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PALERMO

Dal veto dell'Asp ai ritardi del comune
Ecco tutti i problemi dei gazebo


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gazebo, palermo, Cronaca, Palermo
Immaginate di essere seduti ad un tavolino all'aperto di un qualsiasi bar palermitano, che non sia in una zona pedonalizzata, e di avere ordinato una consumazione. Fate attenzione: nel momento in cui il cameriere vi servirà potreste prendere una multa, così come potrebbe riceverla il proprietario del bar. Però, se la consumazione la ordinate al bancone e, con le vostre mani, la portate al tavolino all'aperto e lì la consumate, non potrà succedervi nulla. Sorpresi? Immaginate, allora, di essere proprietari di un bar, di un ristorante o di un qualunque locale palermitano che venda cibo: se volete approfittare del clima mite della vostra città, mettendo qualche tavolino all'aperto e servendo le consumazioni ai tavoli, dovrete costruire un gazebo sul marciapiede lasciando almeno due metri per il passaggio. Poco importa se a Palermo si contano sulle dita di una mano marciapiedi tanto grandi.

Benvenuti nel Far west dei gazebo, una vera e propria giungla dove tutto regna meno che la certezza delle regole. I sequestri e le conseguenti polemiche fra gli esercenti e l'amministrazione comunale sono ormai praticamente all'ordine del giorno, sollevando ogni volta un vespaio. Una vicenda intricata, di cui da anni non si riesce a venire a capo e che presenta alcuni aspetti indubbiamente singolari.

IL PROBLEMA SANITARIO
Ma perché tutti vogliono un gazebo? Perché altrimenti nessuno potrebbe servire cibi o bevande all'aperto, grazie a un veto dell'Asp che non ha eguali in nessun'altra città italiana. Secondo l'azienda sanitaria locale, per evitare il contatto con “agenti inquinanti striscianti o volanti”, ovvero animali dotati di ali o di zampe, è necessario seguire una serie di prescrizioni che obbligano a farlo dentro strutture che abbiano un tetto, delle pareti laterali, zanzariere, vetri oscurati e tanto altro ancora. In poche parole un gazebo. “Ma è assurdo - dice Gigi Mangia, presidente della Fipe, la Federazione italiana dei pubblici esercizi - allora dovremmo chiudere l’intera città e servire cibi e bevande solo nelle sale operatorie”. “Abbiamo incontrato un paio di volte i vertici dell’Asp – dice l’assessore alle Attività produttive Felice Bruscia – ci avevano assicurato maggiore elasticità ma non ci sono stati risultati. E’ incredibile che questo veto ci sia solo qui, anche perché ci troviamo con gazebo perfino nelle piazze storiche, accanto ai monumenti”.

IL REGOLAMENTO
Anche per questo motivo, la prima giunta Cammarata, nel marzo del 2007 dispose delle linee guida per la costruzione dei gazebo che dovevano essere solo l’anticamera di un vero e proprio regolamento che, a distanza di anni, è ancora in discussione in consiglio comunale. Elaborato dall’amministrazione ma risultato in contrasto con le norme del codice della strada, che vietano l’occupazione della carreggiata, nel 2008 venne rimandato al mittente da Sala delle Lapidi. Peccato, però, che l’amministrazione non l’abbia corretto a dovere e che la proposta sia finita ostaggio dei veti incrociati dell’Aula. Riunioni, incontri, summit tra consiglieri di maggioranza e opposizione e commissioni coinvolte che si trascinano senza alcuna soluzione. Basti pensare che lo scorso agosto, prima della chiusura estiva, Piazza Pretoria aveva incaricato due commissioni consiliari di studiare il caso, concordare gli emendamenti fra le parti e portare l’atto bello e pronto in Aula per i primi di settembre per una rapida approvazione. “Ma eravamo presenti solo in tre o quattro e non si è fatto nulla”, commenta il consigliere Manfredi Agnello. “Molti colleghi non vengono alle riunioni ma poi in Aula fanno opposizione solo per bloccare l’atto – continua Agnello - non c'è volontà di farlo per non mettere regole agli esercenti, perché molti non vogliono inimicarsi parte dell’elettorato a pochi mesi dalle comunali”. La Fipe, la Federazione italiana dei pubblici esercizi, ha anche presentato una proposta di regolamento, che però “Sala delle Lapidi ha ignorato, solo in pochi l’hanno letta”, dice Gigi Mangia. “Abbiamo fatto un grande lavoro, insieme alle associazioni dei consumatori e agli ambientalisti, confrontandola con i regolamenti delle altre città, confezionando una proposta che faccia il bene della collettività. Secondo noi ci sono troppi gazebo, bisogna mettere delle regole. Mentre politici e amministratori sono distratti, chi questo Paese lo vive e lo mantiene cerca delle soluzioni”. Una mancanza che ha, di fatto, impantanato la macchina amministrativa creando difficoltà anche ai commercianti che vorrebbero rinnovare le autorizzazioni.

AUTORIZZAZIONI IN CONTRASTO
Per costruire un gazebo, però, servono alcune autorizzazioni: è necessario recarsi al Suap, lo Sportello unico per le attività produttive, e cominciare un iter burocratico che prevede anche il via libera della sovrintendenza, del centro storico o dell'edilizia privata a seconda della zona, dell'ufficio traffico dei Vigili urbani e infine un ulteriore passaggio al Suap. “Ci sono continui ritardi nel rilascio delle autorizzazioni – accusa Mangia – bisognerebbe semplificare le procedure e creare uno sportello unico. In più, se non si autorizza la somministrazione all’aperto, costruirli non serve a nulla”. Dall’assessorato assicurano che per l’iter servono all’incirca 30 giorni, ma confermano le difficoltà con l’Asp. Ma a creare problemi è anche la discrepanza temporale fra l’autorizzazione del Suap, che ha durata triennale, e quella dell’ufficio Traffico di durata annuale. Con il risultato che se quella annuale non viene rinnovata, quella triennale rimane comunque in vigore: in pratica l’amministrazione contraddice se stessa. Un paradosso evidenziato anche da alcuni giudici che, nel caso di ricorsi dei proprietari dei gazebo, hanno dato torto al comune. “Bisognerebbe armonizzarle – dicono dalla Fipe – perché se un imprenditore sa che il gazebo resterà per tre anni farà una spesa maggiore, costruendo qualcosa di solido e di esteticamente gradevole il cui costo può essere ammortizzato nel tempo. Altrimenti non spende tanti soldi. Questa situazione crea solo clientele”.