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Live Sicilia

Ma quale giustizia

Giovedì 05 Gennaio 2012 06:38

(rp) Una donna viene accusata di un crimine odioso: di avere massacrato il proprio figlioletto in un vicolo. Indizi pesanti a suo carico. L'avvocato difensore si permette di esprimere qualche dubbio su Livesicilia, partendo dal presupposto che la vittima è certa, ma per il carnefice bisognerà comunque attendere una sentenza. Apriti cielo. Chi è il legale? Uno che vuole mettersi in luce. Uno che protegge ciò che non si può proteggere. Avrebbe dovuto presentarsi in tribunale con un nodo scorsoio, per chiedere l'impiccagione della sua cliente. Il popolo ha già deciso, previa distratta lettura di giornale o fugace occhiata al televisore.

Naturalmente, i sospetti e le indicazioni sono fortissimi. Eppure, sulla bilancia della giustizia probabilità e sicurezza non sempre combaciano. Né è detto che il mostro di un giorno lo sia stato immancabilmente in ogni giorno trascorso. Altro dubbio dell'avvocato Norrito che difende la mamma di Samuele: se è davvero tossicodipendente, come  mai in cella non ha dato segni di astinenza, secondo il suo racconto? Niente da fare, avvocato, ripassi. Nessun verdetto di condanna è stato emesso da chi di dovere? Non conta. Per i lettori di Livesicilia, la donna incriminata è la rappresentazione di una oscenità inappellabile. Tagliatele la testa. E non c'è bisogno di chiamare il boia.

Sono, peraltro, gli stessi lettori che in parte (genericamente intesi) metterebbero la mano sul fuoco per un ex presidente della Regione incarcerato dopo sentenza definitiva. Dice: ma che c'entra? Sul piano della coerenza reale e orizzontale c'entra, eccome. Come si fa a lapidare con la mano destra, in nome dello stesso principio d'equità,  la protagonista di una storia che non ha attraversato nemmeno il primo grado di giudizio (quando si chiede la normalità: solo di avere un 'idea aperta a revisioni, senza considerarla assoluta fino al pronunciamento) e ad assolvere moralmente - in contemporanea e giurando sulla sua innocenza - con la mano sinistra un uomo che patisce i suoi anni in galera dopo una pena passata in giudicato? Non si scontano evidenti pregiudizi di accosto, di natura personale e di relazione? Non c'è qualcosa che non funziona nell'interpretazione diffusa della cronaca giudiziaria? E' perenne responsabilità dei giudici o dei giornalisti se il profilo della giustizia somiglia a una ghigliottina, a un Colosseo, a un tiro di dadi, alla ruota delle esecuzioni in piazza? O possiamo chiamare in causa un po' delle certezze e delle simpatie della brava gente, incollata alla tv? Voi che ne dite, lettori?
Ultima modifica: 05 Gennaio ore 07:48

 

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Commenti

  • 2012-01-05 07:47:10

    Il potere dei media e' enorme,sbatti il mostro in prima pagina ed il popolo forcaiolo lo vorra' morto.Se di contro si addolcisce la pillola allora si sara' mossi a compassione. Un tempo era informazione,ora e' condizionamento.

  • 2012-01-05 08:54:04

    Insomma, mi pare di capire che in favore di una donna che ha selvaggiamente ridotto in fin vita una creatura indifesa, la sua creatura, si devono per forza trovare tutte le attenuanti del caso in nome del solito immancabile buonismo, che poi è quello che da sempre nel nostro Paese rende la vita facile a criminali, delinquenti, pervertiti e violenti d'ogni estrazione e provenienza. Anche questa volta nessuno tocchi Caino (esiste pure un'associazione), altrimenti il cattivo sei tu, poi se Abele è ridotto com'è ridotto pazienza.
    Ieri non ho letto nessun commento in cui si chiedeva all'avv. Norrito di presentarsi in Tribunale col nodo scorsoio, nè ho letto che la madre di Samuele non avrebbe diritto alla difesa, si è semmai detto che il legale in questione proclami di certezza di innocenza della sua assistita poteva pure evitarseli e forse se li sarebbe pure evitati se prima di assumere il patrocinio fosse andato a visitare il piccolo ancora ricoverato per le terribili sevizie. Quanto al paragone con Cuffaro, francamente non vedo il nesso o forse si vuol dire che l'ex potente è difeso fino all'estremo dai suoi tifosi mentre la poveraccia no. Personalmente non assolvo Cuffaro, dico solo che sta pagando colpe sue e non sue, in pratica se ci fosse giustizia dovrebbe essere in bella compagnia. Visto che dobbiamo fare paragoni, in ogni caso Cuffaro ha avuto meno attenuanti di quante ne verranno trovate per la madre di Samuele.

  • 2012-01-05 09:29:38

    Le sfugge in modo abbastanza clamoroso la differenza tra un'accusa e una condanna definitiva.

  • 2012-01-05 09:49:37

    In altri tempi (o forse anche oggi) si dice che il popolo volesse le tre "effe": feste, farina, forca !, spero che questo detto non sia più di moda.
    Non c'è niente di più pericoloso: non si corra il rischio di fare un passo indietro nella storia. Lasciamo che l'avvocato Norrito difenda la signora e che la magistratura faccia il suo corso.

  • 2012-01-05 09:57:39

    inizio d'anno e Roberto Puglisi provoca...
    Anche con qualche accostamento e immagine forzata.
    Ho letto della notizia e a sufficienza per capire che non si possono emettere giudizi sui giornali.
    Siano giudizi di commentatori che di giornalisti.
    Questi, i giornalisti, ci abbagnano il panuzzo nelle storie che possono provocare la voglia di forca o di colosseo..
    Saluti

  • 2012-01-05 10:09:45

    Il problema vero è che, in ogni caso, in attesa di giudizio o giudicato, le persone restano ferme nelle loro idee iniziali, a torto o a ragione. Perchè l'eventuale giudizio non fà cambiare idea???
    E' il caso di Cuffaro, è stato condannato ma chi lo difendeva rimane convinto della sua innocenza e chi lo accusava a maggior ragione oggi è convinto della sua colpevolezza.
    Non è che ci sia una scarsa fiducia nella giustizia Italiana ?????
    A voi l'ardua sentenza!!!!!!!!!!!

  • 2012-01-05 10:53:25

    Credo sia giusto e doveroso che questa donna abbia il sacrosanto diritto alla difesa; credo che sia ancor più giusto che, se eventualmente condannata, non goda di attenuanti generiche che possano mitigare la pena( mi auguro in tal caso che possa marcire in galera, ripensando in ogni istante della sua vita a ciò che ha fatto). Naturalmente ciò non vuol dire essere nè forcaioli, nè giustizialisti.

  • 2012-01-05 11:47:06

    è chiaro che i lettori nel caso della madre danno per scontato chè è lei l' autrice dell' atroce delitto mentre nel caso del nostro Presidente i lettori sono scettici nel crederlo colpevole di avere aiutato la mafia essendo le prove abbastanza inconsistenti e le sentenze sono delle ricostruzioni ipotizzate dalla procura e poi condivise dai giudici.
    Troverei più interessante a proposito di mala giustizia proporre il caso del gip che ha copiato e incollato quanto trascritto dal pm per discutere del pregiudizio che purtroppo condiziona negativamente molti magistrati nello svolgimento delle loro funzioni. (fratello di reina = colpevole, sorella di Antonoro = colpevole ; Totò Cuffaro = colpevole)

  • 2012-01-05 11:51:06

    Io credo, piuttosto, che il sacrosanto diritto alla difesa debba averlo il piccolo. Sinceramente, in questi casi limite in cui sono i bimbi a soccombere comunque, poco mi interessa delle differenze tra accusa e condanna. Mi resta la rabbia di vivere in una società che non è in grado, nel 2012, di difendere i più deboli.

  • 2012-01-05 12:45:41

    Mettiamola così:
    - Cuffaro avrà mietuto vittime che avrebbero potuto difendersi in mille modi, anche facendo regolare denuncia all'Autorità Giudiziaria; se oggi egli paga da solo, evidentemente conviene anche a lui stare zitto ed aspettare la fine pena.
    - La madre di Samuele ha usato violenza su di un bimbo indifeso che mai avrebbe potuto difendersi e per ciò stesso suscita nell'opinione pubblica la giusta collera anche "forcaiola" della gente che condanna (io il primo e senza appello) chi violenta o uccide i propri figli.
    --
    Sig. Puglisi, lei è genitore ??
    Ritengo di no, perchè se lei fosse genitore, anche il più buonista del mondo, ed avesse fatto incomparabile esperienza di tenere in braccio il proprio bimbo sin dai primissimi giorni di vita, la sola l'idea della violenza subita dal piccolo Samuele la avrebbe oltremodo fatta imbestialire.
    Il problema è cosa scorre nelle vene, se sangue o vino moscato ..........

  • 2012-01-05 12:48:50

    Io sono imbestialito contro questa violenza, ma aspetto una sentenza per condannare senza appello. Distinguo l'orrore dalla colpa, che peraltro ritengo probabile. Basta essere persone.

  • 2012-01-05 13:06:51

    Si gioca con le parole...condanna senza appello, orrore, colpa...
    La condanna di cui si parla è già definitiva, già solo per il fatto che si tratta di una madre che non è stata in grado di proteggere il suo piccolo, da sè stessa qualora colpevole, dagli altri qualora si accerti (e scusate la cinica ironia) che Samuele non sia protagonista di atti di autolesionismo!
    E, per precisare, non si intende condanna all'impiccagione ma di una condanna morale, grave e pesante. Orrore e colpa camminano di pari passo, quando si parla di bimbi! E' solo il mio pensiero.

  • orbene:
    l'asse del raggionamento sulle vicende di cui parliamo si sta spostando verso la bonta' o meno della procedura penale che giustamente impone la difesa di tutti i presunti colpevoli di reato.

    Archiviamo questa parte e concentriamoci su cio' che ci deve coinvolgere di piu'.

    La medesima societa' pseudocivile che ha convissuto con la malapolitica cuffariana ha convissuto e convive con le periferie degradate dove la violenza e l'abbandono dei minori e' prassi consueta.

    Gli eventi drammatici sono potenzialmente davanti ai nostri occhi, ma ci giriamo dall'altro lato.

    Il questuante col bambino scalzo che chiede l'elemosina sotto la pioggia sara' considerato un criminale solo quando portera' il figlio in ospedale con la polmonite fulminante?

    I vigili che osservano da lontano questo spettacolo e noi automobilisti di passaggio siamo assolti?

    Meritiamo anche noi una difesa per la insensibilita'?

    Ci accaniamo sul politico condannato mentre assistiamo allo scempio di una citta' degradata sotto tutti i punti di vista.

    Ci assolve il fatto che i regnanti non sono condannati?

    Spostiamo l'asse dell'accusa verso di noi e poi andiamo da Samuele e gli spieghiamo che la condanna o l'assoluzione della madre sara' un epifenomeno accessorio della nostra malafede.

    Aspettiamo la sentenza definitiva per la madre di Samuele: per noi non c'e' bisogno di processo.

    La mancanza di un minimo di sensibilita' e di ragione ha creato i mostri.

  • 2012-01-05 13:15:21

    VERISSIMO!

  • 2012-01-05 13:39:52

    Adesso...ne ho fin sopra i capelli di sentir dire che la responsabilità è di tutti noi, nessuno escluso! Il richiamo, per conto mio, rimane all'agire per competenza! Per tornare all'esempio di alice...: è il vigile che deve intervenire a protezione di quel bambino scalzo. Io, automobilista, posso sensibilmente indignarmi, commuovermi, dire una parola al questuante ma se la protezione del bambino scalzo è legata a me automobilista (ovvero società civile in genere), quel bambino ne prenderà 100 di polmoniti! Vigili, servizi sociali, magistratura, agiscano per competenza a tutela dei minori!!!

  • 2012-01-05 14:08:16

    Condivido l'invito a non condannare chi ancora non lo è stato nemmeno in primo grado. E' un atteggiamento civile e civico, prima ancora che tollerante o buonista, come è stato definito.

    Ma perché stupirsi della reazione violenta di chi assiste con disgusto ad un fatto di disumana ferocia? noi lettori siamo stati forse abituati a simili "sottigliezze"?
    Da almeno un ventennio la Stampa, aiutata da manine anonime dei vari Palazzacci, non ci ha forse indotto a condannare senza conoscere, con la sola lettura del titolo di testa? E non è forse vero che chi ha cercato di ragionare senza farsi trasportare dal sentimento dei più, è stato di volta in volta appellato con tutti i vocaboli atti a definire uno stato delinquenziale quantomeno potenziale?

    Mi si permetta poi una considerazione. Per me, e forse non solo per me, la vita umana ha un valore inestimabile. Chi uccide compie l'atto più spregevole che si possa compiere, infinitamente più grave di qualsiasi mega- furto, di qualsiasi malgoverno: è il gesto ultimo, da cui non si può tornare indietro, che non è rimediabile. Massacrare un bambino, poi...un proprio figlio... Per cui non mi convince il paragone da lei fatto, dott. Puglisi.

    Anche per un'altra ragione.
    Lei scrive del nostro "doppio pesismo". A me viene in mente un certo Scarantino, anch'egli condannato in modo definitivo.
    E rifletto anche su quanto alcuni magistrati abbiano contribuito, consapevolmente o no, a creare un clima di sfiducia in loro e nel loro operato.

    Non so se la mamma di Samuele sia colpevole e fino a che punto, e credo che l'avvocato difensore non avrà un facile compito.
    Ma non so nemmeno se Cuffaro sia colpevole. All'epoca lessi gli atti pubblicati da Live e francamente non trovai alcuna prova certa, ma indizi e ricostruzioni non perfettamente aderenti ai fatti e incapaci di dare risposte chiare a molte domande. Certo, è la mia opinione ed io non sono magistrato.Ma sono confortata dal fatto che poche ore prima della condanna, il Procuratore Generale della Cassazione chiese l'assoluzione per l'ex Presidente della Regione.

  • 2012-01-05 15:57:23

    Mi complimento con Ipazia per il suo intervento.

  • 2012-01-05 20:29:03

    Dr. Puglisi, mi stupisco del suo stupore.
    La cronaca di tutti i giorni è popolata da tricoteuses che inveiscono contro i malcapitati che hanno la disgrazia di essere sfiorati da un sospetto. L’opinione pubblica è stata educata al linciaggio e certa stampa non è esente da colpe in questa deriva forcaiola che ha fatto della presunzione di innocenza un principio guardato con fastidio. Quando, al primo cenno di avviso di garanzia, alcuni giornalisti non forniscono un quadro obiettivo che tenga in eguale considerazione le ragioni dell’accusa e della difesa ma sposano le tesi dell’accusa, trascinano l’indagato in piazza e lo espongono a processi sommari, fanno quella che Ostellino chiama macelleria mediatica e che Maurizio Tortorella ha bollato in un suo libro dal titolo “ Come i processi mediatici hanno ucciso il garantismo in Italia”. In esso l’autore, prendendo spunto da una intervista rilasciata nel 1993 dall’allora Procuratore della Repubblica di Milano Francesco Saverio Borrelli nella quale questi riconosceva che con le indagini preliminari il grande processo pubblico è già avvenuto e la sentenza diventa una cosa quasi secondaria che riguarda formalità procedurali, scrive: “A distanza di tanti anni dall’intervista le cose sono peggiorate, si può dire che il processo non conta più e che il processo vero, quello che viene celebrato sui giornali e in televisione, prescinde da ciò che avverrà nelle aule giudiziarie. Nei resoconti dei giornali contano solo le indagini preliminari, i materiali dell’accusa, le ipotesi che schiaccerebbero gli indagati. Come va a finire una storia giudiziaria che magari ha conquistato pagine e pagine nel momento delle indagini preliminari quasi non interessa più a nessuno. Il processo, quello vero, è velocissimo e si esaurisce nella fase preliminare assieme al garantismo ormai finito. La formula ipocrita che dilaga è: difendersi nel processo e non dal processo anche se il processo è ormai diventato solo una formalità procedurale e il tribunale dell’opinione pubblica ha già emesso il suo verdetto. Come si fa a difendersi nel processo mediatico che sostituisce quello vero, l’unico che davvero conterebbe in uno Stato di diritto?”.
    Questa tendenza alla macelleria è stata cavalcata da giornalisti che hanno costruito rendite di posizione scrivendo libri che sono solo un copia e incolla delle veline delle Procure e che certamente non hanno fatto tesoro della raccomandazione di Karl Kraus il quale ammoniva con queste parole: “Chi ha qualcosa da dire si faccia avanti e….taccia”.

  • 2012-01-05 22:57:04

    Caro sig. Mandalà. quelli come lei sono la gioia di chi abitualmente delinque sapendo che in Italia delinquere oggettivamente comporta un rischio molto minore che in altri Paesi che adottano sistemi giudiziari sicuramente meno facilemente aggirabili rispetto al nostro. Apprendo dal suo commento che il garantismo in Italia è stato praticamente fatto fuori, non esiste più, esistono solo i linciaggi di una certa stampa forcaiola con conseguente goduria e buona pace di chi mette nella pattumiera la presunzione d'innocenza. Questo suo commento, o rimprovero, lo mandi per piacere a tutte quelle vittime e famiglie delle vittime di stupratori, ladri, pedofili, mafiosi e criminali d'ogni genere e specie che pochi anni dopo, per non parlare di mesi, dopo la condanna di chi ha distrutto loro la vita, se li ritrovano a piede libero e magari sotto casa a ricominciare, loro si, la solita vita improntata a fare il male del prossimo, tranne quei pochi casi di ravvedimento. In un Paese dove si tutela di più chi fa del male che non chi lo ha ricevuto, in un Paese dove un giudice distratto o un avvocato furbo, dove la lentezza procedurale e una conseguente decorrenza di termini di custodia, ti rimette in società un criminale dopo breve tempo, in un Paese dove la certezza della pena vale per i deboli e non per i forti, in un Paese dove ci si preoccupa più delle condizioni dell'omicida quando è in galera che non della vita distrutta della vittima, lei parla di garantismo che non esiste più, lei si scandalizza per chi prova ripugnanza e chiede giustizia di fronte ad una barbarie come quella di cui stiamo parlando. Nel caso specifico chi ha ridotto in quel modo Samuele, il vicino di casa o il postino....oppure le sigarette spente sul sul corpicino le ha spente davvero il fratellino come sostiene la madre snaturata? Tranquillo Sig. Mandalà, la povera disgraziata che ha ridotto in quel modo il figlio se la caverà, come se la cavano tutti tranne rari casi, lei, se mi consente, invochi il garantismo semmai per quella creatura che ancora in un letto di ospedale che sta cercando ancora di capire in quale specie di mondo l'hanno fatto nascere.

  • 2012-01-06 08:41:30

    Caro Prince, la rimando alla risposta data da Roberto Puglisi a Cinico

  • 2012-01-06 09:02:03

    Ma Prince,mi faccia capire,lei ha visitato il piccolo Samuele per affermare con tanta certezza che ha traccia di sigarette spente sulla manina?e se si,lei è un medico legale per determinare che quella bruciatura è una sigaretta spenta?potrei porle altri mille quesiti per smontare la sua analisi superficiale e,mi permetta,da caffè.

  • 2012-01-06 10:19:20

    Caro Ignazio, lei è evidentemente poco informato sull'accaduto, visto che le cronache hanno riportato il referto medico sul corpo del piccolo dove si evidenziavano per l'appunto bruciature riconducibili a sigarette, che infatti la madre ha ammesso dichiarando però che le stesse erano state causate dall'altro figlioletto. Qui siamo di fronte ad un trattamento ripetuto e continuato a cui il piccolo era ripetutamente sottosposto, lo ha ammesso anche il compagno della donna, culminato questa volta con lesioni gravissime che solo un convivente poteva causare, non certo cadute o incidenti. Sulle condizioni attuali di Samuele ha scritto su questo giornale una persona che lavora all'ospedale dove il bimbo si trova e lo vede ogni giorno....legga, legga Ignazio, tra un caffè e un altro, invece di smontare l'evidenza.

  • 2012-01-06 11:58:47

    Mi scusi caro signor Prince ma io sono un animale a carburazione lenta e ho realizzato in ritardo la sprezzante valutazione di me nel suo commento.
    Le chiedo: come sono quelli come me? Me lo dica perché io non lo so. Io so di me e di me le dico che sono da tredici anni sotto processo senza che si sia giunti ancora ad una sentenza definitiva. Intanto ho scontato sei anni di carcere preventivo che si potrebbero rivelare non dovuti, sono oggetto di attacchi continui, di cui il suo commento è solo la versione più civile, con i quali mi si contesta una mafiosità che è ancora sub judice, la mia reputazione è stata devastata, l'opinione pubblica, quella si, mi ha condannato definitivamente riservandomi un trattamento di sprezzo e di emarginazione, e tutto ciò grazie ad uno Stato che non ha saputo definire in tempi ragionevoli la mia vicenda.
    Non le pare che, giusto quanto lamentava Beccaria,la pena, seppure diventerà definitiva, sarà una pena doppia perché si aggiunge a quello che ho già sofferto e ingiusta perché inflitta ad un uomo che dopo tanto tempo non è più lo stesso uomo?
    Le pare che la lentezza procedurale mi abbia giovato e che le garanzie nel mio caso siano state rispettate?
    Le pare che, ammesso che io abbia fatto del male, nonostante ciò io sia stato tutelato, come lei afferma?
    E siamo così fuori dal mondo Tortorella ed io quando diciamo che i processi mediatici hanno ucciso il garantismo?

  • 2012-01-06 13:20:21

    Assolutamente Sig. Mandalà, non mi pare proprio di averla tacciata di mafiosità, e perchè poi non conoscendo tra l'altro la sua vicenda. Una cosa ci accomuna, anche se cambiano le sfumature, una sostanziale sfiducia verso una giustizia che in Italia comunque non funziona, che nei casi in cui dovrebbe essere ferma a tutela della società civile non lo è, mentre diventa spietata e inflessibile in taluni casi meno gravi di altri come tipologia di reato, nei quali i nostri magistrati invece appaiono a sorpresa severissimi. Che poi su determinati reati si costruiscano spesso spettacoli mediatici coin sentenze precostituite dove le vittime passano presto nel dimenticatoio mentre i colpevoli e i loro avvocati diventano star televisive che passano da una trasmissione all'altra, rilasciando probabilmente a pagamento interviste e memoriali. Quello è un altro discorso, quella è la spettacolarizzazione dei reati in nome degli indici di ascolto, in quel caso gente barbaramente uccisa diventa inconsapevolmente regista di squallidi film dove viene uccisa per la seconda volta.
    Nal caso di Samuele, ripeto ancora e non scriverò più a tal proposito, è una forma di violenza talmente evidente nelle origini e nelle motivazioni, che, fermo restando il diritto inalienabile alla difesa della madre, non credo ci siano dubbi. Capisco che il compito dei soliti buonisti è sempre lo stesso, loro, se li prendessero, troverebbero scusanti anche per quei due animali romani che hanno ucciso ieri un papà cinese e la sua bambina di pochi mesi, il tutto per rubargli il denaro. Nessuno tocchi Caino....alla faccia di Abele.

    Un cordiale saluto.

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