Il sistema della mazzette al Comune di Palermo emerge nel 2008 quando un giostraio decide di rivolgersi alla polizia. L'inchiesta ha oggi portato a 5 arresti. Il commerciante racconta delle estorsioni subite da Rosario Torrasi, funzionario del settore Servizi alle imprese Sportello unico per le Attività produttive. Il dipendente comunale gli avrebbe imposto, sin dagli anni Novanta, il pagamento prima di un milione e poi di cinquecento euro al mese per evitare intoppi nel rinnovo periodico della licenza. Soldi che il commerciante ha pagato con assegni. La denuncia fa scattare le indagini degli agenti della Sezione reati contro la pubblica amministrazione della Squadra Mobile di Palermo, coordinati dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci e dal sostituto Ennio Petrigni. I telefoni di Torrasi finiscono sotto intercettazione ed emerge quello che gli investigatori definiscono un sistema illecito che, oltre a Torrisi, coinvolge anche i commessi comunali Natale Ciancio e Antonino Giuseppe Genovese. Sono loro i primi a entrare in contatto con i commercianti che si presentano allo Sportello di via Ugo La Malfa. Successivamente, entra in gioco Torrasi che fa emergere l'esigenza di sistemare alcuni aspetti tecnici e indirizza i commercianti da due professionisti amici, l'architetto Mario Pagnotta e il geometra
Francesco Lombardo (nella foto). I due si occupano di sistemare la documentazione necessaria per l'approvazione della pratica.
Basta pagare, dice Torrasi intercettato, per evitare futuri controlli: "perché chiaramente renditi conto che questa è una cosa che noi gestiamo qua non è che se vanno a fare un controllo, l'edilizia privata non ti posso dire l'importante che da qua tutto va bene qua passa io siglo perché a me la portano e noi ci diciamo pure a questi che comunque non vengono i controlli da parte dell'Annona". Pagnotta e Lombardo concordano le cifre da chiedere e stabiliscono quanti soldi dare a "quegli altri impiegati" che mettono a posto le pratiche. Vige una sorta di tariffario. Spostare una edicola costa duemila euro che diventa 2500 se si vuole cambiare marciapiede. Torrasi spiega a Pagnotta: "E' giusto che ce li dobbiamo prendere tremila io, tremila tu, e tremila quello e ci diciamo a Francesco Francesco gli domandiamo dodicimila, una lira meno di dodicimila non gliela possiamo fare". Il giudice per le indagini preliminari Fernando Sestito ha respinto la richiesta dei pubblici ministeri di applicare il divieto di dimora a Palermo per i commercianti, una ventina in tutto, che sono indagati per corruzione. Si tratta per lo più di edicolanti, titolati di bar e pub, e venditori di generi alimentari di diversi quartieri della città.
(Fonte ANSA)
Ultima modifica: 25 Novembre 2011 ore 14:09