano ogni giorno diciassettemila bambini, avete letto bene proprio 17.000, a causa della malnutrizione o che centinaia di bambini in Sud America ed in Asia vengano rapiti e sezionati giornalmente per offrire organi freschi al mercato dei trapianti.

Anche i fenomeni di omofobia in Europa sono piuttosto rari, almeno sotto forma di violenze eclatanti. Per fortuna. Una paura del diverso sicuramente molto più mite di quella che si manifesta in altri luoghi del pianeta. Eppure il dito è puntato sulla chiesa cattolica, come sempre. Attenzione ogni singolo episodio di omofobia è spregevole, ma vorrei ricordare, a tutti gli amici radical-chic, normalmente vaticano fobici ma filo islamici che in ben sette nazioni islamiche i rapporti omosessuali sono condannati con la pena di morte (Arabia Saudita, Iran, Mauritania, Sudan, Somalia, Somaliland, Yemen e nell’Afghanistan dei Talebani), mentre in altre è punita con il carcere, o pene corporali (Bahrain, Qatar, Algeria, Maldive). In Iran dall’inizio della rivoluzione islamica il governo iraniano pare abbia mandato a morte oltre 4000 persone accusate di rapporti omosessuali. In un suo recente, scomodo e politicamente scorrettissimo, saggio (la “Dittatura europea”), l’antropologa Ida Magli, ha definito l’omosessualità un acceleratore dell’uguaglianza, cioè un fattore utilizzato da coloro che stanno cercando di costruire il nuovo “modello mondiale” di omologazione totale. L’omosessualità, pubblicizzata fino al parossismo, sarebbe così utile all’affermazione di una uguaglianza assoluta e di fatto mitica e impossibile che tende a rendere indistinti i sessi, a cancellare i tratti distintivi della nostra cultura, delle nostre tradizioni e soprattutto a distruggere il concetto cristiano e naturale di famiglia.

Igor Gelarda