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Il 19esimo anniversario della strage di Capaci

Botta e risposta Grasso-Alfano:
"Come si dialoga con chi insulta?"


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Striscioni colorati, bambini festanti e incuriositi dal contatto con telecamere e politici improvvisamente usciti dalla televisione, gente comune e rappresentanti delle istituzioni insieme. Per un giorno l'aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo ha ripreso a vivere. Nulla a che vedere però con il 1986 quando venne costruita appositamente per ospitare il maxiprocesso a Cosa nostra, il più grande processo mai celebrato contro la criminalità oragnizzata con  475 imputati.

Nel 1986 c'era Giovanni Falcone, 'papà' del pool antimafia e del maxiprocesso. Oggi ci sono migliaia di ragazzi provenienti da tutte le regioni d'Italia e da 14 Paesi europei. L'occasione è quella del 19esimo anniversario della strage di Capaci, quando la mafia uccise con un'imponente carica di tritolo il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta. E come ormai consuetudine il 23 maggio l'aula del "pianeta verde" ospita il momento clou delle manifestazioni organizzate dalla fondazione Falcone con, da alcuni anni, il Miur.

A moderare il dibattito dal titolo "Giovanni e Paolo, due italiani" il direttore di Rai 150 Giovanni Minoli. Tra gli oratori il Procuratore Generale di Palermo Luigi Croce e il presidente della Corte d'Appello di Palermo Vincenzo Olivieri,  il presidente della Fondazione ''Giovanni e Francesca Falcone'' Maria Falcone, il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, il ministro dell'Interno Roberto Maroni, il Guardasigilli Angelino Alfano, il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, il procuratore nazionale Antimafia Piero Grasso, il presidente di Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello. Con loro studenti, docenti, magistrati e rappresentanti delle Forze dell'Ordine.

Il dibattito si è aperto con l'inno di Mameli (intonato anche dai ministri e dal procuratore Grasso) ed è stato scandito - in perfetto stile Minoli - da contributi video per ripercorrere la storia del maxiprocesso ma anche per ricordare il sacrificio di don Pino Puglisi.

"Giovanni e Paolo - ha ricordato Maria Falcone - sono due eroi moderni e il loro ricordo oggi è ancora più vivo rispetto agli anni immediatamente successivi alla strage. Il loro sacrificio è servito per assicurare che la democrazia non fosse offesa e oggi i loro valori di legalità, onestà, camminano sulle gambe di altri magistrati e della società civile".

"La giornata di oggi - per il ministro Gelmini, che prima del dibattito ha visitato gli stand della legalità allestiti dai ragazzi fuori dal carcere - rappresenta la conclusione di un percorso di educazione alla legalità che le scuole compiono durante tutto l'anno. Il 23 maggio rappresenta una cicatrice indelebile, ma è anche il giorno della mobilitazione per la legalità. Per il prossimo anno speriamo di potere coinvolgere ancora più ragazzi".

"Emozionata all'idea di essere nell'aula bunker" la siracusana Prestigiacomo che ha voluto sottolineare come "oggi lo Stato sia più forte" e come "anche in campo ambientale si possa fare molto per la legalità. A giorni, ad esempio, entrerà in funzione il sistema per la tracciabilità dei rifiuti".

E se il dibattito tra  Maroni e Lo Bello è avvenuto senza intoppi - con il primo che ha ricordato "i successi compiuti negli ultimi tre anni dall'esecutivo in tema di contrasto alle mafie, sia come arresti sia come aggressioni dei patrimoni" e il secondo che ha ribadito la necessità di tagliare i collegamenti tra la mafia e il mondo economico e politico - non si può dire lo stesso dello scambio Grasso-Alfano.

Quando Minoli ha chiesto al procuratore una battuta per smorzare la tensione tra magistrati e potere esecutivo,  la risposta è stata anche più schietta delle attese. "Come è possibile - ha chiesto Grasso -  dialogare con chi ti prende a schiaffi, con chi chiama i magistrati 'matti', 'cancro', 'golpisti'?''. Ne è nato un botta e risposta decisamente fuori programma, durante il quale Grasso ha contestato la definizione della ''riforma della giustizia'' data al pacchetto legislativo approvato dal governo: ''qui si parla di riforma del rapporto tra Magistratura e politica e non di riforma della giustizia''. ''I magistrati - ha aggiunto il procuratore - chiedono solo un processo rapido e vogliono che le vittime vedano riconosciute le loro ragioni in un contesto come il nostro è difficile smorzare le tensioni''.
Il Guardasigilli ha risposto citando un'intervista rilasciata da Giovanni Falcone in cui il magistrato ribadiva l'importanza della separazione delle carriere tra i magistrati.  Immediata l'obiezione di Grass : ''La Magistratura non può' essere autonoma se le si toglie la direzione delle indagini''.  A gettare acqua sul fuoco, lo stesso Minoli che chiesto ai due contendenti di citare una qualità l'uno dell'altro.  Secondo Alfano ''il procuratore è un uomo delle istituzioni che non fa sconto al governo''. Grasso ha riconosciuto al ministro "di avere seguito l'input degli investigatori sull'importanza dei patrimoni mafiosi".

L'intervento di Alfano ha suscitato anche la reazione del pubblico. Dal fondo della platea si leva una voce: "I collusi devono andare fuori dal Parlamento". "Ha ragione - risponde Alfano -le leggi sono fatte per cacciare i collusi. Quando uno viene condannato deve andare via. Se però i partiti politici hanno la forza di cacciarli prima è ancora meglio, lo dico chiaramente".