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le parole di gioacchino genchi

Inchiesta Iblis, ecco la strategia
difensiva di Raffaele Lombardo


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Il geologo Giovanni Barbagallo, secondo l'accusa, faceva da cerniera fra i boss i boss e Raffaele Lombardo. Grazie al rapporto con il professionista arrestato nel novembre scorso, il presidente della Regione - scrivevano i pubblici ministeri nell'ordinanza Iblis - “poteva avvalersi del costante e consistente appoggio elettorale della criminalità organizzata di stampo mafioso”. La consulenza di Genchi si sofferma anche su questo punto. I toni sono polemici: “Solo l'onorevole Raffaele Lombardo, che a differenza di altri politici che non compaiono nelle indagini del Ros ha interrotto i rapporti telefonici con il geologo Barbagallo già nel giugno del 2004, avrebbe dovuto sapere quello che nemmeno ad oggi è dimostrato a suo carico”.

Il consulente parte, infatti, dal casellario giudiziale di Barbagallo richiesto dal pubblico ministero, come prassi vuole, all'atto della chiusura delle indagini. Nel documento non risultano procedimenti penali a carico del geologo che, fino alle 10.22 del 12 marzo 2010, è un cittadino incensurato. Lombardo dunque, sottolinea Genchi, ha intrattenuto rapporti con una persona pulita anche, e soprattutto, per il ministero di Grazia e giustizia. Rapporti che lo stesso governatore ha interrotto, come dimostrerebbero alcune intercettazioni telefoniche. Non gli piaceva che Barbagalllo si imbucasse alle sue convention elettorali. Genchi non è tenero con i carabinieri del Reparto operativo speciale che hanno condotto le indagini. Ha passato ai raggi x i 133 fascicoli del procedimento che riguarda 56 indagati. Ha scomposto e analizzato 82 mila pagine a cui si aggiungono i dati delle intercettazioni, le localizzazioni Gps, i tabulati, registrati in decine e decine di cd.

Un lavoro enorme nel corso del quale, Genchi ci tiene a precisarlo, sono state utilizzate “le stesse tecniche della destrutturazione, indicizzazione e analisi cronologico-relazionale degli eventi di quelle che ho iniziato ad utilizzare nel lontano 1988, dopo le prime collaborazioni con il Giovanni Falcone”. Tornando alle vicende del geologo che stringeva la mano a boss e politici, spiega Genchi; “Ho rinvenuto il verbale di sequestro amministrativo redatto nei confronti di Barbagallo il 3 novembre 2010 (è il giorno in cui gli vene notificata l'ordinanza di custodia cautelare Iblis ndr). Quando i carabinieri del Ros sono andati ad arrestare Barbagallo, infatti, all'atto della perquisizione, risulta che hanno rinvenuto 7 fucili e 1.677 cartucce di diverso calibro. L’arsenale del Barbagallo, però - prosegue - non era affatto detenuto illecitamente. Da tempo immemorabile Barbagallo era stato titolare di licenza di porto d’armi di fucile, anche per difesa personale, e per le stesse finalità era ancora legittimamente autorizzato dal questore di Catania alla detenzione delle armi e delle munizioni nella sua abitazione. Non a caso i Ros hanno eseguito solo il sequestro amministrativo delle armi per ragioni cautelari, che hanno affidato in consegna al comandante della stazione dei carabinieri di Aci Castello”.

Se per le armi (i 7 fucili) era tutto regolare, la stessa cosa non può dirsi per le 1.677 munizioni. Troppe secondo la legge, che limita la detenzione, senza preventiva denuncia, ad un numero assai minore. "Non a caso i Ros - spiega Genchi - danno correttamente atto nel verbale che, “superando il limite massimo consentito dalla vigente normativa, verranno poste sotto sequestro con verbale a parte”. Del verbale del sequestro penale delle munizioni, però, non vi è traccia agli atti del procedimento, come non vi è traccia fra i capi di imputazione della contestazione del reato in materia di munizioni a Barbagallo. Proprio strano, visto che l’unico reato commesso da Barbagallo, per il quale non occorrevano altri accertamenti e poteva essere processato anche per direttissima, era quello in materia di munizioni”. Non finisce qui. Genchi è un fiume in piena. “A ben leggere il verbale i carabinieri del Ros nulla dicono della licenza di detenzione delle armi di Barbagallo e del regolare porto d’armi che ha avuto rilasciato ed annualmente rinnovato da tempo immemorabile, anche per difesa personale. Per evitare di farne menzione lo identificano nel verbale con la sua carta d’identità, per nascondere le manchevolezze di chi già da tempo - polizia, carabinieri, e Ros - avrebbe dovuto revocargli il porto d’armi e la licenza di detenzione delle armi e delle munizioni e non lo ha fatto. Nulla di grave però, visto che solo l'onorevole Lombardo avrebbe dovuto sapere e prevedere che Barbagallo era un mafioso”.