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Parlano Bossone e Savona

Regione, non c'è un euro
Anzi, c'è anche un buco

Martedì 12 Giugno 2012 - 17:30
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Il ragioniere generale lancia l'allarme, confermato dal presidente della Commissione bilancio: "Dobbiamo anche ripianare un disavanzo da 2,5 milioni".

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biagio bossone, bilancio, regione, Politica
L’assalto alla diligenza è fallito. O sta per fallire. Perché la diligenza non trasporta più nulla di prezioso. La Regione, infatti, è senza un euro. Anzi, ha ancora un disavanzo da 2,5 milioni da ripianare in qualche modo. Raschiando il fondo del barile, si dice volgarmente. Verificando le disponibilità ricavabili dalle pieghe del bilancio, in “burocratese”.

Fatto sta che la musica è finita. E la pietra tombale sulla possibilità che il ddl 900/A, 'Norme in materia di entrata. Finanziamento di leggi di spesa', nato dopo la pesante impugnativa del Commissario dello Stato, possa rappresentare l’ultimo treno per ottenere prebende, finanziamenti a enti e settori “amici”, e qualunque altro intervento che bisognasse di una spesa, è stata posata oggi in Commissione bilancio sia dal ragionere generale Biagio Bossone che dal presidente Riccardo Savona.

Certo, le parole usate sono diverse. E se Bossone in Commissione parlamentare avrebbe detto: “Non ci sono più fondi in cassa”, Savona smussa un po’ il concetto, che però rimane lo stesso: “Siamo costretti a fare una manovra a saldi invariati”. Ovvero, senza spendere un euro. Anzi. “A dire il vero – aggiunge Savona – quello che ci preoccupa è, semmai, un disavanzo da 2,4 milioni di euro che bisogna ripianare. Cercheremo insomma, attraverso il recupero di somme da altre poste di bilancio, di creare un Fondo che vada a coprire quel disavanzo”. Somme che verranno ricavate per 2 milioni circa da un capitolo di bilancio riguardante la liquidazione delle partecipate, e per 400 milioni circa da spese per l’incremento turistico. Insomma, la manovrina che doveva portare a una variazione di bilancio, si sta trasformando in una manovra di assestamento. “E del resto – spiega Savona – si fa sempre così, prima si porta il bilancio in pari, poi si pensa alle variazioni”.

Specie in un momento in cui “Fondi in cassa non ce n’è”. Già, perché il sintomo maggiore della siccità del bilancio regionale, è tutta nella scelta della Commissione bilancio di accogliere nel ddl soltanto gli emendamenti “che non comportano un euro di spesa”, precisa Savona. Per andare sui numeri, a saltare saranno il 99% degli emendamenti presentati dai parlamentari siciliani. Ne rimarranno una decina: “Perché per spesa – precisa Savona – dobbiamo anche pensare alle spese indirette, o a quelle che potrebbero sorgere a medio termine”.

Così, ecco che un fascicolo da tre chilogrammi, un pesante “bozzone” di emendamenti finisce nel cestino. E con questo, anche il tentativo di questo o quel deputato di ottenere qualcosa dall’ultimo treno. Quali sono, ad esempio, gli emendamenti che non potranno essere accolti nel ddl?

Salterà quasi certamente l’emendamento del deputato di Grande Sud Michele Cimino che puntava al recupero delle somme previste per il ticket, il buono sociosanitario, ma anche per il cosiddetto “buono scuola”. Gli oltre 17,5 milioni necessari per coprire queste spese sarebbero stati recuperati attraverso i tagli alle spese per l'informatica e al ricorso ai Fondi di riserva. (Un emendamento simile è stato presentato anche dai deputati Pdl Vinciullo, Pogliese, Buzzanca, Caputo e Falcone).


Non a caso l’ex assessore al Bilancio ha commentato così lo stato delle casse regionali: “Non capisco perché il governo regionale - ha detto Cimino - non ha attivato un tavolo con il governo nazionale per recuperare le risorse per il ticket sanitario, per il buono scuola,per il trasporto pubblico”. Ma non solo. Potrebbero saltare infatti anche gli emendamenti riguardanti “i collegamenti per le isole minori, i lavoratori dell’Ente sviluppo agricolo, per l’ Associazione nazionale allevatori e anche per il Brass Group”. Sparirebbero anche i 100 mila euro che un emendamento di Grande Sud voleva destinare all’Iscot e i 200 mila euro che gli stessi parlamentari chiedevano per l’Associazione progetto giovani.

E se la stabilizzazione dei 18 mila precari degli enti locali, pensata “senza alcun onere per la Regione”, potrebbe rimanere in piedi, le proroghe agli Lsu, così come i finanziamenti per le Orchestre e i Teatri, dovrebbero trovare spazio in un altro ddl, esitato dalla quinta commissione.

Rischia di saltare anche la stabilizzazione dei dipendenti ex Italtel e Sirap (costa 4,5 milioni), il passaggio dei dipendenti della Fiera del Mediterraneo alla Resais (era prevista una spesa da 1,6 milioni per pagare gli stipendi dal 2011 al 2014), così come l’affidamento provvisorio alla “Funivia di Erice spa” per il trasporto pubblico nella cittadina trapanese (spesa da 400 mila euro) e la riesumazione della figura del “Consigliere di parità”. Sarebbe costato alla Regione 600 mila euro. Scompaiono anche le maggiorazioni di stipendio per dirigenti e dipendenti delle Riserve naturali (sarebbero costate 110 mila euro) e le indennità aggiuntive per alcuni dipendenti del Corpo Forestale, oltre alla proposta (di Aricò e Marrocco) di aumentare di due milioni gli stanziamenti per i parchi.

A rischio anche il finanziamento da 300 mila euro per il Convitto regionale audiofonolesi di Marsala, voluto da Nino Dina e Giulia Adamo, così come quello per la stabilizzazione degli impiegati amministrativi del Policlinico di Palermo, quello da 65 mila euro per l’associazione “Meter” di Avola, e i 19 mila euro per l’Associazione per la conservazione della cultura popolare degli Iblei (a firma Marziano e Panepinto).

L'unica eccezione, riguarderà gli emendamenti legati al settore del trasporto pubblico, fortemente penalizzato dai tagli in Finanziaria. Oggi in Commissione sono state sentite anche le organizzazioni sindacali della categoria. “Nel corso dell’audizione - ha detto il presidente della Commissione bilancio Savona - è stato evidenziato lo stato di sofferenza in cui versano le aziende private che svolgono servizio urbano ed extraurbano in Sicilia. Si tratta sicuramente di criticità pesanti, che mettono alle strette le aziende, che non sono più in grado di sostenere l’aumento dei costi aziendali, a cui fanno capo non solo le spese per il carburante, ma altresì del personale operativo ed amministrativo, in tutto circa 2000 addetti. Il taglio del 20% rispetto alla dotazione 2011, prevista nella finanziaria di quest’anno, è riconducibile all’istituto del quinto d’obbligo, che impone una riduzione del 10%, a cui si aggiunge un ulteriore taglio del 10% imposto trasversalmente a tutti gli enti ed associazioni. Credo opportuno - ha aggiunto Savona - chiarire che il taglio effettivo si riduce al 15%, perché è escluso il periodo in cui è vigente l’esercizio provvisorio. La commissione, in accordo con il Governo, intende pertanto intervenire, in sede di manovra di bilancio, per ridurre ulteriormente i tagli, consentendo alle aziende di poter svolgere al meglio i propri servizi, e superando ogni eventuale rischio di riduzione del personale impiegato”. Il ddl, alleggerito della maggior parte degli emendamenti, quindi, dovrebbe arrivare in Aula domani. Ma l’assalto alla diligenza, comunque sia, è fallito.


Ultima modifica: 13 Giugno 2012 ore 18:08



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