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Il processo e l'arringa

De Mauro, l'avvocato Crescimanno:
"Qualcuno ha tradito le istituzioni"


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crescimanno, mauro de mauro, Cronaca
“Vi sono stati servitori dello stato con la s minuscola”. Già la frase pronunciata dal difensore delle parti civili nel processo sull’uccisione del giornalista De Mauro, lascia presagire depistaggi e collaborazioni, figli della peggiore tradizione della nostra storia repubblicana. “Oggi siamo qui per raggiungere una fetta di verità” – continua ancora l’avvocato
Francesco Crescimanno – “La sentenza di questa corte ci darà uno spiraglio di conoscenza non solo sul fenomeno mafioso, ma su altri ambienti non specificatamente mafiosi”.

“Corpi istituzionali hanno agito tradendo i propri compiti”. La linea delle parti civili è chiara come l’acqua. Nelle udienze precedenti in Corte d’Assise, per Totò Riina, unico imputato nel processo, il pm Ingroia aveva chiesto la condanna all’ergastolo. Condanna che con tutta probabilità arriverà non prima delle udienze di inizio giugno, ne è convinta la difesa delle parti civili, ma anche gli avvocati di Riina non si fanno troppe illusioni, e attendono il corso naturale degli eventi. Nel frattempo l’ex padrino di Corleone assiste in silenzio dal carcere in collegamento video, nonostante i capelli bianchi e qualche ruga in più, gli occhi neri, con i quali guarda fisso la telecamera, sono gli stessi, e non si cura di nascondere  il suo solito ghigno.  Come sostiene l’avvocato Crescimanno, c’è una verità da accertare. Il legale si è fatto carico di rappresentare due famiglie in questo processo: quella anagrafica e quella più ampia del giornalismo. Famiglie che meritano un giusto riconoscimento.

Quelli che si è sottratti alle proprie responsabilità sono gli stessi che hanno collaborato all’assassino di Mattei, e che per tutelare interessi altissimi e se stessi, hanno portato alla morte del giornalista dell’Ora Mauro De Mauro”. Nel mondo delle istituzioni vi sarebbe stata insomma la volontà precisa di depistare le indagini su un mistero che dura ormai da oltre 38 anni e che non ha avuto ancora giustizia.“Lo stesso Contrada, nonostante l’amicizia che mi lega a lui da 40 anni – ha aggiunto Crescimanno – ha mentito spudoratamente con l’intento di coprire qualcuno o qualcosa”. Di opposte vedute la difesa di Riina, per i quali addossargli anche questo delitto costituisce la ricerca di un facile capro espiatorio.