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colpite le famiglie bonaffini-chiofalo

Messina, sequestrati
beni per 450 milioni


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bonaffini, chiofalo, messina, polizia, sequestro, Cronaca, Messina
Hanno costruito un impero, dal mercato ittico all’edilizia, dai ristoranti ai locali. Passando quasi indenni, soprattutto, attraverso un processo sul traffico di droga e armi nella zona sud cittadina. Oggi per le famiglie Chiofalo e Bonaffini è arrivato un maxi sequestro di beni, operato dalla Squadra Mobile, su un patrimonio stimato intorno ai 450 milioni di euro. Sotto chiave 400 unità immobiliari, molte delle quali facenti parte di complessi edilizi della zona sud, nove società che si occupano di edilizia e ittica, una flotta navale costituita da cinque motopescherecci e tre yacht di lusso, 26 mezzi agricoli pesanti, 13 autovetture e centinaia di rapporti bancari.

Il provvedimento è stato notificato a Saro e Angelo Bonaffini, Domenico e Gaetano Chiofalo e riguarda quote societarie e complessi aziendali delle imprese Pescazzurra, tre società edilizie, il ristorante Villa Gaia, la catena Mare d'amare, un bed and breakfast, infine la società Pesce Spiaggia e Fantasia di Bonaffini e Prinzivalli. L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore della Dda, Vito Di Giorgio, documenta l’ascesa dei Bonaffini, secondo gli investigatori dovuta ai rapporti con la criminalità organizzata della zona sud, dove Sarino Bonaffini negli ultimi dieci anni ha costruito a man bassa, in un’area a forte espansione edilizia, dove supermercati e palazzine spuntavano come i funghi.

Nel 2007 lui e le società del settore ittico vengono coinvolte nell’indagine Ninetta, su un imponente traffico di droga gestito dal clan di Mangialupi, principale piazza di rifornimento per lo stupefacente pesante per tutta la provincia di Messina. In quello stesso anno la Mobile, nell’ambito dell’inchiesta sulle speculazioni edilizie all’ombra del Prg e la fuga di notizie sulla stessa inchiesta, culminata più tardi nell’arresto del procuratore aggiunto Pino Siciliano, intercetta le conversazioni di Bonaffini col geometra Mario Migliardo. Il geometra cura diversi investimenti nel settore immobiliare e vanta una buon rapporto con Nando Caudo, ex coordinatore provinciale Udc e amico a sua volta del giudice, dal quale apprende notizie riservate sulle inchieste. E’ così e attraverso altri canali che il geometra e il costruttore apprendono delle inchieste su altri investimenti immobiliari, come quello legato al complesso Archimede, del noto costruttore Vincenzo Vinciullo con la partecipazione di esponenti politici nazionali.

Nel marzo 2009 Sarino Bonaffini viene arrestato per l’assunzione a un supermercato di una parente di Antonino Spartà, fratello dell’ultimo boss non pentito della città, Giacomo Spartà di Santa Lucia Sopra Contesse. Bonaffini sarebbe stato chiamato dal titolare del supermercato per intercedere col fratello del boss e convincerlo a soprassedere sulla richiesta, visto che la forza lavoro del market era già completa. Proprio i legami col potente clan di Santa Lucia sopra Contesse sarebbero alla base dell'espansione economica del gruppo Bonaffini, perché i rapporti col clan sarebbero serviti a scoraggiare i concorrenti, assicurandogli ampie fette di mercato, soprattutto nel settore ittico.