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l'operazione della Dia

Mafia e scommesse:
giro di vite nelle sale Bingo


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, Cronaca
I favori si pagano. Meglio se in contanti, ma ci si accontenta anche di una vacanza al mare o di una serata a luci rosse con una prostituta. Per favori si intende il rilascio di una concessione per l'apertura di una sala Bingo o di una tabaccheria.

E' una storia di corrotti e corruttori quella scoperta dalla Procura e dalla Direzione investigativa antimafia di Palermo. Le indagini coordinate dal sostituto procuratore Sergio Demontis, dall’aggiunto Antonio Ingroia e dal capo centro della Dia Giuseppe D'Agata hanno portato in carcere una sfilza di persone. A cominciare da quattro pezzi grossi dell'Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato: Nicola Andreozzi, ex reggente della sede siciliana, attualmente direttore in Campania e Sardegna, il suo vice nell'Isola, Salvatore Magno, e un loro subalterno, Giovanni Polizzi, che è anche assessore all’Urbanistica di Giardinello, nel Palermitano; Maria Franca Simula, funzionaria della direzione nazionale dei Monopoli, nonché Cavaliere della Repubblica.

Perno del sistema sarebbe stato Michele Spina (anche lui in cella), titolare della Primal, una società di San Giovanni La Punta, nel Catanese, concessionaria delle licenze per le sale bingo. Spina è diventato uno dei più grossi imprenditori italiani del settore scommesse visto che si è aggiudicato, spendendo otto milioni e mezzo di euro, le licenze per 24 sale e 71 corner Snai. Una scalata in grande stile, simile per risultati a quella dello zio, Sebastiano Scuto, il re catanese dei supermercati condannato per mafia.

I titolari delle sale bingo avrebbero pagato per evitare controlli o per sapere in anticipo dell'arrivo degli ispettori. Ai domiciliari sono così finiti, su ordine del Gip Maria Pino, i palermitani Francesco Casarubea, ex amministratore della Sala Bingo Las Vegas di Palermo, confiscata nel 2008 per mafia; Francesco Perret, titolare della Bin Bingo; Antonino Pirri, gestore di Formula Bingo; Francesco Paolo Cataldo e Charles Maenza, che avevano chiesto una licenza per vendere sigarette a Balestrate.

La vicenda a luci rosse fa capolino nelle indagini grazie alle intercettazioni telefoniche. Corradino Lo Piccolo, pregiudicato per mafia di Borgetto, aveva preso a cuore la richiesta di Francesco Paolo Cataldo, che voleva ottenere la licenza per vendere sigarette nel lido della moglie a Balestrate. Giovanni Polizzi chiama Lo Piccolo per informarlo che la richiesta di Cataldo è stata istruita velocemente e che, a giorni, avrebbe ricevuto una comunicazione da parte del Monopolio: “... gli abbiamo mandato una lettera all'amico tuo la... che gli chiediamo alcune notizie della... io mi sono dimenticato a prendere una copia di questa lettera, comunque vediamo se domani mi riesco a farla avere... eh... praticamente... o ci vediamo domani sera...e ti spiego un attimino com'è... la deve impostare le risposte... che è ancora meglio... tu puoi avvicinare domani sera?... se tu avvicini io porto la copia e ti dico come la dobbiamo impostare...”.

In segno di riconoscenza Lo Piccolo organizza l'incontro hard in un appartamento in via Colonna Rotta, a Palermo. Il 26 maggio 2009 Lo Piccolo chiama Polizzi: “... Ma loro (le prostitute ndr) neanche la conoscono Palermo, Palermo non la conoscono, quindi li debbo andare ad accompagnare io.. allora ci vediamo al Motel Agip, per me meglio ancora è... così vado e torno...”. E Polizzi aggiunge: “Certo, tu li lasci là e te ne vai... e basta... mi dici dove sono, che macchina hanno... io mi presento là e gli dico seguiti... e basta...”. Il 27 magio è tutto pronto. Andreozzi chiama Polizzi e concordano la scusa per allontanarsi dal posto di lavoro: devono andare dal prefetto. C'è, però, un imprevisto. Lo Piccolo informa Polizzi che si è presentata una sola donna. Nessun problema. La prostituta sa di potere soddisfare entrambi e rassicura Polizzi: “… scusami purtroppo è successo un inconveniente, praticamente sono da sola, però tranquillo, io faccio per dieci, di questi problemi non ne dobbiamo avere, sta a me mettervi a vostro agio… l’imbarazzo ve lo sciolgo io, non ti preoccupare …”.

Detto, fatto. Quando Lo Piccolo si informa come sia andata (“… brava era?”), Polizzi risponde soddisfatto: “… minchia eccezionale! …”. Dopo l'incontro Andreozzi e Polizzi si lasciano andare ai commenti. “… complimenti hai un bel culetto …”, dice il dipendente al suo direttore che gli consiglia “Giovanni fatti una bella lavata con il sapone... perché io mi sento odore di questa addosso” e aggiunge, ridendo: “... ma non è che alla fine di questa giornata diventiamo froci... non è che per punizione il Padre Eterno ci fa diventare froci..”.

All'indomani Lo Piccolo “presenta” il conto. Si fa subito sotto per la questione del patentino. Nessun problema, dice Polizzi: “... Si, si tutte cose vengono fatte Corradino. Tu devi ascoltare quello che ti dico: lui va là, cerca il dott. Magno, aspetta, sale là sopra e gli dice chi è che lo vuole. Gli dice il nome e cognome, poi gli dice però di Balestrate del... quello può darsi il nome non se lo ricorda perché io non ci sono... gli dice lo stabilimento balneare Balestrate... quello lo riceve, già al ragazzo gli ho parlato.., ci dice, ci può fare tutto e dopo.., a lui non manca niente, giusto? Corrado..tu, sali là sopra.. .Corrado Lo Piccolo... lui probabilmente non si ricorda... se ci sono problemi mi fai un colpo di cellulare che poi lo chiamo io...”.