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Live Sicilia

"Faccio quello che m... voglio"

Mercoledì 07 Settembre 2011 17:11

"Negli uffici della Procura di Palermo io faccio quel che minchia voglio". A parlare è Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo, che ignaro di essere intercettato, inoltre, "rideva della sua scorta e anche dei magistrati". A riportare gli episodi è il settimanale Panorama, nel numero in edicola da domani, che pubblica stralci di due intercettazioni ambientali risalenti al 16 novembre e al 1 dicembre 2010: nei nastri era stata registrata la voce dell'ex teste della procura di Palermo, poi arrestato lo scorso 21 aprile con l'accusa di calunnia aggravata.

La procura di Reggio Calabria in quel momento teneva sotto controllo Girolamo Strangi, un commercialista indagato perché considerato vicino alla 'ndrangheta. Strangi con Ciancimino parla di fatture false e di 170 mila euro in contanti, da trasportare a Bologna o a Parigi. E Ciancimino si propone di pensarci lui: ''Ti fidi a fare tutto quel percorso in macchina, con i soldi?" chiede. "Io non ho problemi, che sono con scorte e cose io passo ovunque. Io ci ho una specie di squadra di calcetto dietro". Ciancimino racconta a Strangi di avere quasi libero accesso agli uffici della procura di Palermo. E che dal computer entra nella banca dati del Viminale. "Negli uffici di Ingroia (il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia) tu digiti un nome dice e gli puoi fare vita, morte e miracoli".

Aggiunge che qualche sera prima c'é stata una riunione alla direzione distrettuale antimafia. "Mi lasciano nella stanza chiusa per non farmi vedere dai giornalisti", dice. Così, in assenza del magistrato, Ciancimino sostiene di avere armeggiato al suo pc. Poi il procuratore rientra: "E vede che sto al computer. Dice: Lei è bastardo!... Mica mi nascondo, io faccio quello che minchia voglio là dentro, peggio per loro che mi lasciano là. L'altra volta mi sono andato a vedere un file dove c'erano le barche da sequestrare...".

(Fonte ANSA)
Ultima modifica: 07 Settembre 2011 ore 19:12

 

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Commenti

  • 2011-09-07 17:33:24

    Speriamo Il servitore dello Stato Ingroia, dia adeguata spiegazione.

  • 2011-09-07 18:22:49

    Ma scusate non è tutta roba stravecchia, già pubblicata mesi fa (a dicembre 2010) dai giornali? Primo fra tutti il corsera?

  • 2011-09-07 18:24:54

    E' una notizia vecchia di mesi. strapubblicata su tutti i giornali. se panorama la riprende, ci deve essere qualcosa dietro.

  • 2011-09-07 18:34:41

    vecchia o non vecchia si continua a dre credito a questo millantatore.....in caso contrario dia una volta e per tutte le giuste indicazioni ai magistrati............

  • 2011-09-07 18:38:58

    Quoto kiter

  • uno scenario da film di toto' e peppino, se non ci fosse dietro il dramma della giustizia malgestita.

    Il piccolo Ciancimino che parte con la squadra di calcetto con un po' di denaro da portare a Parigi.

    La squadra di Calcetto e' formata da agenti pagati per difendere le persone per bene dalla mafia, e per tale attivita' negli anni hanno pagato un prezzo elevatissimo.

    La sottovalutazione delle valenze criminali del Cianciminino da parte del PM sono abbastanza palesi, anche se tutte da verificare le millanterie circa la possibilita' di accedere a file riservati senza digitare password, codici da decriptare, impronte digitali da inserire su appositi dispositivi prima di aprire il pc di un qualsiasi PM

    Se cosi' non fosse saremmo veramente il paese dei paracquari.

    Ma dati i precedenti di utilizzo di notizie ultrariservate da parte di soggetti criminali, dubito che Ingroia le possa aver lasciato alla merce' del trasportatore parigino di soldi e dinamite varia.


    Continuo cmq ad avere fiducia nella procura di palermo e non nelle millanterie di Ciancimino. il quale ne ha raccontate di sciocchezze, per non dire minchiate come si attaglia al suo volgare gergo.

  • 2011-09-07 19:40:42

    responsabilità enormi dietro questa storia comunque sia: ora non è credibile perché dice minchiate sui magistrati; ma fra questi magistrati c'è chi (lo stesso ingroia) continua a sostenere che è attendibile quando è riscontrato.
    SPQR
    sono pazzi questi romani, diceva Asterix

  • 2011-09-07 20:29:27

    Altro articoletto per eliminare Ingroia come avversario politico (se....)

  • 2011-09-07 20:51:18

    Vorrei ricordare che sono stati gli stessi PM (tra cui Antonio Ingroia) a richiedere l'arresto di Massimo Ciacimino nel momento in cui hanno ritenuto che aveva detto delle falsità. Ma è fuori discussione che alcune cose riferite dal Ciancimino sono state di grande aiuto all'indagine e a far tornare la memoria a tante persone che anni fa ricoprivano dei posti di alta responsabilità politica ed istituzionale.

  • 2011-09-07 23:01:28

    siamo davvero il paese dei paracquari !

  • 2011-09-07 23:35:49

    Le ho lette su Panorama e infatti non c'è niente di nuovo. Se la sono fatta durare come notizia, facendole uscire a più riprese, per fare più scoop con la stessa notizia! La fuga di notizie c'era già stata il 4 dicembre (giorno della trascrizione della seconda intercettazione avvenuta il 1 dicembre) e poi il 18 dicembre.

    Quello che fa impressione è vedere pubblicato non solo il testo della trascrizione dell'intercettazione ma il DOCUMENTO ORIGINALE con lo stemma della Squadra Mobile di Reggio Calabria (con tanto di timbro e firma di Renato Cortese) e della Direzione Centrale Anticrimine dello SCO.

    Quindi di documenti coperti da segreto investigativo... Già a dicembre erano uscite sul Corriere della Sera (stesso giornalista e stessa testata che hanno avuto la soffiata sull'interrogatorio del magistrato della DNA Cisterna su cui indagano gli stessi magistrati e inquirenti... la vita è strana!) ma ora esce il documento in originale... molto strano...

    Certo che è impressionante come a Reggio Calabria in questo momento ci siano tanti uomini provenienti da Palermo e in qualche modo collegati con le vicende inerenti la trattativa e i suoi sviluppi, la latitanza e la cattura di Provenzano, operazione su cui credo che sia probabilmente tutto o quasi da riscrivere... Per esempio Renato Cortese guidò la cattura del boss. Cortese è calabrese, quando è stato nominato capo della Squadra Mobile di Reggio, ci ha tenuto espressamente ad essere presente l'allora capo della polizia Gianni De Gennaro, reggino.
    Poi vabbè a capo dello SCO e della DCA sappiamo che ci sono due funzionari condannati in appello per i fatti del G8 di Genova, Gilberto Calderozzi e Franco Gratteri, fatti per cui anche l'allora capo della polizia Gianni De Gennaro è stato condannato (per istigazione alla ... falsa testimonianza! a proposito, spero che quando lo hanno sentito a Caltanissetta, abbiano tenuto conto dei precedenti... se la legge è uguale per tutti...).

  • 2011-09-08 07:36:55

    La Magistratura dovrebbe essere più attenta per riacquistare credibilità e per essere seria e corretta sempre.
    Devono essere emarginati a incarichi di minore importanza tutti i Magistrati che partecipano a Convegni, che fanno politica, che rilasciano interviste, che fanno di tutto per mettersi in mostra e per acquisire notorietà.
    L'Italia, che è il Paese dell'illegalità diffusa, ha bisogno di Magistrati (e ce ne sono tantissimi, la stragrande maggioranza di essi) seri, preparati, corretti e riservati e non di soggetti che per raggiungere il successo personale alterano (o almeno tentano di alterare) la Verità e la Giustizia.

  • 2011-09-08 08:22:03

    Notizia vecchia riciclata come nuova.l'unica cosa neanche troppo nuova che vedo e' la chiamata in causa di Ingroia mentre si avvicina la ripresa dell'attivita giudiziaria trattativa mafia-stato compresa. Copione vecchio,paure vecchie e verita' negate .mi auguro che il lavoro della procura proceda per fare luce sul buio che ancora avvolge un pezzo della storia della nostra democrazia.

  • 2011-09-08 10:14:01

    Certo, lo lasciavano solo in stanza mentre si vedevano con i giornalisti....e che facevano con i giornalisti? Che notizie davano ai giornalisti? Di quale testata (indoviniamo un po'!!) erano i giornalisti? Ed intanto il Sig. Ciancimino ravanava nei files della Procura!

  • 2011-09-08 10:33:44

    Ingroia speghi queste intercettazioni. Non mi va di aggiungere altro anche se sono profondamente schifiato.

  • 2011-09-08 10:55:42

    Hai ragione Benedicò;con gli stessi giornalisti andavano poi a cena.

  • 2011-09-08 15:41:03

    Solidale con la valorosa procura di palermo, che ha i migliori magistrati, i + impegnati contro la mafia. Non ci credo assolutamente a quanto detto da mc, mi fido di ingroia, messineo, de francisci, teresi, di matteo, tutte persone perbene, tutti magistrati onesti e coraggiosi che rischiano la vita contro la mafia. Trovo squallida la campagna mediatica e politica della destra contro la procura di palermo.

  • 2011-09-08 17:16:13

    Anche Falcone andava a pranzo coi giornalisti,partecipava a convegni,rilasciava interviste . Cosa vogliamo fare ? Ucciderlo ? Ops, troppo tardi .
    Ma fatemi il piacere !

  • 2011-09-08 17:36:14

    Secondo la legge italiana, i soggetti (pentiti) sottoposti a tutela DEVONO vivere lontano dalla propria residenza, in luoghi isolati e sotto falso nome.
    Questo qui abitava al centro di Palermo, trasferiva soldi e dinamite da un capo all'altro dell'italia, "teneva in mano le procure", faceva interviste, scriveva libri...con "una squadra di calcetto" di scorta... a spese nostre.
    Per lui la legge era diversa...
    e poco importa se ha passato qualche giorno, per sbaglio, in galera pur avendo commesso crimini per i quali chiccessia ci sarebbe restato in galera,
    poco importa se sua moglie è andata con un altro e la sua famiglia si è rovinata,
    poco importa se , pur avendo ammesso di avere SEMPRE goduto dei SOLDI della mafia, nessuno lo ha mai considerato mafioso,
    poco importa se lo cercano santoro e costanzo...
    siamo in italia...che volete...il paese delle banane

  • 2011-09-08 17:49:04

    Legge italiana :

    Il programma speciale di protezione è un ‘pacchetto’ di misure di sicurezza, assistenza e recupero sociale, concesso nei confronti di persone esposte ad un grave ed attuale pericolo per effetto della loro collaborazione con la giustizia. In base alla legge 15 marzo 1991, n. 82, esso può essere concesso nei confronti di persone che hanno reso dichiarazioni all’autorità giudiziaria su fatti criminali particolarmente gravi (delitti commessi da organizzazioni criminali di tipo mafioso o analogo, traffico di stupefacenti, sequestro di persona a scopo di estorsione) e che, per effetto di tali dichiarazioni, versino in grave pericolo di vita. L’ammissione al programma viene decisa da una Commissione costituita presso il Ministero dell’interno. Essa è presieduta da un sottosegretario di Stato e composta da due magistrati e da cinque funzionari e ufficiali esperti di criminalità organizzata. La Commissione decide valutando una proposta di un procuratore della Repubblica o di un prefetto (in quest’ultimo caso, questa deve essere corredata dal parere favorevole del procuratore ). La proposta deve contenere notizie sull’importanza del contributo, attuale o potenziale, dell’interessato per lo sviluppo delle indagini o del giudizio ed elementi sulla gravità ed attualità del pericolo, nonché un elenco dei familiari e delle persone legate al soggetto che debbano, a giudizio del procuratore che ha avanzato la proposta, essere sottoposte al programma. In casi di particolare urgenza e per proposta dell’autorità giudiziaria, il soggetto può essere sottoposto a misure urgenti di protezione dal Capo della Polizia. Tali misure, adottate quando il pericolo è di tale immediatezza da non consentire di attendere la decisione sul programma, hanno la durata di tre mesi, prorogabili per altri tre. Le principali misure contenute nel programma sono:

    misure di tutela dell’incolumità, che consistono, in generale, nel trasferimento in una località segreta lontana da quella di residenza e nel rilascio di documenti con identità di copertura; misure di assistenza, nei casi in cui gli interessati non possano svolgere attività 1avorativa per motivi di sicurezza (pagamento della locazione dell’alloggio protetto, assegno mensile di mantenimento in proporzione all’entità del nucleo familiare, pagamento delle spese di assistenza legale per un solo difensore e per i fatti commessi prima di entrare in protezione, spese per esigenze sanitarie quando, per motivi di sicurezza, non è possibile usare le strutture pubbliche); cambiamento delle generalità (solo in casi eccezionali di collaboratori a gran rischio, su specifica decisione della Commissione centrale): si tratta di una completa ricostruzione, a tutti i fini, dell’identità anagrafica del collaboratore, formalizzata da appositi decreti dei Ministeri dell’interno e della giustizia; misure di reinserimento sociale (rilascio di libretti di lavoro con generalità di copertura, iscrizione riservata agli Uffici del lavoro, agevolazione delle opportunità 1avorative, nel caso gli interessati possiedano i necessari requisiti, eventuale concessione di finanziamenti, il cui importo è deliberato dalla Commissione sulla base delle misure di assistenza percepite per intraprendere attività economiche una volta usciti dal programma).
    Legge ciancimino:
    CONFERENZE, TV , LIBRI, CASA AL CENTRO DI PALERMO, TRAFFICO DI SOLDI, DROGA E DINAMITE....
    SOTTO SCORTA

  • 2011-09-08 18:57:39

    Massimo Ciancimino tecnicamente non credo sia un 'collaboratore di giustizia' , mi pare fosse considerato semplicemente un testimone . Non era quindi obbligato a rispettare le regole che seguono i cosiddetti 'pentiti' . In poche parole poteva andare e venire a suo piacimento tra Palermo,Roma e Parigi , rilasciare interviste e scrivere libri . Ne ha sicuramente approfittato per dare sfogo al suo sfrenato 'esibizionismo' e per trarne vantaggi personali ma credo anche che sappia delle cose . Ci interessano le cose che sa?

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