Live Sicilia

Il processo Mori

Ciancimino, nuovo rebus
Anomalie nei documenti


VOTA
0/5
0 voti

antonio ingroia, massimo ciancimino, processo mori, Cronaca
Sul carteggio consegnato in Procura da Massimo Ciancimino si fa ancora più fitto il velo di perplessità. L’impressione che emerge dall’esame dei quattro consulenti della Polizia Scientifica di Roma, sentiti contestualmente per fornire dichiarazioni immediate all’udienza di questa mattina del processo al generale del ROS Mario Mori, è che in tutti i documenti presentati da Ciancimino Junior, ricevuti dal presunto “puparo”,  vi sia una ricorrente anomalia riguardante soprattutto le parti manoscritte. Impressioni dicevamo, ed è bene chiarirlo,  perchè su queste si basano le dichiarazioni di oggi; ipotesi, anche se generate da un bagaglio di conoscenze tecnico scientifiche e avallate da criteri specifici, che non ci consegnano una verità granitica , ma che allo stato attuale dei fatti non c’è nulla che le smentisca.

Proviamo a fare chiarezza: si tratta di documenti dattiloscritti a caratteri “Pica”, già agli atti del processo,  riconducibili a Vito Ciancimino sia nella parte redatta a macchina da scrivere, sia nei contenuti inseriti a mano, e cioè la firma, nomi a inizio pagina e piccole note. Da questa visuale il materiale analizzato appare assolutamente originale, inteso come riconducibile per certo alla mano di Vito Ciancimino, ma è nell’uniformità originaria degli scritti che gli esperti non nascondono i dubbi. Iniziamo dalla lettere indirizzata al governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio, interpolato “Illustrissimo Presidente”. Missiva in cui si svela un fantomatico regime occulto come vero mandante degli omicidi di Salvo Lima e dei giudici Falcone e Borsellino. Si notano delle differenze dattilografiche riguardanti l’interlinea della seconda riga rispetto alla terza, tale da rendere la prima riga non contestuale rispetto alle altre 39.  Parole della Polizia scientifica. Che dire poi del piccolo segno apparentemente involontario e simile a una e, sotto la scritta “Zanghì” fatta a  penna a inizio di un pizzino scritto da don Vito a Provenzano? È esclusa l’ipotesi di una sbavatura ed appare ingiustificato nel contesto.

Dalle domande della difesa, viene tracciata l’ipotesi di una trasposizione da chissà quale altro materiale, delle firme di Vito Ciancimino apposte in calce  nei documenti. Questo vale anche per tutti gli altri contenuti manoscritti, naturalmente, e in particolare nel reperto denominato 4PA, sembrerebbe in sintesi che la tecnica, nell’ipotesi della costruzione di un eventuale falso, sarebbe stata quella di una digitalizzazione del testo, apposto successivamente in alcune sue parti mediante fotocopia, un collage quindi o un copia/incolla, che delineerebbe la possibilità che i documenti nelle mani degli inquirenti, siano  “patacche”.

Tra le carte in possesso della procura fino a questo momento unicamente sotto forma di fotocopia, compare però oggi un originale, è la pubblica accusa rappresentata dal pm Di Matteo a richiederne l’acquisizione (avvenuta): una busta gialla con l’intestazione “PER PAPA’” scritto con la x, contenente un foglio formato A4 recante un testo manoscritto di 24 righe in stampatello, sequestrato il 7 maggio 2011 . Sulla base di un’analisi di  grafismo di comparazione, ne è accertata la scrittura avvenuta in un unico contesto e riconducibile a Massimo. Per Basilio Milio, avvocato di Mori, questa è l’ulteriore conferma di evidenti anomalie sul materiale che muove le indagini, che incrina la credibilità di Massimo Ciancimino.

In questo quadro, anche il pentito Giovanni Brusca ha espresso in una nota l’esigenza di esibire documenti in suo possesso riguardanti il cosiddetto “papello”, cioè la lista delle richieste avanzate dalla mafia allo Stato . Potrebbe essere sentito insieme al neo collaboratore di giustizia Stefano Lo Verso.