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il caso del cres

La lettera di un lavoratore licenziato:
"Questa politica non trova soluzioni"


Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta inviata da un operatore del Cres, in merito alla messa in liquidazione e alla successiva dichiarazione di fallimento dell'azienda.

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Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta inviata da un operatore del Cres, in merito alla messa in liquidazione e alla successiva dichiarazione di fallimento dell'azienda.

"Ho lavorato per circa venti anni in un prestigioso ente di ricerca con sede a Monreale (PA), il C.R.E.S. - Centro per la Ricerca Elettronica in Sicilia. Diverse cause concomitanti hanno portato l'ente, prima in liquidazione e poi al fallimento. Durante gli anni di crisi che hanno preceduto la liquidazione del Centro, i lavoratori - con insolita manifestazione di vivere civile, senza alzare barricate al centro e bruciare cassonetti dell’immondizia - ma anche gli amministratori, hanno evidenziato ai soci (Regione Siciliana, Provincia Regionale di Palermo, Università degli Studi di Palermo e Comune di Monreale), ed alla classe politica siciliana le difficoltà ed il rischio di insolvenza dell'ente, chiedendo ripetutamente interventi concreti per il rilancio delle attività.

Attività che, ci piace ricordarlo, sono state di assoluto prestigio nel campo della ricerca, nel campo della formazione, nel campo della fornitura di servizi ICT (Tecnologia della Informazione e della Comunicazione) a privati e Pubbliche Amministrazioni. Le richieste di coinvolgimento delle professionalità del C.R.E.S. in attività svolte istituzionalmente dai soci, in favore del territorio Siciliano, sono state sistematicamente disattese e negate.

Il C.R.E.S., realtà e potenzialità di sviluppo, nel territorio Provinciale e Regionale, è stato abbandonato a causa delle diminuite opportunità di lavoro, ed escluso da tutte le iniziative dei soci, Provincia, Regione ed Università, diventando carne da cannone da sacrificare in nome dei tagli e delle economie per risanare l’economia isolana. Pur non percependo finanziamenti diretti dai soci o da altri enti pubblici, questo mancato coinvolgimento in attività istituzionali, ha determinato nella stragrande maggioranza delle persone la convinzione che il C.R.E.S. fosse un ente mantenuto con soldi pubblici, forse prestigioso ma sicuramente inutile.

Alle istituzioni direttamente coinvolte, attraverso le cariche che le rappresentano, al presidente Lombardo, al presidente Avanti, al Rettore Lagalla, alla classe politica tutta, che fornisce obiettivi ed indirizzi di sviluppo, in particolare all'onorevole Caputo, all'onorevole Apprendi, all'onorevole Faraone, all'onorevole Lentini, all'assessore Venturi ed all'assessore Centorrino, come lavoratore licenziato, chiedo un loro pubblico parere.

Le iniziative che politica ed istituzioni vorranno porre in esame, faranno da termometro ambientale per valutare e capire, segnatamente per quel che succede ai lavoratori del C.R.E.S. ma analogamente ad altre decine di realtà lavorative ad alta specializzazione esistenti nel territorio siciliano, in che direzione si voglia portare lo sviluppo della Sicilia. Con le risposte di iniziative concrete coraggiose e personali, con conseguenze dirette sull'occupazione di decine e centinaia di persone, si potrà e dovrà giudicare l'operato dei nostri politici e delle attuali cariche istituzionali locali".

Il lavoratore licenziato, ingegnere Saverio Guarino