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PALERMO

Sala delle Lapidi si risveglia:
nominato il collegio dei revisori


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consiglio comunale, palermo, revisori dei conti, Cronaca, Palermo, Politica
Sala delle Lapidi si sveglia dal torpore e in una sola seduta elegge il nuovo collegio dei revisori dei conti del comune di Palermo, che dovrà dare il proprio parere sul bilancio che presto arriverà a Palazzo delle Aquile, e dà il via libera al nuovo regolamento sul controllo analogo per le società partecipate.

Giovedì gli inquilini di Piazza Pretoria, dopo un’intera giornata di incontri e trattative, sono riusciti ad eleggere i nuovi revisori dei conti che avranno il difficile compito di vigilare sulla gestione delle risorse di un Comune le cui casse sono ormai all’asciutto. Sono stati eletti Antonino Maraventano, uomo di Fds nominato presidente e indicato dal centrodestra, l’uscente Francesco Vetrano, sostenuto da Pd, Idv e Un’Altra Storia e Fulvio Coticchio, vicino a Riccardo Savona e facente capo al Terzo Polo, ovvero Mpa, Udc e parte del gruppo Misto.

Un’elezione che ha lasciato l’amaro in bocca a parecchi consiglieri e ha certificato profonde spaccature sia nella maggioranza che nell’opposizione. La seduta, poco dopo essere iniziata, è stata subito sospesa per un incontro in extremis del centrodestra. I numeri risicati in consiglio avrebbero permesso alla maggioranza di eleggere con sicurezza solo il presidente del collegio, lasciando così le altre due nomine alle opposizioni. Il summit di qualche giorno fa fra Pdl, Pid e Fds aveva deciso di mettere sulla poltrona di presidente un uomo dei miccicheiani, ma poco prima del voto i consiglieri che fanno capo al presidente dell’Ars, Francesco Cascio, hanno puntato i piedi. Numeri alla mano, infatti, il centrodestra avrebbe potuto indicare, oltre al presidente, anche un altro revisore che gli uomini di Cascio volevano per sé, ma il timore della possibile presenza di franchi tiratori fra le fila della maggioranza metteva in pericolo la poltrona più alta del collegio. Un rischio che i berlusconiani non hanno voluto correre, anche perché se fossero stati eletti due revisori ma non il presidente, sarebbe andata a monte la ritrovata armonia con Forza del Sud, cui spettava la nomina, e il prossimo ingresso in giunta degli uomini del fondatore di Forza Italia in Sicilia. Nunzio Moschetti e soci hanno dovuto mandare giù l’amaro boccone, anche per il mancato sostegno di alcuni maggiorenti del Pdl che avrebbero visto mal volentieri un protetto di Cascio nel collegio.

Ma le tensioni non sono mancate nemmeno negli altri schieramenti. Fra le file del Terzo polo, nato ufficialmente ieri a Sala delle Lapidi come coordinamento di Mpa, Udc e parte del Misto, si sono registrate le defezioni di Leonardo D’Arrigo, capogruppo dei lombardiani, e di Mimmo Russo, che hanno votato per un altro candidato. Tensioni anche il Pd: dei democratici, infatti, al momento del voto mancavano tre consiglieri su sette, ovvero Maurizio Pellegrino, Vincenzo Tanania e Ninni Terminelli. Un’opposizione interna al partito che si era già manifestata in occasione dell’elezione di Davide Faraone alla guida del gruppo e che ha fatto mancare il proprio sostegno nonostante una riunione tenutasi qualche ora prima col segretario provinciale Enzo Di Girolamo. Un’assenza che poteva costare cara al centrosinistra: se il Pdl avesse deciso di votare due revisori, il terzo sarebbe potuto andare al Terzo polo e Pd, Idv e Un’Altra Storia sarebbero rimaste all’asciutto. Un’eventualità scongiurata, ma che mette a nudo le profonde spaccature dei democratici provocate, secondo alcune voci, dalla nomina degli scrutatori per il referendum del 12 e 13 giugno. Per questo tipo di consultazione, infatti, non è previsto il sorteggio ma la nomina diretta della commissione elettorale che avrebbe lasciato fuori proprio i nominativi indicati dai tre assenti. Da registrare anche la mancata presenza dei consiglieri di Sicilia Vera, Orazio Bottiglieri e Ivan Trapani.

Ma il consiglio ha approvato anche la delibera per il nuovo regolamento del controllo analogo, che sostituisce il precedente che affidava interamente al consiglio comunale la responsabilità di controllare le società partecipate. La nuova versione prevede il coinvolgimento anche della giunta, dei revisori dei conti e dell’ufficio Società ed enti controllati, nonostante il parere contrario espresso dal dirigente Roberto Pulizzi che da tempo denuncia la mancanza di una dotazione organica sufficiente. La delibera, votata all’unanimità, affiderà quindi agli uffici la preparazione degli atti, togliendo l’incombenza ai consiglieri non dotati né delle competenze né delle strutture idonee.