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Verso le comunali

Foto di gruppo dello sfascio
Ma con l'acqua frizzante


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, Cronaca
(R.P.) Scocca la freccia mediatica dell'agenzia Ansa sui destini di Palermo sfasciatissima: "Amap, via Volturno. Il sindaco Diego Cammarata e il presidente dell'Amap Vincenzo Cannatella inaugurano il nuovo "fontanello" Sidea da cui si potrà bere gratuitamente acqua corrente naturizzata, anche ghiacciata e/o gasata. Alle 18.30 in Piazza Verdi arrivo dell'idroforo Mennea. Davanti al Teatro Massimo, presso uno stand dell'Amap, distribuzione di acqua di rubinetto e gadget". Non dovrebbe essere uno scherzo e ce ne consoliamo. Le macerie crollano continuamente sulle macerie, la città è un deserto, la municipalità è un sentimento devastato. Però, almeno, c'è la fontanella. E si può bere l'acqua ghiacciata (e, o) gasata. Cioè, non l'acqua gasata o ghiacciata. Insieme e con i gargarismi. Gasata e ghiacciata. Sperando che Mennea (quel Mennea?) non diventi idrofobo, oltre che idroforo.

Mica si vuole sfottere per sfottere. Né è opportuna l'operazione di sparatoria perenne sul pianista malandato, finché i tasti su cui picchia siamo noi. Non se ne dubita: l'acqua gasata (e ghiacciata) in via Volturno sarà un sollievo indefettibile per la popolazione afflitta dalla calura autunnale. La fontanella porterà lustro e carisma. Purtroppo manca una città intorno. E langue la foto di gruppo dello sfascio. Siamo pieni di scatti che raccontano il disagio a porzioni. Ci affligge la mania del particolare. E una volta è la pioggia che bagna i nostri vestiti affatto leggeri. Poi c'è il traffico senza lo zio di Johnny Stecchino a lanciare banane e barzellette dal sedile accanto. Le fermate traboccano di vecchietti che bestemmiano in greco antico. Le strade sono affollate di poveri che non hanno più neanche parole da poveri, tanto sono poveri. E non c'è una cicogna che ci sollevi a guardare il formicolio della disperazione dall'alto, non c'è una vocina di grillo parlante che consigli noi, Pinocchi, inseguiti dagli assassini.

Disponiamo di lamentazioni lunghissime e collettive. Però non dicono l'interezza del disastro. La visione d'insieme è un mosaico di frammenti incollati con lo sputo. Deglutiamo la fame a piccoli sorsi. L'ostinata sopravvivenza panormitana segue una via crucis obbligata: sminuzzare il tragico, ridurlo in poltiglia, trangugiarlo a poco a poco. Altrimenti sono guai.

Nemmeno i politici pavoni che si lisciano la coda in occasione della sfida per Palazzo delle Aquile sanno pensare una ricetta omnibus. Non ci riescono: latitano nell'analisi di fondo. Non ci azzeccano. Non indovinano al tatto  il dramma, cresciuti come sono nel sottobosco senza luce delle segreterie e delle sezioni di partito. Palermo non si cura pezzo per pezzo. Ci vorrà il respiro di ogni polmone al servizio di una grande ipotesi di rinascita. Palermo non si salva, affrontando gli autobus, il lavoro e il traffico come capitoli da leggere con calma o premura una via l'altro. Sarà obbligatorio un restauro totale. E costerà sudore. I pavoni avranno il coraggio del messaggio scomodo? O somiglieranno alla gasatissima fontanella di via Volturno? Chiacchiere e bollicine.