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Ci scrive un medico

Lettera a un giornalista palermitano


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Qualche giorno fa mi indirizzasti una lettera dalle pagine del tuo giornale. Per quanto fosse aperta, essa era personale, delicata, piena della poesia che spesso ritrovo nei tuoi scritti. Ti avevo chiamato al telefono per spiegarti che non c’è nulla di strano se due medici danno un parere diverso sullo stesso caso. Perché non esiste la malattia, esiste il malato e perché la medicina è una scienza inesatta. Ti avevo parlato della “medicina basata sull’evidenza” (quella delle linee-guida) che, bastassero quelle, non ci sarebbe bisogno dei medici. E ti avevo anche spiegato che essa è solo la Maginot eretta dai miei colleghi americani contro la crescente litigiosità giudiziaria dei pazienti e dei loro familiari. Quasi come se l’obbligo di seguire le linee-guida prevalesse su quello di seguire “scienza e coscienza”.

Infine ti avevo parlato dello strano timbro di una tosse che aveva ridestato il ricordo di un caso di tanti anni fa. Perché il mio mestiere non è solo conoscere, ma è soprattutto riconoscere. Il bravo medico è colui che sa fondere, giorno dopo giorno, il corpo di dottrina della “medicina basata sull’evidenza” con il corpo di esperienza del proprio vissuto professionale.

Alcuni dei commenti alla tua lettera mi hanno sorpreso e amareggiato. Nonostante le tue intenzioni, la discussione ha preso una piega sgradevole. Come se fossero state lette anche parole non scritte. Chi ha parlato di diffamazioni, chi di disonestà intellettuale, chi di censura. Qualcun altro, per fortuna, ha obiettato: “Ma che c’entra”. Non te la prendere, amico mio, questo è il mestiere ai tempi di Internet ed il tuo è cambiato proprio come il mio. Tu non sai quante volte ho dovuto confrontarmi con perfetti profani venuti lì, dopo una sommaria ricerca sulla rete, a suggerirmi una diagnosi e una terapia. Un quotidiano dei tempi di internet è qualcosa di dinamico e aperto al contributo di chi legge: il superamento del giornalismo tradizionale ove il lettore “partecipa” solo pigiando un tasto su un telecomando o porgendo una moneta ad un edicolante. Tu non sai quante volte ho cambiato canale prima di tirare una scarpa sulla TV mirando al grugno di Sallusti o Belpietro. O quante figure barbine abbia collezionato perchè, boicottando il quotidiano locale, non leggo i necrologi.

Al tempo di internet si legge l’articolo e spesso, piuttosto che pensare semplicemente “Ma quante sciocchezze” e poi magari cancellare il sito dai preferiti, ci si torna più e più volte per dire la propria. Capita qui sempre più spesso con argomenti “caldi”, come la sanità di Russo (appunto) e il Palermo di Zamparini. Viene pubblicata la notizia che un panellaro s’è bruciato con uno schizzo d’olio bollente ? Ed ecco che partono le accuse a Russo che non si occupa di prevenzione delle ustioni e le raffiche di sbarramento di quelli che “Se critichi Russo sei un nostalgico amico di Cuffaro”. Il Palermo vince ? “Alla faccia di Zamparini che pensa solo ai soldi”. E quegli altri: “Visto ? Zamparini ha sempre ragione”. In questa agorà del terzo millennio ci sono polemisti professionali che sembrano passare la vita davanti a un PC e che qualche volta mi fanno sospettare che si firmino con nomi diversi per conferire la forza dei numeri alle loro rispettabilissime idee.

E cosa resta a te, che vivi di parole e di emozioni e che sei stato attaccato da chi dimentica che un giornale appartiene ai lettori ma segue la rotta tracciata da chi vi scrive per mestiere. Ecco, rimane il tuo mestiere. La tua capacità di analisi che poi deve esitare in una sintesi di venti righe, ottantabattuteperriga. La tua capacità di far riflettere ed emozionare chi legge. Perché un bravo giornalista deve saper descrivere i fatti e, soprattutto, far sì che il lettore identifichi sempre dove ricade il confine con le opinioni. E tu, stanne certo, questo lo sai fare benissimo.