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Il reportage

Un mare colorato di bambini


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falcone, strage capaci, Cronaca
Entrando nel cortile antistante l’aula bunker, la prima cosa che si respira è l’aria insolita. Socchiudendo gli occhi per un momento e dimenticando il luogo e l’occasione, si ha l’impressione di trovarsi  in riva al mare o in piazza durante una soleggiata domenica primaverile. Tutto è colore, le tonalità allegre e vivaci sparse in ogni angolo, contrastano il cielo plumbeo di questo anniversario della strage di Capaci inserito a pieno titolo nel calendario delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia. E però qui fuori non c’è nulla di pomposo e manca fortunatamente quella pesantezza accademica che contraddistingue eventi del genere. I veri protagonisti sono i bambini: hanno invaso il villaggio della legalità e sono felici con le loro magliettine bianche e i cappellini. Molti studenti sono arrivati questa mattina a bordo delle “Navi della legalità” partite da Civitavecchia e da Napoli, ma anche gli asili e i licei di ogni capoluogo siciliano sono accorsi in massa. “Il mondo che vorrei” è lo slogan che quest’anno contraddistingue il concorso rivolto a tutte le scuole di ogni ordine e grado, campeggia nelle t-shirt, sui muri, sui lavoretti realizzati durante l’anno scolastico ed esposti nel corso delle manifestazioni in programma per oggi.

Rachele ha le idee chiare sul mondo che vorrebbe, ha solo 10 anni e frequenta la scuola elementare a Napoli: “Voglio che le persone come Falcone e Borsellino, non muoiano più per il loro lavoro e per il loro coraggio. Se più gente prenderà esempio da loro, la mafia non esisterà più”. Fabrizio invece è più cresciuto, comincia ad interessarsi di attualità e da grande vorrebbe fare l’avvocato “Io sono di Livorno, la mafia la sentiamo poco e molti miei coetanei sanno a malapena che vi sono state delle stragi a Palermo. Grazie a internet seguo un po’ di cronaca siciliana, l’anno scorso sono anche riuscito a convincere i miei a farmi scendere qui a Palermo il 19 luglio per partecipare alla fiaccolata per Borsellino”. Un muro bianco riempito di pensieri scritti con il pennarello, abbatte ogni titubanza; come la frase scritta da Mattia: “Caro Giovanni, caro Paolo, vorrei semplicemente ringraziarvi”, e accanto una faccina sorridente. Arriva il ministro Mariastella Gelmini, un coro intona una canzone Disney per salutarla e lei sorridente ringrazia, gira per i gazebo saluta la gente, qualcuno le porge delle bandierine tricolore per farsele autografare. Questa serenità però svanisce poco a poco,  mano a mano che si percorre il lungo corridoio che porta all’aula bunker, dove si svolge il convegno con ministri, procuratori, e altri politici.

È il momento istituzionale, tutto è serio, deve esserlo, infatti ci sono pochissimi bambini. Unica nota di colore sono gli striscioni che ricordano i lenzuoli stesi dai cittadini palermitani in quegli anni di fuoco. Pendono sulle celle verdi che contennero le centinaia di imputati mafiosi, durante il più grande scacco a  Cosa Nostra messo in atto dallo Stato.