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Il presidente della commissione Antimafia

Ciancimino interrogato in carcere
Pisanu: "Polemiche dannose tra i pm"


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beppe pisanu, massimo ciancimino, Cronaca
E' durato più di tre ore l'interrogatorio di Massimo Ciancimino sentito nel carcere palermitano di Pagliarelli dai pm della dda di Palermo Nino Di Matteo e Lia Sava, dall'aggiunto Antonio Ingroia e dal sostituto procuratore antimafia di Caltanissetta Gabriele Paci. Ciancimino, arrestato ad aprile, è accusato di calunnia e detenzione di materiale esplosivo. L'interrogatorio è stato secretato. Il figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo Vito avrebbe manipolato un documento aggiungendo il nome dell'ex capo della polizia Gianni De Gennaro all'elenco di 12 personaggi delle istituzioni e delle forze dell'ordine che avrebbero avuto un ruolo nella trattativa tra Stato e mafia. Il legale dell'indagato, l'avvocato Francesca Russo, ha presentato istanza di scarcerazione sulla quale la Procura di Palermo non ha ancora espresso parere.

"Ci sono state inutili e dannose polemiche, che bisognava evitare". Il presidente della Commissione Antimafia, Beppe Pisanu, parla a 'Storiacce' su Radio 24 delle tensioni tra le Procure di Palermo e Caltanissetta sul caso Ciancimino. "E' comprensibile che davanti a vicende complesse - dice - possano intervenire valutazioni discordanti, ma è da evitare che tali contraddizioni emergano all'esterno". Per Pisanu, "il rischio è di far intravedere alle mafie guerre intestine. Questo non toglie nulla al valore della magistratura, in tutte le sue sedi". Parlando del lavoro della sua Commissione sulla stagione delle stragi, Pisanu spiega che il loro intento è "individuare una verità storica, per fare in modo che fatti del genere non si ripetano". Anche i pupari? "Sì, purtroppo ci sono", commenta.

Il contenuto dei documenti ritrovati e sequestrati nell'archivio segreto di Massimo Ciancimino il 7 maggio scorso sono stati oggetto del lungo interrogatorio subito dal figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo detenuto dal 22 aprile con l'accusa di calunnia e detenzione di materiale esplosivo. Il testimone della cosiddetta trattativa è stato sentito dai pm della dda di Palermo e Caltanissetta che gli hanno chiesto spiegazioni, in particolare, su alcuni manoscritti originali, che verranno esaminati dalla Scientifica, che risalirebbero al '92 e al '93 e che sarebbero utili a ricostruire i contatti tra Cosa nostra ed esponenti istituzionali nel periodo delle stragi e l'identita' del cosiddetto signor Franco, l'uomo vicino ai servizi segreti che avrebbe fatto da tramite tra la mafia e lo Stato. Ciancimino, incalzato dai pm, ha ribadito di non conoscere il vero nome del signor Franco. L'interrogatorio ha avuto ad oggetto anche un incontro che Ciancimino avrebbe avuto con il personaggio che gli avrebbe consegnato una serie di documenti del padre tra i quali quello manipolato col nome dell'ex capo della polizia Gianni De Gennaro costato al testimone l'incriminazione per calunnia. Gli inquirenti, a cui il teste della trattativa ha fatto il nome dell'uomo, negano che l'indicazione del figlio di don Vito sia stata riscontrata negativamente.

(Fonte ANSA)