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Faraone e la nomina di Mele

"Via un mio amico da quel gabinetto
Solo perché sono contro Lombardo"


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Davide Faraone, uccio missineo, Politica
La porta girevole del gabinetto di Uccio Missineo, sembra girare in un verso solo. In pochi giorni, dentro Manlio Mele (alla segreteria tecnica), fuori Gandolfo Librizzi (dalla segreteria particolare). Tutto in pochi giorni. Anzi, nel caso di Librizzi, il giorno in questione non è uno come tanti. È quello della mozione di censura a Massimo Russo, serata nella quale, secondo qualche “addetto ai lavori”, Lombardo non avrebbe gradito la decisione dei democratici di votare “contro” l'assessore alla sanità. E avrebbe preso “provvedimenti”. Già, perché gli uffici di staff si formano per chiamata dell'assessore di turno. E si fondano sul vincolo della fiducia. Cessata quella... E davvero Davide Faraone avrà tradito la fiducia del suo partito, con quella posizione (con lui Ammatuna e Mattarella) di appoggiare la censura. Il partito, che sostiene, tra mille tensioni e contraddizioni, il governatore in sella alla Regione.

Così, l'uscita di Gandolfo Librizzi dal gabinetto di Missineo, viene vista da Faraone come una “rappresaglia nei confronti di uomo di cultura, presidente della Fondazione Borgese, che ha il solo torto di essere un mio amico”.
Una decisione, quella di estromettere Librizzi dalla segreteria particolare, che “dimostra che in Sicilia – affonda Faraone - così come dico da tempo, nulla è cambiato. Le pratiche sono le solite: non conta il merito, né la libertà. Non conta la competenza ma solo la fedeltà al capo”.

Insomma, il deputato Pd, stando alle sue parole, starebbe pagando lo “scotto” di alcune decisioni controtendenza. Da quella di candidarsi a sindaco di Palermo, alla posizione sulla mozione a Russo: “Se qualcuno – aggiunge Faraone - pensa di mandarmi un 'segnale' per farmi così rientrare nei ranghi, dico subito che agli attacchi più o meno velati, che arrivano da destra ma anche da una parte del mio partito, ormai ci ho fatto il 'callo. Perdono solo tempo e anzi rafforzano in me il convincimento che la strada per mandare a casa il governo del ribaltone e della continuità e per impedire che la destra torni al governo della Sicilia e delle città è quella giusta”.
Non convincono Faraone le motivazione “ufficiali” legate al “taglio” di Librizzi: l'esigenza di ridurre il personale degli uffici di gabinetto, così come deliberato dal governo.
“A Gandolfo – conclude Faraone - va la mia personale stima e fiducia, sentimenti che non riesco proprio a provare per chi, con questi gesti, dimostra una continuità con un sistema feudale e nepotistico che io voglio rottamare, in politica così come in tutti i settori della vita pubblica siciliana”.