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La discesa in campo

Rita piace già a tutti


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, Politica
La candidatura immaginifica di Rita Borsellino piace già a tutti. La signora è un bersaglio o un monumento colossale, dipende dai punti di vista. L’effetto è assicurato. Se sfida sarà, chi la ama ne magnificherà il pedigree antimafia, oltre ogni misura. Chi la odia le rimprovererà “l’uso privato” di cognome e blasone, oltre qualunque decenza. Rita Borsellino è un nome destinato a rivitalizzare, suo malgrado, due opposte perversioni. Le vestali dell’antimafia troverebbero, nella sua eventuale corsa al Comune, fiato e Oliante per suonare la sinfonia del complotto, delle verità negate e delle stragi di Stato, riuscendo a travolgere i destini di Palermo nella ridda di una denuncia tanto veemente quanto qualunquista.

Intendiamoci, la storia di via D’Amelio rappresenta il rendiconto conclamato della mancata chiarezza e del sotterfugio. Chiedere a gran voce che si faccia luce è un dovere prima che un diritto. Altra cosa è l’antimafioseria interessata all’opportunità, più che alla sostanza. Desiderosa di mettere su il suo teatro dei burattini allo scopo di avvelenare i pozzi dello schieramento contrario. In un siffatto calderone, la riflessione pacata non ha più peso. Contano l’urlo e lo slogan. Il bisogno di sapere diventa una fiocina da brandire nel petto del nemico, per fanatismo e cinismo. E’ l’atteggiamento che ha svilito la zona nobile dell’antimafia riuscendo perfino a scavalcare le analisi pessimistiche di Leonardo Sciascia.

Poi ci sono gli altri, i vampiri che succhiano la dignità senza scrupoli. C’è chi ama un ex presidente in galera per mafia. C’è chi senz’altro scusa un presidente con frequentazioni – sicuramente fortuite – non pregne di limpidezza. E però indica con un dito adirato la colpa di Rita Borsellino, delle donne come lei e degli uomini che hanno compiuto la stessa scelta. L’accusa si riassume facilmente, nel caso in specie: lo sfruttamento del marchio di famiglia per fini elettorali. E’ un capo di imputazione che non ci ha mai convinto. Ci può essere sotterfugio o dolo negli elementi in chiaroscuro, che appaiono e scompaiono. Rita è evidentemente la sorella di Paolo Borsellino. Un dato così lampante da risultare apprezzabile, indifferente, o addirittura avverso. E’ tutto lì, sul tavolo dell’opinione pubblica. Quale vantaggio deriva da un “oggetto” visibile e valutabile in un senso oppure in un altro, più spesso nell’altro, in Sicilia?

Comunque sia, Rita Borsellino piace, al solo sussurro di impegno. Sentiamo lo stropicciamento delle mani in sottofondo. I simpatizzanti sono già pronti ad innalzarla all’altare nel nome di un fantasma cui gli antipatizzanti opporranno un diverso spettro. Tutto all’ombra del corpo esanime di Palermo