Live Sicilia

Il personaggio

Confalonieri racconta Mediaset:
"Così Berlusconi ha avuto successo"


Articolo letto 1.099 volte


, Politica
Fedele Confalonieri parla al Cerisdi, circondato dalle volte maestose di Castello Utveggio. Veste i panni da professore, lectio magistralis su politica e informazione. In sostanza, la storia di Mediaset dal c'era una volta ai giorni nostri. Che può essere declinata secondo partigianeria reciproca. Per i fan del Cavaliere, il resoconto di una cavalcata gloriosissima. Per gli antipatizzanti, la favola di Cappuccetto Rosso, raccontata da un amico del lupo.

Lui, il presidente di Mediaset, affronta i giornalisti al terzo piano del Castello che accoglie convegni di eccelso conio. Qualche chiacchiera generalista, e figurati se una volpe dal pelo lucido e antico si fa soprendere su Berlusconi. Una rapida discesa, ma prima una battuta a conforto di un prestante collega: "Lei potrebbe fare l'attore". Al piano di sotto ci sono i ventenni dei master Cerisdi e non solo. Attendono il verbo di un milanese, galantuomo e sperimentato nocchiero di furibonde tempeste.

Gong al discorso. Introduce il presidente del Cerisdi, Adelfio Elio Cardinale. Interviene Giovanni Pepi, condirettore del Giornale di Sicilia. Tocca al professor Fedele. La sua lectio sugli ultimi anni di vicende popolar-televisive è senza infingimenti. L'onesta cronaca di un punto di vista. Inizio al dolce vetriolo: "Ora i mercati fanno saltare anche i governi". L'incipit su Mediaset: Si è capito che c'era uno spazio. Berlusconi ha avuto successo grazie a un'intuizione. La tv si sperimentava per gli intellettuali, non per la signora Maria. Quando abbiamo cominciato, regnava il consociativismo, Berlinguer predicava l'austerità. Berlusconi ha rivoluzionato il sistema, rompendo lo schema del moralismo. Al massimo, passavano le Kessler, però con i  mutandoni".

E nel riavvolgimento del nastro si intersecano le ombre e le mutazioni del tubo catodico. Il carosello in bianco e nero, il monoscopio, le tribune politiche col viso bello e affilato di Berlinguer. Tutto spazzato via da Mike Bongiorno a colori, da nudi discreti e successivamente con un crescente tasso di scopertura. La televisione che trasmette ogni santo giorno a tutte le ore. Fedele la chiama e la invoca:  "una scossa di libertà". Mentre la lectio di un impareggiabile docente si delinea, rovesciando il guanto di un'epopea narrata dal'interno, ti viene magari in mente che Berlusconi nulla avrebbe potuto senza la robusta intelligenza dei suoi compagni di viaggio. Se Silvio era la vela al vento, Fedele è stato il basamento, la chiglia solida.

Confalonieri ha una sua idea di fondo. La spiega. Non crede al condizionamento del telecomando. Premette: "Quella persona ha deciso di entrare in politica, c'erano da aspettarsi delle reazioni. Della politica stessa, della magistratura. Si sono scatenate alcune cose". Appresso, il punto nodale, la filosofia di una vita: "La maschera in tv non regge. Siamo nel luogo degli svelamenti. Infatti, certi personaggi diventano inguardabili, se non c'è sotto un elemento reale". Dice di Silvio adesso, sconciato dalla sua maschera di cera sciolta? Chissà. E chissà se esiste una mediazione possibile tra la modestia dei mutandoni e l'eccesso del Bunga Bunga. Belen con Rosy Bindi a Ballarò?