Mafia, sequestro di beni
a un ex consigliere comunale
Lunedì 20 Febbraio 2012 10:40
Beni per circa 800 mila euro sono stati sequestrati, stamani, dalla squadra mobile di Caltanissetta, su ordine della sezione misure di prevenzione del tribunale nisseno, a un geometra di Gela, Francesco Muncivì, di 63 anni, ex consigliere comunale di Forza Italia e insospettabile imprenditore accusato di essere organicamente inserito nella cosca mafiosa di Cosa nostra. I beni sequestrati su richiesta della Dda di Caltanissetta sono appartamenti, terreni e conti bancari riconducibili a Muncivì, che si trovano a Gela e a Padova. Il geometra, attualmente agli arresti domiciliari, fu raggiunto da ordine di custodia cautelare in carcere, un anno fa, perché ritenuto affiliato alla famiglia gelese degli Emmanuello, di cui sarebbe stato "uomo riservato", e per avere estorto denaro ai soci di quattro cooperative di edilizia residenziale, per i quali svolgeva il ruolo di consulente.
I costruttori ammisero di avergli pagato, nel 2007, una tangente fissa del 2% sull'ammontare dei lavori, di essere stati costretti ad acquistare sabbia e calcestruzzo da fornitori legati alle cosche mafiose e di avere effettuato lavori presso una casa di campagna dello scomparso boss Daniele Emmanuello. Lo stesso Emmanuello avrebbe poi preteso un appartamento per la sua famiglia nella cittadella residenziale che si stava realizzando in contrada Casciana-Catania alla periferia nord-ovest di Gela, su terreni che secondo la magistratura sarebbero stati nella disponibilità della figlia di Francesco Muncivì e che, un anno fa, insieme con altri immobili furono sottoposti a sequestro preventivo. Ora rischiano la confisca. A conferma dei legami che univano l'ex consigliere di Forza Italia al boss di Cosa nostra gelese ci sarebbe, nel 2005, la partecipazione della famiglia Muncivì alla cresima della figlia di Emmanuello. Inoltre, secondo le indagini della squadra mobile, diretta dal vice questore, Giovanni Giudice, Francesco Muncivì avrebbe fatto ospitare Crocifisso Emmanuello, figlio del boss iscritto alla Luiss, nella casa di un suo amico imprenditore, a Roma, durante il periodo degli studi universitari del ragazzo.
I costruttori ammisero di avergli pagato, nel 2007, una tangente fissa del 2% sull'ammontare dei lavori, di essere stati costretti ad acquistare sabbia e calcestruzzo da fornitori legati alle cosche mafiose e di avere effettuato lavori presso una casa di campagna dello scomparso boss Daniele Emmanuello. Lo stesso Emmanuello avrebbe poi preteso un appartamento per la sua famiglia nella cittadella residenziale che si stava realizzando in contrada Casciana-Catania alla periferia nord-ovest di Gela, su terreni che secondo la magistratura sarebbero stati nella disponibilità della figlia di Francesco Muncivì e che, un anno fa, insieme con altri immobili furono sottoposti a sequestro preventivo. Ora rischiano la confisca. A conferma dei legami che univano l'ex consigliere di Forza Italia al boss di Cosa nostra gelese ci sarebbe, nel 2005, la partecipazione della famiglia Muncivì alla cresima della figlia di Emmanuello. Inoltre, secondo le indagini della squadra mobile, diretta dal vice questore, Giovanni Giudice, Francesco Muncivì avrebbe fatto ospitare Crocifisso Emmanuello, figlio del boss iscritto alla Luiss, nella casa di un suo amico imprenditore, a Roma, durante il periodo degli studi universitari del ragazzo.
























I lupi perdono il pelo ma non il vizio.
come al solito ennesima prova della bella gente iscritta, candidata e pure vincente le elezioni dei bei partiti che abbiamo.
Schifo!
Certo che se non ho capito male l'imprenditore era coatretto a pagare la tangente quindi Vittima della mafia, certo che facile parlare quando si e' lontano dal fuoco Non solo lo stato non puo' proteggerlo perche ricordo a tutti che denunci se ti va bene proteggono solo la persona poi magari quello che hai denunciato diventa Pentito e tutto e fatto ditemi tutte le imprese che hanno denunciato ho sono fallite oppure hanno chiuso eccetto qualcuno e come mai??