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Il dirigente generale ai Beni Culturali

C'è un altro "caso Campo"
Contrattualizza la moglie


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beni culturali, campo, palladino, Cronaca, Politica
Dopo la figlia, la moglie. Ancora una volta un contratto nella pubblica amministrazione coinvolge il dirigente generale dei beni culturali Gesualdo Campo. Nessun "esterno", stavolta. Nessuna "chiamata diretta", come nella vicenda della figlia Giordana, "scelta" a 27 anni per ricoprire il ruolo di esperto alla sede di Bruxelles della Regione. In questo caso, l'incarico fa discutere per le cifre e le modalità.

Luisa Paladino, dirigente della Regione siciliana, è stata ‘contrattualizzata’ a capo dell’Unità operativa per i beni storici artistici presso la Soprintendenza di Catania, direttamente dal marito-dirigente generale dei Beni culturali, Gesualdo Campo. E fin qui niente di strano. La dottoressa Paladino è un dirigente, ed è normale che gli incarichi giungano dal "direttore". Il problema è altrove ed è segnalato dal sindacato Cobas Codir: "Risulta che il dottor Campo - scrive il sindacato in una nota - chiamato dal presidente della Regione, Raffaele Lombardo, al vertice del dipartimento, retribuisce in modo difforme alcuni dirigenti sottoposti (come, ad esempio, quelli di Palermo e di Catania), sebbene siano assegnati alla stessa identica tipologia di incarico".

Insomma, uguali mansioni, per stipendi assai diversi. E il caso vuole che la busta paga più "pesante", in questo caso, sia quella della struttura catanese, guidata dalla moglie di Campo: "A Palermo, infatti - spiegano i Cobas - alla dirigente posta a capo della Unità operativa per i beni storici artistici, il dirigente generale dei beni culturali ha concesso un contratto individuale che prevede un’indennità di posizione pari a 10mila e 800 euro (per una provincia che si estende su una superficie di 4.992 km², comprendendo 82 comuni); a Catania (che comprende 58 comuni distribuiti su una superficie di 3.552 km²), invece, per lo stesso identico tipo di responsabilità, l’importo del compenso aggiuntivo corrisponde a 15mila 494 euro (in aggiunta allo stipendio base e all’indennità fissa), ovvero l’importo massimo assegnabile a un’unità operativa nella Regione siciliana: comunque, circa il 50% in più dell’importo corrisposto alla collega palermitana". I numeri sembrano parlare da soli, ma il sindacato parla anche di "cattivo gusto", "mancanza di bon ton istituzionale", "eccesso di onnipotenza e di danno all’immagine della pubblica amministrazione".

"La dottoressa Luisa Paladino, infatti, di cui non si vuole assolutamente mettere in discussione la ‘comprovata’ capacità professionale - prosegue la nota - ha visto triplicare, sotto l’egida del marito, la propria indennità accessoria passando da 5.164 euro, quando era dirigente di un’unità operativa del Polo museale di Catania, all’indennità aggiuntiva di 15.494 euro, questa volta, però, con contratto firmato direttamente dal marito che, con un provvedimento finale sui risultati conseguiti, autorizza anche la liquidazione delle spettanze e dell’indennità per il risultato raggiunto (un ulteriore 30% della somma prevista)". "Chiediamo al presidente della Regione, Raffaele Lombardo, e all’assessore alla Funzione pubblica, Caterina Chinnici - dichiarano infine i segretari generali del Cobas/Codir, Marcello Minio e Dario Matranga - di conoscere se questa condotta del dirigente generale Gesualdo Campo, sia considerata compatibile con l’allegato ‘A’ del vigente contratto di lavoro della dirigenza regionale, relativamente a eventuali incompatibilità legate ai rapporti di parentela o affinità. In ogni caso, sarebbe utile rendere noto se, secondo l’assessore al Personale, presidio permanente della trasparenza, questi comportamenti siano compatibili con l’annunciata azione di rilancio, rinnovamento della macchina amministrativa e trasparenza. Al governatore Raffaele Lombardo - concludono - come da lui stesso richiesto, infine, segnaliamo questa storia per inserirla nel suo Blog nel rispetto di una corretta e completa informazione a tutti i cittadini siciliani".