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il peccato originale rispetto alla c.d. vertenza scuola e' legato, a mio avviso, ad un' analisi atipica del problema.
Nei paesi civili si parte dalla quantificazione del fabisogno di un servizio e poi si decide se le istanze degli operatori che lo erogano sono valide, compatibili con l'assetto economico e sociale, congrue sotto il profilo della qualita'.
Partiamo quindi dalla quantificazione della richiesta del servizio "istruzione" sancito dal diritto ad essa oltre che dall'obligo scolastico.
I numeri relativi alla dispersione scolastica nel meridione parlano chiaro:
c'e' una esigenza di personale nelle scuole che supera l'attuale organico disponibile.
Il diritto al lavoro per i docenti precari e' quindi leggittimato da un bisogno collettivo.
Le ricadute di un miglioramento della qualita' e della quantita' di docenti disponibili sono ovvie:
la scuola avrebbe piu' risorse umane per essere riferimento territoriale culturale
i quartieri a rischio di tentativi di reclutamento di manovalanza da parte della criminalita' piu' o meno organizzata avrebbero un naturale punto di riferimento per i cittadini che periodicamente devono incontrarsi nelle scuole per le attivita' didattiche dei loro figli.
Sopratutto per gli studenti disabili, ad alto rischio di dispersione scolastica, va potenziata la disponibilita' di mezzi strutturali e di insegnati di sostegno.