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L'accusa chiede 8 anni

Antinoro, si decide



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Cinquanta euro per un voto. Tanto, secondo l'accusa, sarebbero costate le preferenze nelle regionali del 2008 nel quartiere di Resuttana. Così Antonello Antinoro, eurodeputato del Pid, avrebbe pagato tremila euro per un pacchetto di sessanta voti, costatigli inoltre un'imputazione per voto di scambio. Una storia venuta alla ribalta nel maggio 2009 da un'inchiesta antimafia dei carabinieri di Palermo che oggi dovrebbe approdare a un primo giudizio da parte del tribunale palermitano.

Una storia che si è ingrossata con le dichiarazioni dei pentiti. Michele Visita, che avrebbe assistito allo scambio di denaro con Agostino Pizzuto e Antonino Caruso, uomini del mandamento di Resuttana. Andrea Bonaccorso, di Brancaccio, che ha raccontato come a Palermo “ogni zona ha il suo candidato” e “Antonello Antinoro era portato dalla 'famiglia' di Palermo Centro ma ho sentito il suo nome anche in altre zone”. Rivelando inoltre come “si doveva votare Antinoro perché in questo modo potevamo arrivare a Mario Re, direttore del 118, per fare entrare qualcuno nel servizio delle ambulanze”. Poi c'è Salvatore Giordano, dello Zen, che ha detto che “Antinoro ce l'aveva in mano la zona di Resuttana”. E Manuel Pasta, proprio di Resuttana, che ha riferito di “non conoscere direttamente Antinoro” ma di sapere che la moglie di Salvatore Genova, reggente della famiglia, aveva ricevuto soldi dal politico.

Antonello Antinoro, anche noto come “mister 30 mila preferenze”, nel frattempo dalla poltrona di assessore regionale ai Beni culturali per l'Udc, è approdato a Strasburgo nel giugno 2009, un mese dopo l'operazione “Eos” che avviava i suoi guai giudiziari. “Infamie”  ha bollato le accuse dei pentiti, o “accuse ridicole”, ma sono state le uniche repliche concesse dopo la pubblicazione da parte dei giornali dei verbali dei collaboratori di giustizia. Per il resto ha mantenuto una condotta processuale ineccepibile. Non si è sottratto neanche a un confronto all'americana con Michele Visita e, quando è stato chiamato al banco, ha risposto alle domande del pm Gaetano Paci che con la collega Lia Sava sostiene l'accusa. “Diedi dei soldi a Galati, circa 1.500 o 2.000 euro, ma servivano per attacchinaggio e volantinaggio per la campagna elettorale. Non ci fu nessuna compravendita di voti”. ha detto in aula, citando Domenico Galati, medico curante di Agostino Pizzuto, nel cui studio si sarebbero svolte le riunioni incriminate. “Mi organizzò un incontro con alcuni suoi pazienti nel suo studio, ma io arrivai in ritardo ed erano rimaste solo poche persone quindi posticipammo tutto di circa una settimana”.

Nella seconda riunione, “Galati mi chiese un contributo - ha detto Antinoro - per darmi una mano in campagna elettorale. Era un rimborso spese per attacchinaggio e volantinaggio. Si trattava di piccole cifre che diedi a lui come ad altre persone che si occuparono di queste attività”. Denaro in contanti consegnato nelle mani di Galati dall'autista di Antinoro, “perché erano piccole cifre. Non c'è una rendicontazione per queste spese spicciole in campagna elettorale”. Galati si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Gli avvocati dell'europarlamentare puntano molto anche sulla perizia ordinata dal Tribunale e redatta da Roberto Genovese, all'interno della quale vengono riportate le intercettazioni integrali tra Antonino Caruso e Agostino Pizzuto. Conversazioni che, secondo i difensori di Antinoro,  dimostrerebbero che i mafiosi discutevano di finanziamento ai partiti piuttosto che dei soldi dati al deputato. In una di queste intercettazioni si sente infatti Caruso dire: "I voti...picchì un voto è... un voto è... La convenzione dei partiti... un voto è stimato 50 euro...". Pizzuto aggiunge: "E quanti ne pigghiò Antinoro?". E Caruso. "Assumma 25 mila voti a 50 euro a voto e viri quantu ci traseru a iddu". Secondo Antinoro e i suoi legali sarebbe questa la vera chiave di lettura delle conversazioni tra i boss. Tesi non condivisa dall'accusa che ha chiesto la condanna dell'europarlamentare a otto anni di carcere. Dietro il banco dei pm anche il comitato Addiopizzo, costituitosi parte civile.