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Il dissidio su Lombardo

Pd, prove tecniche di guerra


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Ancora la guerra non è scoppiata, ma gli echi delle truppe in movimento si sentono nitidiamente. Ieri lo squillo di tromba. “Avevamo visto tutto: 'partiti personali', 'partiti leggeri', 'partiti oligarchici'... ci mancava il 'partito a bagnomaria' che Bersani e Lupo sono riusciti addirittura a teorizzare". Parole di Roberto De Benedictis, vicepresidente del gruppo Pd all’Ars. “Da parte di dirigenti del loro rango sarebbe stato più coerente assumersi la responsabilità di dire che il Pd siciliano deve togliere l'appoggio a Lombardo e tornare all'opposizione, invece di scaricare tutto su improbabili consultazioni e referendum, comunque tardivi. A questo punto sarebbe giusto che Bersani e Lupo dicessero anche cosa deve essere il Pd oggi in Sicilia, e non soltanto cosa non deve essere”.

L'affondo di De Benedictis contiene un'affermazione giusta e una errata. La posizione Lupo-Bersani somiglia, in effetti, a una latitanza di leadership. I dirigenti di un partito indicano una linea e poi chiedono la conferma alla base, non tirano i bussolotti del referendum, sapendo che andranno nella direzione sperata. Ma il Pd siciliano ha calpestato le indicazioni e lo sconcerto del suo popolo: un chiaro deficit di democrazia, grave per gli inventori delle primarie. Ha ignorato una direzione che si prefissava di risultare anti-lombardiana. Ha intrecciato i suoi accordi per entrare nelle stanze dei bottoni.E rischia di pagare in termini di consenso, per una identità appannata e incoerente rispetto alle premesse.

Comunque, siamo alle prove tecniche di guerra. Si avvicina il giorno delle mediazioni impossibili. Finora si è tenuto tutto a fatica, grazie allo stratagemma di Papania e a cento formule ibride che avevano soprattutto il compito di non dire. Non sarà più possibile. Il presidente Lombardo ha detto che segue la dialettica del Pd con profondo rispetto. E, chissà, magari con un sorrisetto a fil di baffi.