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Controcanto

Siciliano, ma che vuoi?



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Va bene. Sciogliamo (nell'acido) l'Ars. Accorriamo in massa ai cancelli della Bastiglia regionale e prendiamola. Passiamo a fil di colpi di cucuzza i suoi occupanti privilegiati. Bruciamo le rovine. Incendiamo la piazza. Alla fine, a massacro compiuto, prendiamoci vicendevolmente a calcioni nelle terga.

Egregio siciliano indignato, che hai aperto gli occhi sul tuo mondo appena ieri, ora ti raccontiamo una strana verità. La classe politica che ti affligge e che ti opprime, che sputa nella tua scodella di minestra (quando c'era), che rende insicuro lo shopping di tua moglie e taglia a sforbiciate il futuro dei tuoi figli, non è stata catapultata nel tuo paradiso terrestre da un dio nemico. Sul trono ce l'hai messa tu. Tu sei il principale colpevole. Tu - nel corso di un quizzone chiamato "Libere elezioni democratiche" - hai dato le risposte sbagliate. Niente premio. Ti tocca la penitenza. Tu, caro siciliano che improvvisamente rinasci alla rabbia e ti accorgi che è tutto uno schifo, esattamente come ieri, hai votato per calcolo personale, per amicizia, per miopia, per clientela. Che vuoi, dunque?

Caro siciliano che hai assaggiato il gusto insolito della riscossa civica e non c'eri abituato (infatti ti è venuto il giramento di testa per abuso di libertà), da secoli sei fedele agli unici partiti che conosci. Il primo è il partito del "Minnifuttu", il secondo è il partito di "Tuttistissi". Gli iscritti al primo, propriamente, se ne fottono. Vivono dentro una esclusiva bolla personale. La scelta è calibrata sull'interesse. I meccanismi democratici del consenso sono ritagliati sulla forma dell'urgenza privata. I militanti del secondo restano alieni a ogni tipo di meccanismo pubblico. La politica? Non ne parliamo. Tanto, su "Tuttistissi". Identici. Le fisionomie non sono antitetiche, beninteso. Si può prendere la tessera di entrambi. Anzi, spesso, il segretario politico del "Minnifuttu" è anche il portavoce di "Tuttistissi". L'integrazione è efficace.

Caro siciliano incazzato, rassegnati. Se non cambi tu, nulla muterà intorno a te. Finora hai ascoltato la voce che dal balcone sussurrava "Votantonio!". Riposa dunque in pace, abbracciato alle tue omissioni, alla tua viltà, ai tuoi piccoli delitti.