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La nuova destra tra Steve Jobs e Lo Porto


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Un po’ come una sorta di santino laico, una specie di Padre Pio hi-tech, Steve Jobs di questi tempi lo metti dappertutto. Alla kermesse palermitana di Futuro e libertà, il compianto papà della Apple l’ha fatta da padrone, tirato in ballo ogni cinque minuti, già in uno striscione preparato dai giovani finiani palermitani che mutuava il celebre stay hungry stay foolish.

Citazione che il popolo futurista ha avuto modo di ascoltare direttamente dalla voce di Jobs, il cui celebre discorso di Stanford viene proiettato all’inizio della manifestazione, con Fini seduto in platea (niente prima fila, il presidente della Camera siede tra gli altri nelle poltrone centrali). Non resiste alla tentazione manco Fabio Granata, che sale sul palco dopo che Carmelo Briguglio ha bonariamente minacciato gli oratori di non parlare troppo. L’ex assessore siracusano percepisce forse di essere il principale destinatario del monito e ci scherza su. Poi, nel suo breve discorso che va a parare come da copione sull’antimafia, attinge anch’egli a Jobs e chiude con lo stay hungry stay foolish d’ordinanza. Ci casca pure  Alessandro Aricò"padrone di casa", accolto sul palco da coretti da stadio scanditi dai giovani futuristi, che sventolano il tricolore e sfoggiano polo bianche rosse e verdi. Nino Lo Presti schiva la inflazionata deriva Mac ma si infervora e di brutto nel suo intervento, cantandole a Cammarata e definendo quello che fino all’altroieri era il suo partito, il Pdl, come gravato da “un grumo affarisico-clientelare-truffaldino”. Così, per gradire.

Nella affollata platea si nota un grande rientro, quello di Guido Lo Porto, storico leader della destra siciliana, defilato da qualche tempo. Ha avuto modo di incontrare Fini, “un momento cordiale che mi ha fatto molto piacere”, dice a Livesicilia l’ex presidente dell’Ars, che Fabio Granata saluta dal palco e al quale Aricò dedica un breve peana salutato dagli applausi della platea (ancora più scroscianti quando il coordinatore provinciale ricorda il compianto Marzio Tricoli). Torna a casa, presidente? “Questo è il nostro popolo – si schermisce lui – da qui al passaggio a una politica fruttuosa… Insomma, sono decisamente distaccato, ma curioso di conoscere i progetti e i programmi”.

Tra il popolo futurista si notano anche gli occhiali di Daniele Tranchida, assessore al Turismo, citato da Briguglio nel suo intervento come assessore d’area. Erano due, in realtà, i tecnici targati Fli nel Lombardo quater. Ma Gianmaria Sparma, vicino a Urso e Scalia che sono tornati dalle parti dei berluscones con un “trasi e nesci” molto siculo, oggi al Politeama non c’è. E i finiani sembrano non sentirlo più come cosa loro.

La destra ai tempi dell’I-pad cerca nuove formule. L’inno nazionale, quello non lo puoi certo mandare in soffitta. E allora tutti in piedi a cantare, tranne Nino Strano, il più abbronzato della sala, che resta seduto in fondo, mentre sul palco, insieme ai tenori, c’è anche un gruppo di bambini vestiti di verde, bianco e rosso. Quando finisce il turno dei colonnelli, ecco salire il leader sul palco, in un tripudio di applausi. Schierate accanto a lui, per tutto il tempo del discorso che mena fendenti a iosa su Berlusconi, sei hostess sei, tutte a nero vestite. Sono tutte alte. Un dispetto a Silvio?