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Strage di via D'Amelio, il retroscena

E l'ex capitano De Donno ipotizza:
"Scalfaro terminale della trattativa"

Giovedì 08 Marzo 2012 - 16:21
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“Forse Brusca e Lipari riferiscono di fatti diversi, di una diversa trattativa. Tra noi e Cosa nostra non ci fu mai una trattativa. Ma forse qualcun altro, all'interno dello Stato, stava trattando”. A parlare è l'ex capitano del Ros, Giuseppe De Donno. Interrogato dalla procura di Caltanissetta, offre una sua interpretazione personale dei referenti istituzionali che avrebbero interloquito con Cosa nostra. E, in maniera criptica e con “probabili fini difensivi” scrivono i magistrati, tira fuori un nome: Oscar Luigi Scalfaro, diventato presidente della Repubblica proprio in conseguenza delle stragi.

A mio avviso, se qualcuno ha instaurato un dialogo, era qualcuno che poteva garantire di poter prendere scelte – spiega De Donno - dunque, una persona dotata di un potere che noi (intendendo lui e il generale Mori, ndr), di certo, non avevamo”.

E continua: “Se l'omicidio Falcone ha avuto una conseguenza politica, è stata quella di evitare che Andreotti diventasse Presidente della Repubblica. Ricordo a me stesso che Martelli ha, inoltre, detto di essere stato osteggiato da forze abitualmente non garantiste, per pretesi motivi garantisti, e ciò riguardo alle misure antimafia che aveva adottato insieme al dottor Falcone. Sempre Martelli - aggiunge - ha raccontato che il presidente Scalfaro lo chiamò per rappresentargli delle obiezioni alla approvazione dell'art. 41 bis O.P., con una iniziativa che a mio giudizio risultava poco in linea con il sentimento popolare (allora certamente d'accordo con l'inasprimento delle misure antimafia). In definitiva, mi sono convinto che - come diceva Ciancimino - la mafia è servita per gestire fatti politici, cioè è stata usata, ha fatto da manovalanza per fini politici”.
Ultima modifica: 09 Marzo 2012 ore 00:06



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