Palermo allo specchio
Domenica 05 Febbraio 2012 08:54 di Roberto Puglisi
Lo specchio di Palermo sta sotto i portici in via Mariano Stabile. E’ una porta a vetri opaca. Ognuno reagisce a suo modo, come davanti alle colonne della verità nella Storia infinita. C’erano dei ragazzi cinesi. Una radio poggiata a terra suonava La Macarena. Loro ballavano, guardandosi allo specchio. C’erano delle ragazze africane. Si pettinavano con l’aiuto del riflesso. Si specchiavano. E ridevano. Un cane di nazionalità incerta ha fiutato a lungo la superficie, incuriosito dall’altro cane, il suo gemello, se stesso. Ha abbaiato per vedere la reazione e anche l’altro gli ha risposto, abbaiando. Ha scodinzolato e anche l’altro ha imitato lo scodinzolio. E’ fuggito via, il cane. E l’immagine lo ha accompagnato nella ritirata, perdendosi nel rovescio di via Mariano Stabile, nella copia di una fetta di Palermo dentro il suo specchio.
Ci saranno altri specchi. Altre pozzanghere. Altri pezzetti di cartone lucido, per rubare un frammento in fotocopia. Ci sono gli specchietti delle macchine. Ci sono le vetrine dei negozi. Ma solo nella porta a vetri di via Mariano Stabile la gente si ferma e si guarda con passione. Io li vedo tutti, ogni mattina, quando faccio a piedi la strada per la redazione. Vedo gli immigrati che ridono, danzano, imitano incontri di pugilato, mimano La Macarena. E vanno via come rinfrancati dall’incontro con lo specchio.
I palermitani no, quasi che ci fosse un sortilegio malefico in agguato o un malanno dietro una finestra socchiusa che non devi spalancare mai. Noi sfiliamo velocissimi. Un’occhiatina e via. Nessuno si ferma. Forse abbiamo fretta. Forse non abbiamo voglia di specchiarci e di considerare, sotto i vestiti, la nostra nudità. Forse abbiamo paura. Che spettacolo noi davanti allo specchio e il nulla dall’altra parte. Via Mariano Stabile affollata di ombre.
Ci saranno altri specchi. Altre pozzanghere. Altri pezzetti di cartone lucido, per rubare un frammento in fotocopia. Ci sono gli specchietti delle macchine. Ci sono le vetrine dei negozi. Ma solo nella porta a vetri di via Mariano Stabile la gente si ferma e si guarda con passione. Io li vedo tutti, ogni mattina, quando faccio a piedi la strada per la redazione. Vedo gli immigrati che ridono, danzano, imitano incontri di pugilato, mimano La Macarena. E vanno via come rinfrancati dall’incontro con lo specchio.
I palermitani no, quasi che ci fosse un sortilegio malefico in agguato o un malanno dietro una finestra socchiusa che non devi spalancare mai. Noi sfiliamo velocissimi. Un’occhiatina e via. Nessuno si ferma. Forse abbiamo fretta. Forse non abbiamo voglia di specchiarci e di considerare, sotto i vestiti, la nostra nudità. Forse abbiamo paura. Che spettacolo noi davanti allo specchio e il nulla dall’altra parte. Via Mariano Stabile affollata di ombre.
Ultima modifica: 05 Febbraio ore 10:09
























Il senso di Puglisi per la vita.
Uno specchio. Uomini e donne stranieri, uomine e donne nativi. I primi si guardano, i secondi no. I primi si emozionano per essere finalmente in un luogo desiderato. I secondi non possono sorprendersi e forse non possono desiderare.
Non vediamo bene perchè accecati da fulgida luce o da spesse cataratte? Specchio come metafora di un'anima spenta, orribile a vedersi? Mah, sarà. Io so solo che domani dovrò pagare la luce e l'affitto e non so se mi basteranno i soldi.
Leggo con molto piacere le riflessioni e le "foto" neorealiste del Dott. Puglisi. In questa "foto" (ndr la foto è il "pezzo") vedo la "palerminità" della città e dei cittadini. Puglisi è molto bravo specie quando scrive questi "cadoux"......
Ai lettori del commento di Giocchi-
Così, giusto perché di confusione ne abbiamo già in quantità, segnalo che lo scritto di Puglisi non è "neorealista", ma "iperrealista" e un dono è un "cadeau" e non un "cadou".
Consiglio a Puglisi la lettura di "Le due Palermo", un articolo di Mario Farinella sull'Ora del 30/31 gennaio 1960. Anche lì vi Mariano Stabile (e Ruggero Settimo), anche lì vecchi e nuovi abitanti a confronto, la fretta e la festa, l'angoscia e la gioia.
puglisi.... fai un favore a tutti noi...restituisci la tessera dell'ordine e cambia lavoro
A quando un "Anello (al naso)" sulla scena politica Siciliana? Questa non è una provocazione, lo penso seriamente.
Forse si potrebbe riavere uno specchio, sul quale vengano riflesse immagini che non ci facciano vergognare.
Arg sarà uno di quelli che non si specchia, che non vuole vedere la realtà, che non vuole guardare e rendersi conto di dove cammina. Puglisi non è un mio amico, è un ottimo giornalista.
@ arg
La prego, motivi la sua proposta.
Ad "anello al naso" cultore di lingua fine francese:
?????!!!!
Sempre piacevole, Puglisi. E' vero che ormai abbiamo preso i peggiori modi di essere dei settentrionali, e meno male che c'è sempre un sud più a sud di noi a ricordarci cos'è vivere ed essere uomini e non robot.
Però sa una cosa? Magari non guardano perchè sanno che quella lastra è specchio solo di fuori, ma di dentro è normale vetro.
(versione corretta)
@ Lirio Cammarata
La prendo per un attimo sul serio per offrirle il mio punto di vista. La politica, così come la si considera nei tempi moderni, è irredimibile, senza uscita. Essa, infatti, come concepito duemilaquattrocento anni addietro, dovrebbe essere la categoria massima della filosofia. Cioè: le conoscenze, le sapienze, dette filosofia, dovrebbero confluire nella loro categoria massima, detta politica. Ad essa sarebbe affidata l’amministrazione e la legiferazione. Non è così e, quindi, l’umanità vive una interminabile decadenza di gestione, sotto qualunque bandiera. E’ un problema di uomini, di formazione di uomini. Mi permetto di suggerirle, in proposito, questa lettura tratta dalla rivista S:
“A SCUOLA DI POTERE
di Aldo Sarullo
Il mondo ruota attorno a due parole: Amore e Potere. Sono le due forze, le due chiavi, i due démoni che generano le azioni, le scelte. E le fortune dei tempi e quelle di ciascun essere umano dipendono da esse. Oggi ci occupiamo del secondo, del potere. E se per Fedro, ne La rana scoppiata e il bue, “voler imitare il potente per il miserabile è la rovina”, per l’economista J.K. Galbrigth “più l’esercizio di un qualsiasi potere è antico tanto più sarà benevolo; invece quanto più è recente tanto più sarà innaturale e pericoloso ”. Insomma, l’esercizio del potere si impara e potere sembra una parola facile, intuitiva. Non è proprio così. Potere, infatti, significa possibilità. Invece viene percepito come predominio, abuso, vantaggio e via meledicendo. Dunque, possibilità. Di fare, di non fare, di impedire, di suscitare. Insomma possibilità di intervenire nella vita, propria e altrui. E ciascuno, ognuno di noi, ha un potere, ne esercita uno più o meno importante, ma certamente caratterizzante. Il potere del ciabattino, quello dello spazzino, quello del medico, quello del burocrate, del giornalista, dell’insegnante, del magistrato, del politico. Ciascuno il suo. E più è gratificante più lo sentiamo coincidere con la nostra identità e ci leghiamo a lui. Spesso, invece, ciò che possiamo, il nostro potere, non soltanto non coincide con le nostre capacità, ma ci perviene grazie a strade non di merito bensì di astuzia. Ci troviamo, quindi, ad esercitare un complesso di “possibilità” a cui siamo poco adatti e di cui siamo perfino indegni. Accade spesso e più distanza c’è tra il potere esercitato e chi lo detiene, più quest’ultimo vi si abbarbica e se lo difende con ogni mezzo. E dire che la vita invece è altro, è armonia ed è la Natura che ce lo insegna. Dunque? Dunque sarebbe necessario che l’esercizio del potere degli uomini entrasse nell’armonia complessiva della Natura, della vita. Come tra gli animali, che non fingono, non esagerano, non mistificano, ma esercitano ciascuno la propria indole, la propria forza, le proprie caratteristiche naturali, cioè vere e quindi armoniose. Sembra un’utopia. Anzi lo è. A meno che… Ho una proposta, faticosa. Io credo che, dopo gli studi e gli addestramenti necessari, si dovrebbe inserire tra le materie scolastiche l’esercizio del potere. Accanto a leggere, scrivere e far di conto, si dovrebbe inserire l’esercizio del potere. Dalla Quarta elementare in poi, sino al diploma, i ragazzi dovrebbero formarsi alla conoscenza di sé, alla individuazione delle proprie caratteristiche, alla armonizzazione tra queste ed il fare nella vita. Ma poiché non sempre né spesso la funzione esercitata coincide con le vere capacità di chi ne dispone, si dovrebbe essere addestrati a disciplinare il proprio rapporto con il fare, a riconoscere ciò che è nostro perché lo possediamo nel profondo e ciò di cui invece siamo soltanto i gestori temporanei. Certo, un’Italia così, con un’armoniosa gestione di ogni potere, sarebbe veramente il Paese migliore del mondo. Coraggio dunque, Legislatori presenti e futuri. Prima si comincia e prima si va a regime d’armonia. Una quarantina d’anni dovrebbe bastare.” -
Io…non ce la faccio anagraficamente. Non so lei, ma auguri. Buona domenica.
@Anello(al naso)
Leggere le sue considerazioni rafforzano in me l'idea espressa in precedenza. E con tristezza comprendo che "l'anello (al naso)" di oggi si sentirebbe in politica, la nostra politica, come Gulliver a Lilliput.
Dimenticavo! Seguirò il suo consiglio di lettura. Grazie.
Mah leggo un articolo riportato da Anello che parte dal presupposto che il potere sia innanzitutto "possibilità".
Certo giuridicamente potere è possibilità di produrre effetti giuridici, ma in politica il concetto cambia. Qui Il sostantivo (non il verbo potere), significa soprattutto capacità di essere obbediti, capacità di imporre la propria volontà anche su chi dissente e quindi capacità di decidere le regole della comunità. Solo con una certa misura di astrazione possiamo indirettamente arrivare anche al concetto di possibilità.
Ciò detto, l'esercizio del potere non mi pare possa concepirsi come materia di studi mentre basterebbe non solo studiare seriamente, per acquistare potere nel proprio settore, ma anche rafforzare l'insegnamento della vecchia educazione civica (e via via su questo già noto binario con l'avanzare degli studi) per raggiungere i risultati auspicati riguardo l'esercizio del potere politico.
Quindi Anello, si porti pure in politica...
@lirio cammarata
sembra quasi che lei conosca Anello (al naso).
Io solo attraverso i suoi commenti qui su live.
E mi basta per concordare con la sua proposta.
E' un peccato il commento di Orazio. Rivela, accanto alla sua conosciuta vis polemica talvolta apprezzata, una incapacità di fondo di riempire di contenuti di più ampio respiro alcuni fondamentali concetti della vita collettiva. Confonde l'acquisizione del potere (certo anche discendente dalla preparazione)con l'esercizio del potere e cioè con il modo di operare. Dimentica come e quanto l'armonia trasformi una azione in una azione utile e bella. Insomma non capisce, Orazio, perché gliene mancano i recettori di sensibilità (non l'intelligenza) che l'individuo potrebbe venire addestrato non a conquistare il potere, ma ad esercitarlo con armonia. Ma credo che sia superfluo seguitare. Vede, Lirio, com'è difficile raggiungere traguardi anche elementari, ma lontani dalle abitudini della nostra civiltà decadente?
Buona cena.
(testo corretto)
Cara Antonella, io non conosco Lirio Cammarata come non conosco lei e gli altri commentatori. Vi è una situazione logistica che me lo impedisce. Però…qualche volta ci organizzeremo e ci daremo un appuntamento collettivo. Con Voi, con Giuseppe Rossi, con Ipazia, con Mariele, con Marcella e tanti altri. Cordialità e tanta simpatia.
Perchè la nostra vita quotidiana è fatta anche di questo, soprattutto di questo. Particolari, gesti, rumori, sensazioni, sorprese, odori. E' quello che ci restituisce Roberto P.
Grazie
Peppino Mazzone
Anzi, perchè non mi mandi qualcuna delle tue scansioni di vita quotidiana che le pubblico sulla mia rivista letteraria, rigorosamente online, ScrittoriMaledetti&SconosciutidiquestaSpaventosaIsolaVentosa ? (tutto unito)
Effettivamente non ho il piacere/onore di conoscere personalmente il Signor Anello (al naso). Anche io, leggendo i suoi post, ho intuito che dietro a quel nick c'è una grande intelligenza.
Intelligenza e serietà sono ormai qualità rarissime, specialmente nel nostro orizzonte politico.
Al giornalista si chiede la cronaca, ma per fortuna anche la riflessione. Ancor meglio quando questa scava nel proprio bagaglio personale. Grazie per lo scritto. Molto intenso.
cordialità
Il guardarsi allo specchio fa'sempre male quando non si sta bene con se stessi e i palermitani in questo momento hanno ben poco da star bene, ma nel loro stare male e fuggire dallo specchio non fuggono dal bivaccare sotto i portici del centro a guardare lo spettacolo dei piu' allegri e danzatori stranieri, che in 2 secondi fuggono all'apparire dei palermitani in divisa ,ammirandone le performance di velocita'. Ed ecco spunta lo specchio, ci si riflette in quello specchio, : ahh...anche per loro e' finita la pacchia!!! vennu ca' ma fari chi'??!!... e cambiano direzione, verso il bar per il " solito"-----
Il cinese,il marocchino...non sono palermitani.
Personalmente,da palermitano,non mi saprei guardare allo specchio di una vetrina,se non furtivamente.
Perche' ????
Perche' ho perso la speranza nel futuro di questa citta' che amo piu' di me stesso.
Perche' mi chiedo :sono vittima o anche artefice di questo degrado.????
Possibile che ci siano le solite facce a candidarsi,con le solite prese in giro?
I palermitani non hanno piu' niente da ridere..hanno perso,e lo sanno.
Sanno che ne destra ne sinistra potra' risollevare questa citta'..ormai spenta.
@ Anello
due cose: in primis io da giurista mi sono attenuto alle universalmente riconosciute definizioni di "potere".
Non ho mai scritto nè pensato che l'alata proposta sia irrealizzabile, anche perchè esistono diverse scuole che insegnano già oggi ad essere uomini e donne di potere. Ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Però avrei paura di qualcuno che su scala nazionale insegni ad esercitare il potere, perchè in primo luogo ognuno di noi conviene sul fatto che il potere debba essere esercitato bene, ma diverge su ciò che sia bene o male e poi, a ben vedere, è probabile che i pessimi insegnanti prevalgano sui buoni. A meno che, appunto, gli insegnamenti non siano ancorati saldamenti a quei valori civici condivisi ai quali facevo appunto riferimento. Questo era ed è il mio pensiero, nel quale non riscontro, nè sono dati riscontrare, vis polemica e mancanza di comprensione dei fenomeni.
@ Anello
in conseguenza del mio pensiero è evidente che non ero ironico quando ritenevo che lei (come la maggior parte delle persone di cultura e buon senso) fosse idoneo ad esercitare il potere. Poi in democrazia il problema non è tanto di chi esercita il potere, ma, soprattutto, dei buoni e forti anticorpi che devono (dovrebbero) attivarsi in caso di cattivo esercizio dello stesso.
@ Orazio
Il brano di Sarullo parla anche del potere del ciabattino. Lei, invece, continua a parlare del solo solito potere. Sposti suoi ricettori; io ho parlato d'altro. Sia un po' più disponibile.
@ Anello
si l'ho spostati, ma mica è obbligatorio prendere cazzi per aria...
@ Anello
Nessuno ha mai negato quello che lei dice nel post di ieri sera, e non confondo "acquisizione" con "esercizio", anzi di acquisizione non ho mai parlato né io né l'autore del pezzo. E capisco pure che anche il netturbino ha potere, ma credo che concretamente il succo sia quello del potere di chi governa. Ed è lapalissiano che una buona azione o un bel modo d'agire siano meglio che una cattiva azione. Non vedo la polemica francamente. Apprezzo molto più di quanto lei non pensi la bellezza e l'immaginazione (anche) al potere, ma credo che al dunque occorra essere concreti.
Ho ricevuto quindi, avevo ricevuto anche prima. Ho la disponibilità massima, ma non ad acchiappare farfalle per aria. Lei però potrebbe altrettanto spostare i suoi di ricettori verso una maggiore concretezza e provare anche lei a ricevere.
Concretamente l'insegnamento dell'esercizio del potere mi sembra rischioso dal punto di vista della democrazia. Si rischia da un canto un mondo di sognatori sterili, dall'altro la perpetuazione di metodi antidemocratici (uno stato tirannico insegna la tirannia). Però capisco anche che il fascino del tiranno è sempre troppo presente tanto tra le masse che in mezzo all'intelligentia. Tanto basta esser liberi dentro...no? (ironia, lo scrivo a scanso d'equivoci).
Sempre concretamente chieda all'autore del pezzo come loro selezionavano i futuri uomini di potere per Forza Italia, che caratteristiche ricercavano in quegli uomini, con che metodi li trovavano, cosa insegnavano loro. Una mezza pagina locale di Repubblica è stata esauriente anche su questo, non le sarà scappata di certo. Al punto da non riuscire a capire - vista la premessa teorica culturale ed ideale - com'è che in concreto abbiano selezionato una classe politica così dissennata. Ho ragione o no a diffidare?
@ Orazio
Mi spiega perché continua a mescolare le carte sul ruolo di Sarullo in politica? Io credo che proprio lo scrittore abbia in passato chiarito a lei che si è occupato di addestramento alla comunicazione politica e non di selezione di candidati. Ma potrei ricordare male sul fronte del messaggio tra lui a lei, ma non su quello della vicenda di quel tempo (che ricordo bene). Sono certo, invece, di un'altra circostanza (appresa da fonte disinteressata) che proprio Sarullo non volle essere senatore nonostante le porte aperte e le pressioni.
Sul fronte del potere: lei continua a rifiutare uno scenario diverso da quello da lei posseduto. Se l'idea dell'addestramento all'esercizio del potere prevede di andare a regime in "una quarantina d'anni", lei crede che la preparazione della didattica e dei docenti sarebbe una operazione rischiosa per la democrazia? Lei, comunque, condisce il tutto invocando "il fascino del tiranno". Che posso dirle? Si diverta.
@ Anello
no, non credo. Lei non comprende o fa finta di non comprendere, probabilmente perché troppo innamorato di una dialettica fine a se stessa. Con le parole siamo tutti bravi, ma le parole fini a se stesse sono mero esercizio.
Comunque le nostre posizioni sono chiare. Non credo ci sia altro da aggiungere.
@ Anello al naso,@ Orazio ed altri
Ed, invece, fare uno strenuo tentativo di re-innestare nell'attività volta dalla seconda, delle due forze che muovono la vita, la prima: L'amore nella gestione del potere? Penso che non sia difficile riconoscere l'amore o meglio, la capacità d'amare nelle persone e quindi sarebbe più facile votare persone che esercitano il potere con amore piuttosto che quelle innamorate del potere; anche queste ultime sono facilmente individuabili.
@ nickcarter
Bravo. Se ci pensa, quando si parla di potere esercitato con armonia (che è una categoria della Bellezza) si dice proprio quanto da Lei auspicato. L'Armonia sarebbe l'anello di congiunzione tra la possibilità di fare e l'amare senza egoismi ciò che si fa.
Bravo Nickcarter. Sottoscrivo MASTER.
I commenti di nickcarter e MASTER sono la bellissima conclusione di questo lungo dialogo tra Orazio e Anello(al naso).
Ho letto più volte i post dei due protagonisti di questa pagina e non vi ho trovato diversità di pensiero sostanziali. Mi sembra che le vere differenze, di tipo caratteriale e formativo, stiano nell'approccio con i problemi. E precisamente nell'atteggiamento diffidente di Orazio nel misurarsi con ciò che è al di fuori delle sue certezze, o nel tentativo ((non riuscito) di evitare di rimetterle in discussione.
Anello mi sembra più libero nel pensiero, senza preconcetti e disponibile a riconoscere le ragioni degli altri, pur nella severità del suo giudizio.
Concordo infine con quanto scritto da Lirio Cammarata.
ARG si specchia in continuazione, a Palermo come in ogni altro luogo del mondo. E proprio per questo consiglia di cambiare mestiere a chi, a suo modesto parere, non svolge la professione di giornalista ma di cavalcatore. Puglisi, e mi spiace dirlo, manipola non i fatti ma l'intera città. è come Travaglio quando regnava Berlusconi. Se Palermo un giorno risorgerà, i tanti Puglisi resteranno disoccupati.
Da quì l'invito al suddeto, di creare una rubrica, magari con il titolo "palermopositiva" e compendiare lì le storie belle e positive che questa città è in grado di offrire. Ma non per nascondere quelle negative, ma solo per evitare di continuare a manipolare la CITTA'.
E secondo lei dovrei impegnarmi per restare disoccupato? Mah...
Grazie per la risposta!!!
no, io penso solo che attrarre l'attenzione con tutto ciò che riguarda le criticità di Palermo è molto facile, tutti sono disposti ad ascoltare per poter soddisfare quell'anima nera che c'è dentro ognuno di noi. è fare il contrario che riesce difficile e il più delle volte impossibile, soprattutto a Palermo.