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In edicola da sabato

La sentenza Pellegrino
Tutti i dettagli su “S” Trapani


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È un'assoluzione, ma suona come una mezza condanna. La sentenza di secondo grado sul conto di Bartolo Pellegrino, l'ex vicepresidente della Regione finito sotto processo per favoreggiamento e concorso esterno in associazione, viene passata sotto i raggi X nell'edizione trapanese di “S”, in edicola da sabato 21 maggio. Nell'articolo Rino Giacalone ha analizzato tutto l'iter del processo, dal quale non emerge una responsabilità penale del politico, ma una severa condanna politica.

L'affare è una delle maggiori opere edilizie costruite nell’ultimo decennio a Trapani. Seicento alloggi finanziati con i fondi per le cooperative, quattro palazzine costruite in bella vista, affacciate sulla strada a scorrimento veloce che collega l’uscita dell’autostrada al porto. Ai fianchi della striscia di asfalto diverse sono le palazzine che sono state costruite nel tempo, e la mafia non si è lasciata sfuggire questo affare e lo ha fatto alla nuova maniera, in modo indolore. Il “patto” prevedeva che per ogni alloggio costruito una parte, un milione di lire a testa, venisse distribuito a tre soggetti: a Francesco Pace, capomafia di Trapani, a Giuseppe Todaro, longa manus del mondo delle cooperative, e a Bartolo Pellegrino, allora vice presidente della Regione nel governo Cuffaro e assessore regionale al Territorio e Ambiente.

Perché il politico? Perché quelle palazzine sono state costruite su una zona a destinazione agricola e che doveva diventare edificabile. Il processo si è concluso in secondo grado con la stessa sentenza di primo grado. Sono stati condannati per corruzione (con l’aggravante di avere favorito la mafia) il boss Francesco Pace (5 anni) e Leonardo Barbara (3 anni e mezzo, pena ridotta in appello dopo che questi ha confermato la tesi dell’imprenditore “reo confesso” Nino Birrittella, che aveva detto di avere incontrato Pellegrino facendogli vedere parte di quella mazzetta che gli sarebbe toccata). Pellegrino è stato riconosciuto corrotto ma ha ottenuto la prescrizione: per i giudici di primo e secondo grado non aveva consapevolezza di favorire l’associazione mafiosa. Assolto invece con la formula della insufficienza di prove dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.