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L'assessore al Bilancio del Comune di Palermo

"E' il miglior bilancio possibile"


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La giunta di Palermo, guidata dal sindaco Diego Cammarata, ha approvato ieri un bilancio lacrime e sangue fatto quasi interamente di spesa corrente. Grazie ai mancati tagli regionali, sono stati ripristinati i fondi per il Festino di Santa Rosalia, i teatri Biondo e Massimo e per una nuova proroga Gesip, ma sono rimasti a secco il sociale, lo sport e la cultura. Per l’assessore al Bilancio Giuseppe Genco di più non si poteva fare, ma si dice pronto ad accettare i consigli delle opposizioni e annuncia che in estate ci saranno degli avanzi di bilancio da destinare, in primis, proprio al sociale. Su Amia ritiene esagerata la richiesta dei commissari di altri venti milioni l’anno e annuncia il potenziamento dell’ufficio per i rapporti con l’Unione europea.

Assessore Genco, sono in molti a definire “ingessato” il bilancio approvato ieri in giunta. E’ d’accordo con questa definizione?
«Quello approvato è un bilancio che si basa sulle risorse disponibili, dobbiamo far pareggiare le uscite con le entrate. Fortunatamente i tagli regionali previsti lo scorso anno non si sono verificati, anche grazie alle trattative portate avanti dall’Anci Sicilia (l’associazione che riunisce i comuni dell’Isola, ndr) e dalle parti sociali. Ma sono stati solo ripristinati i fondi, non si tratta di avere più soldi rispetto allo scorso anno. Invece ci sono stati i tagli degli stanziamenti nazionali, che sono più consistenti e ammontano a 35-40 milioni di euro. Quelli sì che ci hanno messo in difficoltà».

In molti lamentano la mancanza di fondi per il sociale, lo sport o la cultura.
«Ad oggi, sulla base delle attuali risorse, non potevamo far altro che approvarlo così com’è. E’ un bilancio tecnico che deve tenere conto delle spese obbligatorie. Detto questo, bisogna sottolineare che il bilancio viene fatto in maniera prudenziale, come dice la legge, il che significa che dobbiamo essere prudenti con le previsioni di entrata. Ogni anno, in sede di bilancio consuntivo, il comune di Palermo di ritrova con altri fondi che può usare per i settori che ne hanno maggiormente bisogno o per i debiti fuori bilancio. Grazie alla lotta all’evasione fiscale, che ci ha permesso di scoprire circa un milione di metri quadrati di imponibile Tarsu  che non conoscevamo, quest’anno prevediamo degli avanzi di bilancio utili per programmare ulteriori spese».

A quanto potrebbe ammontare l’avanzo di bilancio quest’anno?
«Lo scopriremo solo prima dell’estate, verso luglio, quando approveremo il bilancio consuntivo del 2010. A quel punto potremo fare una manovra per la destinazione delle somme. Sia il sindaco che la giunta hanno il sociale come priorità, oltre ai teatri Biondo e Massimo e alle esigenze dei vari assessorati, fra cui quello allo Sport e quello al Turismo».

Adesso il bilancio andrà in consiglio comunale. Si aspetta dei problemi da Sala delle Lapidi?
«Spero di no, considerato che le uniche somme stanziate, oltre al Festino e ai teatri, sono quelle per prorogare il contratto alla Gesip di altri 33 giorni, così da dare un mese di tempo al governo nazionale che sta cercando una soluzione al problema delle partecipate che verrà inserito, a giugno, in una manovra estiva o nel decreto sullo sviluppo. Comunque io sono per il dialogo a oltranza: se ci sono proposte valide e supportate dai numeri, sono aperto al confronto. Secondo noi il miglior bilancio possibile è questo ma se ci si accorge insieme alle opposizioni che ci sono le possibilità di fare qualcosa per il bene della cittadinanza, non saremo contrari. Non c’è alcuna pregiudiziale: non ci sarebbe verso un consiglio comunale in cui i partiti che sostengono il sindaco sono maggioranza, non ci sarà a maggior ragione verso l’attuale in cui le opposizioni sono numericamente più numerose. Sono per il dialogo fino alla morte e accetterò modifiche migliorative».

In che condizioni sono i conti del comune di Palermo?
«Quando ho accettato l’incarico di assessore, ho parlato subito con il Ragioniere generale e insieme abbiamo visto che il comune ha sempre rispettato il patto di stabilità, ha un indebitamento al di sotto della media di altri simili per dimensioni e le rate dei mutui o le ritenute per il personale vengono pagate regolarmente. Abbiamo risentito della vicenda Amia, che in due anni ha ricevuto 288 milioni per i debiti pregressi. Il comune ha fatto sforzo straordinario trascurando purtroppo qualche altra azienda, come l’Amat a cui deve dare ancora dei soldi».

Parliamo delle società partecipate, allora. In che condizioni sono?
"Per quanto riguarda l’Amat, c’è una riflessione al riguardo. E’ stata convocata per il 25 maggio l’assemblea dei soci per discutere della bocciatura del budget, ma sono sicuro che con il buon senso e la buona volontà si arriverà a predisporre un budget che possa essere in linea con le aspettative. Amia Essemme, invece, non è una partecipata diretta, è un’azienda satellite di Amia che è guidata dai commissari che hanno ritenuto di chiederne l’insolvenza. Il problema è che l’Amia non paga le fatture ad Amia Essemme e poi chiede lo stato di insolvenza, sembra quasi un’assurdità».

I commissari di Amia chiedono un adeguamento del contratto di servizio di venti milioni l‘anno. Glieli darete?
«La richiesta dei commissari è oggetto di trattative quasi giornaliere, se ne sta occupando il sindaco in prima persona. Stiamo facendo delle verifiche perché ci sembra esagerata come richiesta, ma sulla base dei numeri valuteremo e ci confronteremo con i commissari».

Oltre al Bilancio e alle Società partecipate, lei ha una terza delega di cui si parla sempre poco: quella per i Progetti speciali e i rapporti con l’Ue. Cosa sta facendo in proposito?
«Purtroppo le emergenze di cui mi sono occupato finora mi hanno impedito di dedicarmi come vorrei a questo ambito. Il comune di Napoli, per esempio, ha un ufficio per l’Europa con 40 dipendenti. Non parliamo di Ginevra o Treviso, ma di un comune che condivide alcune nostre problematiche. Eppure questo ufficio, organizzato benissimo, riesce a coordinare la partecipazione a bandi e progetti e a portare 150 milioni di fondi europei. A Palermo ne esiste uno, di recente creazione, ma c’è un solo dirigente, che ha anche altre deleghe, e due o tre dipendenti che fanno quello che possono. Intendiamoci, attingiamo già ai fondi comunitari ma potremmo fare di più. Approvato il bilancio, mi impegnerò per renderlo operativo e dare un nuovo impulso al settore».