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Le elezioni e gli scenari in Sicilia

Il Pd cerca alleati, ma Fli tentenna
Miccichè esulta: "Un grande risultato"



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Il terremoto delle amministrative, con epicentro meneghino, propaga gli effetti delle sue scosse fino alla Sicilia. E non poteva essere altrimenti vista la scelta netta, e perdente, di
Silvio Berlusconi e dei suoi di caratterizzare questa tornata di elezioni locali in un test politico, di più, in un autentico referendum sul governo e sul suo capo. Un referendum celebrato in un clima da ordalia, che ha visto soccombere, difficile negarlo o girarci attorno, un Cavaliere che esce incerottato dalla batosta milanese e non solo da quella. Perché il trend non positivo per i berluscones non si esaurisce nella sonora legnata milanese, ma si concretizza in due sconfitte sonore, per quanto prevedibili, a Bologna e Torino e in un risultato incoraggiante ma non entusiasmante a Napoli, dove l'uomo dei berlusconiani non ha sfondato e solo le divisioni interne al centrosinistra, e al Pd in particolare, hanno dato l'illusione ottica di un buon risultato del centrodestra.

Il Pd: il terzo polo non guardi a destra
Impensabile che tutto ciò non producesse immediate conseguenze nazionali. Che non risparmiano la Sicilia, con la sua atipica situazione politica. “Berlusconi è crollato in Italia dopo essere crollato in Sicilia. Si avvia una svolta nel Paese, possibile dando vita a un'alleanza costituente tra tutti i partiti alternativi ai berlusconiani”, commenta il segretario del Pd siciliano Giuseppe Lupo, che si rivolge al polo centrista di Casini e Fini in vista del secondo turno elettorale: “Il terzo polo ai ballottaggi scelga i candidati del centrosinistra se non vuole essere coinvolto dal tracollo del centrodestra. Noi dobbiamo lavorare per un centrosinistra unito capace di allargare l'alleanza al centro”.

Alle prossime scelte oltre Stretto si guarda con attenzione qui in Sicilia, dove il terzo polo, che in questa tornata non ha raccolto risultati entusiasmanti, pesa più che altrove. “Considerati quelli che sono i risultati del terzo polo, penso che la Sicilia sotto questo punto di vista dovrebbe dare un segnale fortissimo, considerato che abbiamo come governatore un esponente importante del Nuovo polo. Oggi e più di prima il presidente Lombardo deve adoperarsi per rafforzare questo schieramento”, osserva il capogruppo di Fli all'Ars, Livio Marrocco.

Fli a metà del guado
I finiani sono alle prese con scelte difficili. Ieri Urso e Ronchi si sono subito pronunciati per un sostegno al centrodestra nei ballottaggi. “Un atto demenziale e suicida”, lo liquida tranchant Gianpiero D'Alia, braccio destro di Casini e leader dell'Udc siciliana. Mentre sui giornali di oggi, Fabio Granata si dice favorevole a un patto elettorale col Pd, pur premettendo che la scelta va discussa nel partito. “Quella di Granata è un'opinione personale – osserva Marrocco - . Io mi fermo ala prima parte della sua dichiarazione: nel caso in cui Lombardo proponesse l'ipotesi di un governo politico, dobbiamo confrontarci e valutare la proposta come partito”.

Sarà proprio il tema del governo politico a tenere banco, nelle settimane a venire, all'interno della maggioranza che sostiene il governo di Raffaele Lombardo. Che sul voto di ieri si limita a prevedere che “porterà ad una ristrutturazione del sistema politico in Italia" dopo la “scommessa persa da Berlusconi”. L'Udc sul tema governo politico invita a non bruciare le tappe: “Abbiamo detto che ne riparleremo dopo le amministrative. Farlo adesso mi pare prematuro”, osserva D'Alia, che del voto di ieri fornisce una lettura nettissima: “Credo che il voto di Milano abbia chiuso una fase della politica italiana. Prima Berlusconi se ne rende conto facendo un passo indietro, meglio è per il Paese”.

Centrodestra alla resa dei conti
Il sisma elettorale si fa sentire soprattutto dalle parti del centrodestra. Dove, tra bende e cerotti, c'è qualcuno che invece festeggia. Sono gli uomini di Gianfranco Miccichè, che brindano al brillante risultato del loro nuovo movimento politico. ”Il risultato di Forza del Sud in Campania e Calabria è per me motivo di grande emozione – dice Miccichè -. Siamo, numeri alla mano, il secondo partito della coalizione di centrodestra”. Qualcosa in Continente ha raccolto anche il Pid di Saverio Romano, ma sono miccicheiani ad aver fatto il pieno, sfiorando il sei per cento a Napoli. E adesso i “sudisti” sono pronti a far la voce grossa anche in Sicilia, verso un Pdl più fragile dopo il voto di ieri, rafforzando la candidatura di Miccichè a Palazzo d'Orleans: “Il quadro politico siciliano deve tenere conto di una forza che prima veniva sbeffeggiata mentre oggi diventa un gruppo dirigente che è presente nel territorio e che può determinare la vittoria dove si va a votare”, avverte Michele Cimino, vice di Miccichè. Il confronto interno al centrodestra potrà partire da Palermo, in vista del dopo Cammarata, come scritto oggi da Repubblica. “E' necessario che i partiti abbiano modo di incontrarsi per lavorare sui programmi e suoi progetti. Altrimenti non si crea una squadra”, osserva Cimino. Alleati avvisati.