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Live Sicilia

La violenza, il dolore, lo schiaffo
E la madre crolla al processo

Martedì 24 Gennaio 2012 17:39 di Andrea Cottone

Una madre con l'orecchio attaccato alla porta che sente la figlia domandare: "Perché l'hai fatto?". L'altra voce risponde: "Ah, allora non stavi dormendo". Una voce molto familiare, quello del fratello della donna. Ma lei non ci crede, non ci vuole credere. E quando il mattino dopo la figlia va per raccontare cosa fosse accaduto la sera prima, la madre le da un ceffone. Non doveva parlare. Sono passati oltre dieci anni da questo episodio e la donna, oggi, si è seduta sul banco dei testimoni ed è crollata. Con voce balbettante, gli occhi lucidi, sempre sul punto di scoppiare in un pianto a dirotto, ha confessato il suo enorme senso di colpa per non aver dato retta alla figlia, per non averla assecondata e per averla, invece, fatta emigrare a Londra.

La scena al tribunale di Palermo. Il giudice capisce subito che non sarà un'udienza semplice. Interrompe la donna solo per invitare la figlia, oggi maggiorenne, ad allontanarsi dall'aula e a non soffermarsi sulla porta, ma a farsi un giro per i corridoi del palazzo. Non importano i nomi e i cognomi, la giovane ha già in viso i segnali di una vita difficile, non serve puntarle addosso ancora un faro. La vicenda si svolge nell'ultimo scorcio degli anni '90. La situazione familiare in cui matura è difficile, il padre è andato a Londra a lavorare ma non è più tornato, lasciando nei guai la sua famiglia. Madre e figlia devono cercare ospitalità dalla nonna. Quella sarebbe diventata una sorta di casa degli orrori. Si perché la ragazza sarebbe stata abusata sessualmente da uno zio, e molestata da un altro. Aveva appena 14 o 15 anni. E i parenti, forse per coprire ciò che non si poteva dire, la accusavano di ricevere in casa il fidanzatino, con cui ha poi compiuto la classica "fuitina".

Ma qualcosa si sapeva. La madre non poteva far finta di niente ma, quando si è decisa ad affrontare la questione, ha trovato in casa una riunione familiare, con tutti i fratelli e anche i cognati. Ha accompagnato la figlia alla caserma dei carabinieri ma con lei è andata tutta la famiglia. La ragazza non ha detto una parola. L'unica soluzione era di mandarla a Londra, dal padre che era fuggito anni prima. Così, fra il 2000 e il 2005, la ragazza cresce in Inghilterra, studia, cerca di farsi una vita. Poi torna a Palermo. "Per cinque anni non l'ho più vista" dice oggi la madre, "da allora abbiamo cominciato a parlare".

Così si arriva al processo. La posizione di uno degli zii è oggetto di un procedimento separato. Quello di cui si deciderà la prossima settimana è la posizione dell' altro zio, per molestie. "Quando aveva quindici anni si sedeva sulle ginocchia dello zio, mio fratello - conclude la donna - ma immaginavo fosse solo un normale rapporto fra nipote e zio". O fra l'orco e la vittima.
Ultima modifica: 24 Gennaio ore 17:45

 

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Commenti

  • 2012-01-24 18:45:15

    trovo veramente assurdo che su articoli toccanti come questo che dovrebbero aprire gli occhi e le coscienze di noi tutti il popolo degli assidui commentatori di livesicilia sia latitante.
    tutti bravi a scrivere commenti su questo o quel politico di destra o di sinistra (a seconda delle proprie ideologie ovviamente), ma nessuno forse per distrazione, forse per non coscienza del fenomeno si sente toccato da una storia come terribile questa.
    il piu' grande male di noi siciliani è l'indifferenza, il far finta di niente, il pensare che comunque questo è un problema che è toccato ad altri e non a noi per fortuna, il pensare ci essere immortali e di fronte a tragredie come questa ritenere che tanto capitano solo agli altri.
    finchè non cambierà questa cultura, finchè non si sveglieranno le coscienze, finchè ognuno pensera' solo ai problemi degli altri senza guradarsi dentro, finchè tutto rimarra così la sicilia sarà come ha scritto gia' qualcuno la terra abitata da un popolo senza dignità!
    paco

  • 2012-01-24 20:14:36

    Amaru a cu ci cari

  • 2012-01-24 20:26:03

    Bravissimo paco, è vero quello che scrivi, tristemente vero. Di fronte a tali porcherie le reazioni sono di sdegno fine a se stesso, uno sdegno dettato solo dall'impatto con la notizia ma presto archiviato dalla consuetudine di episodi come questo che sono diventati ormai abituali, oppure c'è l'immancabile levata di scudi del popolo dei buonisti che ci ricordano prontamente che bisogna aspettare i tre gradi di giudizio, sentenze definitive ecc. ecc., facendo come sempre il gioco dei violenti, fino a quando con i violenti non ci incappano loro. Di contro se nell'occhio del ciclone ci finisce il politicante o il personaggio in vista, eccoti dai 70 ai 100 commenti di supporters, amici e beneficiati vari che si scandalizzano o gli avversari che ci godono. La cosa triste è che in Italia non c'è giustizia, non esiste la certezza della pena, chi sbaglia non paga, chi si rende colpevole di infamità come questa o peggiore di questa, quasi sempre paga un prezzo (quando lo paga) molto basso rispetto alla gravità del reato commesso. Questa gentaglia che rovina la vita di esseri umani, che distrugge la vita altrui, non viene neutralizzata, i loro diritti di accusati sono prevalenti rispetto ai diritti delle loro vittime. Nel caso in questione gli zietti e relativi familiari insieme al loro avvocaticchio che sfrutterà tutte le scappatoie ed escamotages che il nostro codice consente, troveranno il modo di passare da infami ad infamati, potete starne certi.

  • 2012-01-24 20:49:29

    Paco, ma che discorsi sono, ora perché nessuno ha scritto frasi di circostanza - tipo i soliti "che vergogna", "schifo", "la solita palermo" etc - ci vieni a fare tutta una retorica fasulla su quanto "il male di noi siciliani è l'indifferenza, il far finta di niente [...]"? Sempre tutti pronti a spalare fango e a fare i maestri di vita, i moralisti, i giudici di morale super-partes. Incredibile, dall'assenza di commenti in un articolo si arrivi a dire "popolo senza dignità".
    Senza nulla togliere all'ottimo pezzo di Cottone, ovviamente.

    Paco, va isa à cardarella.

  • 2012-01-24 20:49:47

    ma non è che ci sia molto da commentare...piuttosto da sentirsi vicine empaticamente a quella ragazza che non solo subisce violenza ad opera dello zio materno (che schifo) ed all'interno del nido (a 15\16 anni sempre bimbi sono)che avrebbe dovuto significare sicurezza e protezione...non parliamo poi della madre, per carità...incapace sotto ogni punto di vista...soprattutto quello affettivo...
    Non basteranno tutte le parole del mondo per spiegare a questa odierna donna, allora ragazzina, che non è colpa sua...che quello che le è successo non è dipeso da qualche suo errore ma dalla mancata evoluzione degli zii dal livello animale al livello umano. Come loro si comportano le bestie. E non credo che il problema sia legato alla categoria sociale di appartenenza.

  • 2012-01-24 21:16:44

    manca un "ma si ritrova pure tutta la famiglia(?!) contro"

  • 2012-01-25 16:42:23

    Per quanto mi riguarda, non scrivere nulla in questi casi è segno di vera indignazione. Non c'è bisogno di scrivere, è una cosa che sento dentro di me, come penso succeda ad altri. Tutto quì

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