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Interviene il procuratore Grasso

"Con Alfano ulteriore attuazione
alle idee di Falcone sulle indagini"


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Giovanni Falcone "ci ha lasciato un grosso patrimonio, un'eredità pesante, perché vorremmo realizzare tutte le cose che lui aveva in mente e che non è riuscito a realizzare in vita". Così il procuratore nazionale antimafia e collaboratore di Falcone,
Piero Grasso - intervistato da Giustizia newsonline, il quotidiano telematico del ministero della Giustizia - ricorda la figura del magistrato ucciso dalla mafia a tre giorni dall'anniversario della strage di Capaci. "Con l'avvento del ministro Alfano - spiega Grasso - si è data ulteriore attuazione all'idea di Falcone di utilizzare tutto gli elementi che provenivano dalle indagini antimafia anche per le misure di prevenzione, dandone la competenza alle direzioni distrettuali antimafia".

Il procuratore rievoca poi quando Falcone - nominato direttore generale degli Affari penali - lo chiamò la ministero della Giustizia "e non seppi dirgli di no. Era un grande organizzatore e queste capacità le mise subito al servizio del ministero, attorno a lui si creò una squadra che cominciò a lavorare alla odierna legislazione antimafia, un momento giuridico. Un'attività - aggiunge - contrastata non solo da forze politiche, ma dagli stessi magistrati".