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Su "S" in edicola. Il venditore di pensieri

Una panella vi seppellirà


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Chi entra nel tunnel poi non ne uscirà. È una frase comune che io ho lo scrupolo di usare sempre quando avvio qualcuno, non siciliano, al vizio del cicer arientinum L. È il nome scientifico del cece, è l’inizio della panella. Entrare nel tunnel della panella è senza uscita perché il suo sapore pervasivo agguanta e diviene ideologia. Insomma panella è per sempre.


Mondo Arancina è il locale romano, che sta tra piazza Cavour e piazza Mazzini, dove vendono anche ottime panelle. Ci vado spesso e vi porto nuovi adepti. E tanto per cambiare polemizzo. Hanno, infatti, il malvezzo di proporre sulle panelle l'aggiunta del limone, tradizionale correttivo palliativo usato a Palermo dai gastropatici. Forse terapeutico dell'anima, ma certamente mortificante del sapore. Giorni addietro ho sentito un avventore romano chiedere come aggiunta sulle panelle un ingrediente vomitevole: la maionese... Ne sono uscito indignato e maledicente. Però tutto si lega, mi sono detto. La maionese sulla panella è una mistificazione che snatura, ma il nostro tempo è pieno di mistificazioni. Politica, teatro, antimafia...

Politica. Non basta dedicarvisi per essere politici, cioè facitori di benessere per la polis, la società, né tanto meno per essere statisti. Alcuni, pochi, lo sono; altri, i più, lo imitano. E la politica, che nel suo originario senso storico dovrebbe essere la massima categoria filosofica, è soltanto una generica parola imbastardita dall'uso. Con la maionese che ne confonde il senso e il valore.

Teatro. C'è una regola in teatro: un attore imita un personaggio. E c'è un divieto: non può un individuo imitare un attore che imita un personaggio. Eppure accade e vi sono fortunati pessimi attori, specialmente in cinema e tv. Si tratta di gente anche baciata dal successo perché, dotata di fotogenìa, ha chi gli cuce addosso le sceneggiature. Sembrano attori, ma sono soltanto replicanti di sé stessi. Attore quindi è una parola imbastardita dall'uso. Con la maionese che ne confonde il senso e il valore.

Antimafia, cioè lotta alla mafia. Il caso Conso e il caso Ciancimino sono lenti d'ingrandimento di un preoccupante malessere. La notizia della soppressione del 41 bis per alcuni boss disposta nel '93 dall'allora ministro Conso ha suscitato una inquietante catena di “dimenticanze”. Di queste alcune erano prevedibili in quanto in capo a personaggi poco stimabili perché campioni di trucchi e incoerenze, ma quando anche uno stimatissimo gigante dell'antimafia si mostra nella veste di uno smemorato sordomuto, si entra in crisi. In Luciano Violante abbiamo creduto tutti. Nel '93 era presidente della Commissione antimafia. Faceva doverosamente “le pulci” a tutto e a tutti. Oggi sappiamo da prove documentali che il provvedimento di Conso, che in sostanza diede seguito alle richieste dei mafiosi, era conosciuto da molti addetti ai lavori. Comprendiamo la “dimenticanza” di alcuni di essi, ma non quella di Violante. Anche perché si tratta di un protagonista storico dell'antimafia. Abbiamo inoltre appreso che anche sulla seconda richiesta di audizione di Vito Ciancimino Violante fu intempestivo, infatti fu preceduto dall'arresto del saccheggiatore di Palermo. Quante difformità rispetto all'idea efficientista che ci eravamo fatta di lui. E quanto stupore ha suscitato il suo abbandono della politica parlamentare. Stanchezza? Delusione? Altri obiettivi? Forse altre ragioni? Non ci si capisce più nulla, la maionese è ormai dappertutto e confonde anche il senso e il valore dell'antimafia.

Peccato, ci hanno privato del piacere delle parole. Come per la politica, il teatro e l'antimafia forse anche la panella è a rischio. Anche se, conoscendone la nobiltà di carattere e la forza d'identità, saprà resistere ai mistificatori e prevarrà. Insomma, una panella li seppellirà.