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festival della legalità

Allo scomparso Giuseppe D'Avanzo
va il Premio Mario Francese 2011


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speciale legalità, Cronaca, Palermo
Una serata per ricordare Mario Francese e Giuseppe D’Avanzo, per onorare la memoria di due protagonisti del giornalismo d’inchiesta che hanno scritto pagine e pagine di scomode verità, alla ricerca di fatti e notizie che hanno inciso profondamente nella storia di questo Paese e in particolare della Sicilia.

E’ stato consegnato ieri sera, presso il Nuovo Teatro Montevergini, nel quadro delle iniziative del Festival della Legalità, il premio intitolato a Mario Francese che, per la prima volta dal 1993, viene assegnato a un giornalista scomparso: Giuseppe D’Avanzo, penna di punta de “La Repubblica” e autore di numerose inchieste giornalistiche. Il riconoscimento, attribuito dall'Ordine dei giornalisti e dalla famiglia del cronista a un giornalista che si è distinto nella professione nel corso dell'anno, è stato ritirato dai colleghi Attilio Bolzoni e Fausto Gianì. Nell’albo d’oro figurano esponenti illustri dell’informazione: da Gianni Minoli a Michele Santoro, da Piero Marrazzo a Lucia Annunziata, da Maurizio Costanzo a Ferruccio De Bortoli, da Gian Antonio Stella a Enrico Deaglio.

Ma la serata è stata anche l’occasione per ricordare Mario Francese, cronista del Giornale di Sicilia ucciso dalla mafia il 26 gennaio 1979, e il suo lavoro: Salvo Toscano e Tiziana Martorana hanno moderato il talk show dal titolo “Mario Francese – Il perché del silenzio”, con la partecipazioni di Francesca Barra, Felice Cavallaro, Vittorio Corradino, Franco Nicastro e Salvo Palazzolo. Sono stati inoltre assegnati altri riconoscimenti ai giornalisti Giancarlo Macaluso, Elvira Terranova, Leonardo Orlando e Riccardo Lo Verso. Quest’ultimo, cronista di punta del mensile di cronaca “S”, si è aggiudicato il riconoscimento nella sezione speciale “Giuseppe Francese”.

Serata che ha fatto il paio con la presentazione, avvenuta la mattina a Palazzo Steri, del libro “Il quarto comandamento” di Francesca Barra. Una giornata che è stata una preziosa occasione per ricostruire le tessere della memoria, riprendere in mano oltre trent'anni di silenzi e misteri sull'omicidio del cronista siracusano ed interrogarsi sui doveri della professione giornalistica.