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Il procuratore ricorda Libero Grassi

Messineo: "La politica rifiuti
il consenso inquinato"


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A vent'anni di distanza dall'omicidio di Libero Grassi, l'imprenditore assassinato a Palermo il 29 agosto del 1991, la Camera di Commercio del capoluogo lo ha ricordato con la cerimonia di premiazione della settima edizione del premio intitolato all'imprenditore ucciso per essersi ribellato al racket.

La condanna a morte di Libero Grassi da parte di Cosa nostra arrivò con la pubblicazione sul 'Giornale di Sicilia' (poi ripresa dal 'Corriere della Sera') di una lettera indirizzata da Grassi al "Caro estortore", nella quale l'imprenditore esprimeva con fermezza il proprio rifiuto a cedere ai ricatti e alle richieste di estorsione della mafia.

"E' un atto dovuto all'uomo e all'imprenditore - ha detto Roberto Helg, presidente della Camera di Commercio di Palermo - in 20 anni molte cose sono cambiate,oggi chi denuncia non rischia grazie alla cortina delle associazioni e all'abilità delle forze dell'ordine".

"Vent'anni fa – ha aggiunto la vedova di Libero Grassi, Pina Maisano - Libero parlava di qualità e formazione del consenso, in base ai quali a una cattiva raccolta di voti corrisponde una cattiva democrazia. Oggi ne abbiamo la prova".

Per il Procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo, "oggi i cittadini sono molto più reattivi, ma è innegabile che la mafia abbia ancora una capacità di aggregazione del consenso elettorale. La politica deve fare la sua parte e rifiutare ogni forma di consenso inquinato".

Secondo il prefetto di Palermo, Giuseppe Caruso, "il segreto è fare un gioco di squadra: se la politica continua a viaggiare a una velocità diversa rispetto alle forze dell'ordine e a magistratura si resta sempre indietro nella lotta alla mafia".

Sette le scuole vincitrici, da Nord a Sud Italia, del premio 'Libero Grassi'. Gli studenti sono arrivati oggi a Palermo per un viaggio premio che li porterà, fino al 28 maggio, a conoscere da vicino luoghi e testimoni della lotta alla mafia.  Gli elaborati premiati sono stati scelti tra quelli provenienti dalle oltre cento scuole di tutta Italia che si sono iscritte al concorso. Il tema di quest'anno è 'Liberiamoci dal racket': le scuole che hanno vinto il viaggio a Palermo sono l'istituto 'Vincenzo Accardi' di Campobello di Mazara (Tp), per il 'miglior banner antiracket'; l'alunna Arianna Mascone, del liceo scientifico 'Enrico Mattei' di Vasto (Ch), per la 'Lettera al caro estortore'; l'istituto professionale 'Elsa Morante' di Sassuolo (Mo), per il 'Miglior spot audio'; l'istituto 'Carlo Gemmellaro' di Catania per lo spot video 'La mafia e' un'eredità che non dobbiamo permetteré. Tre premi speciali sono stati assegnati anche alla scuola media inferiore 'Aldo Moro' di Santo Spirito (Ba), per la sceneggiatura dello spot audio 'Divorzia dal pizzo e sposa la tua liberta'', al liceo 'Buratti' di Viterbo per la sceneggiatura dello spot video 'La liberta' per alcuni è solo sulla cartà, e all' istituto d'istruzione superiore 'Zanelli' di Reggio Emilia per la sceneggiatura dello spot video 'Il risveglio'. I premi speciali consistono in tre lavagne interattive multimediali donate alle scuole da Confesercenti Palermo, Confindustria Palermo e dalla famiglia Grassi, presente alla cerimonia di premiazione che si è svolta alla Camera di Commercio di Palermo.

Presente alla cerimonia anche Alfredo Morvillo, presidente del tribunale di Termini Imerese, "Mi si chiede sempre quando mi trovo al Settentrione – ha raccontato - perché i siciliani passano da un presidente della Regione condannato per mafia a uno sospettato di mafia, come se fossimo incapaci di esprimere una candidatura migliore. Eppure vent'anni fa Libero Grassi aveva puntato il dito proprio sulle collusioni politiche, e il popolo siciliano ha pagato un prezzo altissimo nella lotta alla mafia". "In una legge dello Stato italiano - ha aggiunto il magistrato - è già contenuta la distinzione tra questione morale e giudiziaria, perché la legge stabilisce la possibilità di sciogliere interi consigli comunali in presenza di elementi di collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata, senza richiedere prove certe. Purtroppo oggi c'é una certa indifferenza, come se noi vivessimo in una città come tutte le altre, ma questa non è una città come le altre. Qui ancora persiste una cultura del favore reciproco. L'aver corteggiato in passato personaggi come Vito Ciancimino qui non ha insegnato niente a nessuno".