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Palermo 2012. Orlando

Il "professore" parla già da sindaco:
"Il Pd paga l'appoggio a Lombardo"

Martedì 08 Maggio 2012 - 17:15
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Nella notte del sorprendente spoglio Orlando (nella foto) parlava da “sindaco di Palermo” travolto, come lui stesso spiega, dall'"emotività del momento", ora vi antepone la parola “possibile”. Ma parla degli interventi nella macchina comunale e del rating che aveva il comune di Palermo quando era lui alla guida. E Ferrandelli? Non lo nomina nemmeno.

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Leoluca Orlando è di nuovo in piena campagna elettorale. L'entusiasmo di ieri è acqua passata. Se nella notte del sorprendente spoglio parlava da “sindaco di Palermo” travolto, come lui stesso spiega, dall'"emotività del momento", ora vi antepone la parola “possibile”. A scanso di equivoci, il professore è convinto, come prima e più di prima, che sarà lui a guidare il Palazzo di città. Oggi, però, è il momento di “ringraziare i palermitani che mi hanno scelto e lavorare per convincere coloro che non mi hanno votato. Siamo al rush finale per trovare consensi e illustrare i programmi alla Palermo colta, solidale, produttiva. Parlerò con i cittadini e mi confronterò con le anime di questa città”.

Il Professore riparte dalle “45 mila persone che hanno scritto sulla scheda soltanto il mio nome. Un risultato straordinario. I palermitani hanno capito che il sindaco viene scelto dai cittadini e non imposto dai partiti”. Poi, l'analisi politica del primo turno: “C'è stata l'implosione dei due maggiori partiti. Il Pd senza la lettera elle e il Pdl. Il Pdl ha pagato il conto della giunta Cammarata, il Pd ha pagato il sostegno al governo Lombardo”. Quindi gioca la carta della caratura internazionale delle sue relazioni. Dice di avere già attivato dei contatti con personalità - artistiche, culturali e del mondo economico - per dedicare “il mio patrimonio alla città”.

Nulla cambia se sulle elezioni incombe lo spettro del riconteggio dei voti, frutto della controversa legge elettorale. L'argomento non stuzzica la riflessione di Orlando: “Se io avrò il 37 per cento e non il 47 vorrà dire che qualche altro avrà il 7 per cento. E poi, in democrazia contano i voti non le percentuali. Se un candidato prende 103 mila voti e l'altro trentamila chi vince?”.

L' “altro” è Fabrizio Ferrandelli che il professore fa di tutto per non nominare. Neppure quando i cronisti gli ricordano che il suo avversario, appena due ore prima, lo ha definito cialtrone e non degno di partecipare alle commemorazione del giudice Giovanni Falcone. Parole dure che non scalfiscono la serenità, reale o apparente che sia, di Orlando: “Non voglio insultare né essere insultato, mi confronterò solo con coloro che non mi insultano”.

In realtà, il professore risponde, seppure indirettamente, al suo avversario quando si tocca il tema della mafia. Quando tutti ripensano a quel sospetto che diventa anticamera della verità: “Il politico ha il dovere di denunciare al di là delle prove giudiziarie”.

Orlando ricorda un aneddoto: "Quando io ho portato le carte sugli appalti pubblici, citando i Salvo, i Ciancimino, e la famiglia andreottiana in Sicilia, il giudice istruttore Rocco Chinnici mi disse 'lei sa qual è la differenza fra me e lei? Che lei può pensare le cose e dirle e io no'.

Di anni ne sono passati parecchi e Orlando oggi è di nuovo il favorito per diventare sindaco in una città ormai diversa: “Quella Palermo veniva dagli anni tragici delle stragi, questa di oggi ha subito degli scippi che rischiano di diventare cultura. Qualcuno credeva che Palermo si fosse abituata ad essere scippata”. Chi non è cambiato è lui, il professore che si autodefinisce “competente, onesto, credibile”. Lo fa rispondendo ad una giornalista tedesca che gli chiede cosa sia la mafia oggi: “Non è solo fatta di qualche selvaggio che vive nelle stalle, ma anche di uomini in giacca a cravatta”. La stessa giornalista che, come pragmatismo tedesco impone, si chiede come un imprenditore straniero possa investire a Palermo dove la burocrazia stritola. Risposta: “Può tranquillamente dire al suo amico imprenditore che l'assessore al Personale sarà il sindaco stesso. Il mio primo dovere è quello di fare funzionare la macchina amministrativa. Quando ero sindaco io, Palermo aveva lo stesso rating internazionale della Germania della Merkel di oggi. Mi impegno a fare di tutto per incentivare l'imprenditore straniero, spagnolo o tedesco che sia.” .

Eccolo il Professore che torna a parlare da sindaco. Come confermano le parole che chiudono la conferenza stampa al comitato elettorale di via Mazzini: “Sabato mattina presenterò la giunta e di pomeriggio incontrerò i cittadini a piazza Pretoria“. Compresi i pezzi mancanti, a cominciare dal misterioso uomo del Bilancio che dovrà ripianare le casse asfittiche di Palazzo delle Aquile.
Ultima modifica: 09 Maggio 2012 ore 17:05



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