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Palermo bastardissima
Domenica 21 Agosto 2011 07:32
di Roberto Puglisi
C'è un cane lasciato in un cassonetto come una cosa a perdere, con una scritta “Ti amo”, che sarebbe lieta e gravida di letizia, ma che associata al contesto assume un lampo lugubre, un sapore di morte. Ancora una volta, Palermo ci interroga con le sue foto che nessuno sa spiegare, con il suo nonsenso, con quell'attitudine di mescolare insieme pezzi e storie irriducibili. Palermo è un film assemblato da un montatore pazzo, da uno che ha sbagliato mestiere, da una mano che ha deciso di riattaccare spezzoni di pellicole diversissime. Un minuto prima è Heidi nella sua casa di campagna col nonno e tutto il resto. Un minuto dopo, spunta Dario Argento. E la colpa è nostra che la scegliamo per i suoi brividi da ottovolante, per la sua metastasi dilandoghiana che affascina gli indagatori dell'incubo. Per il suo profilo di corvo poggiato nell'oro, macchia nera che offre il senso di tutto, in un campo di grano. Ti concentri sulle ali buie dell'uccello del malaugurio e finisce che non senti nemmeno più l'odore delle spighe.
Dunque, c'è questo cucciolo, questo indifeso brandello di carne e anima. E c'è un cassonetto, simbolo pieno o vuoto di una decadenza comunque eguale a se stessa. E c'è questo messaggio in bottiglia scritto da un cittadino dannato. Non lo possiamo perdonare. Non perdoniamo la violenza del gesto in sé. Non perdoniamo l'assimilazione della sporcizia alla purezza, che ha il solo scopo di devastare il candore, di trascinare il pulito in un angolo di muffa e ragnatele, di sciacquare il salone e la posateria delle feste con un'acquerugiola rosso sangue. E' una depravazione. E' una sconsacrazione. E' l'ultima offesa di un cane bastardo, nella città dei cani bastardi. Ed è chiaro che i cani in senso proprio non c'entrano.
Vorremmo averlo tra le mani l'idiota del cassonetto e mica per prenderlo a schiaffi, ché gli faremmo un favore. Vorremmo ucciderlo con l'unica arma disponibile ed efficace nei confronti dei turpi come lui. Una poesia. Magari una poesia di Giorgio Caproni. Magari proprio quella poesia di Caproni che dice: “Fermi, tanto non farete mai centro. La bestia che cercate voi, voi ci siete dentro” (Saggia apostrofe a tutti i caccianti).
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Bravissimo l'Autore!!!!!
Davvero bravo.
A volte penso che una citta' dove succedono queste cose e' davvero irredimibile.E che sia tempo perso.
Poi mi dico:meglio ritenere che si tratti di una minoranza di umani trogloditi.
E' vero, vorremmo tanto averlo tra le mani l’idiota del cassonetto. Per infilarcelo, nel cassonetto. Avvolto in un sacco di munnizza. Perchè quello è. Munnizza.
Molto bello!
Solo quattro commenti, di cui due di plauso che faccio miei, per questo ennesimo capolavoro di Roberto Puglisi.
Proprio come buttare un cucciolo (e tutta la poesia che vive in lui) in un cassonetto.
Caro Puglisi,
come sempre regali emozioni ai tuoi appassionati lettori, e questo ti fa onore. Purtroppo penso anche che ormai in ogni tuo articolo c'è la più perversa strumentalizzazione di ciò che succede in Città. La storia che racconti è raccapricciante sia chiaro, ma ciò che stupisce è sicuramente la capacità che hai quando riporti un fatto, di addebitarlo sempre e comunque ad una entità astratta che non si chiama neppure MAFIA o pubblica moralità ma che probabilmente è semplicemente statistica, costume, abitudini, educazione...in due parole VITA... quindi non cercare inutili filosofie che non rendono onore a te, alla Città e all'intero popolo siciliano
A differenza dell'ultimo schizzinoso lettore, non vedo strumentalizzazioni ed astrazioni nell'articolo di Puglisi, che fa bene a contestualizzare fatti come questo