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Mafia, i nomi dei coinvolti

Agrigento, quarantanove fermi
"Racket, pochi collaborano"

Martedì 26 Giugno 2012 - 08:10
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Blitz nell'agrigentino. Decapitata la cosca che stava tentanto di riorganizzarsi dopo gli arresti di Messina e Falsone (nella foto Leo Sutera, considerato il nuovo reggente della cosca).

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Quarantanove fermi di polizia giudiziaria sono stati eseguiti, nella notte, dai poliziotti della Squadra mobile di Agrigento e da quelli della sezione anticrimine di Palermo. I fermi sono stati voluti dai Pm della Dda Vittorio Teresi, Emanuele Ravaglioli e Rita Fulantelli. Gran parte delle persone sottoposte a fermo - sei dei quali sono stati eseguiti direttamente in carcere - è di Porto Empedocle, Agrigento, Sambuca di Sicilia e Siculiana. Con questa operazione sarebbe stata decapitata la consorteria mafiosa agrigentina, costituitasi sulle ceneri delle strutture che sono collassate con gli arresti dei boss latitanti Gerlandino Messina e Giuseppe Falsone.

Volevano costituire l'ottavo mandamento dell'Agrigentino, ma non hanno fatto in tempo perché la polizia e i magistrati della Dda li hanno fermati. A capo di questo nascente mandamento avrebbe dovuto esserci Leo Sutera di Sambuca di Sicilia, mentre suo braccio destro avrebbe dovuto essere Ribisi di Palma di Montechiaro. "I provvedimenti riguardano 49 persone libere e altre 5 già in carcere. Dei 49 - ha spiegato il questore di Agrigento Giuseppe Bisogno - 47 sono stati presi, due, invece, mancano all'appello: non sono state trovate nelle loro abitazioni. E' un risultato importante. L'indagine è partita negli ultimi mesi del 2010, grazie al lavoro certosino della Squadra mobile e del commissariato 'Frontiera' di Porto Empedocle. Ed è partita per monitorare cosa accadeva dopo l'arresto dei due grandi capi: Gerlandino Messina e Giuseppe Falsone. Il monitoraggio ha permesso di accertare dei movimenti particolari e le evoluzioni in danneggiamenti ed estorsioni, nonché rapine".

I fermati
Ecco i nomi dei fermati nell'operazione antimafia condotta stamane nell'Agrigentino: Ettore Allegro, di Caltanissetta, 48 anni; Giuseppe Anzalone, di Ventimiglia di Sicilia (PA), 45 anni; Filippo Azzarello, di nato a Ventimiglia di Sicilia, 48 anni; Rosario Bellavia, di Siculiana, 48 anni; Roberto Belvedere, di Agrigento, 32 anni; Natale Bianchi, di Palermo, 35 anni; Antonio Brucculeri, di Agrigento, 27 anni; Pietro Capraro, di Agrigento, 32 anni; Vincenzo Capraro, di Agrigento, 28 anni; Gaspare Carapezza, di Agrigento, 35 anni; Francesco Paolo Cioffi, di Gallarate (VA), 35 anni; Vincenzo Cipolla, di San Biagio Platani (AG), 50 anni; Luca Cosentino, di Agrigento, 36 anni; Giuseppe Giovanni Faldetta, di Agrigento, 37 anni; Raffaele Faldetta, di Casteltermini (AG), 65 anni; Gerlando Fragapane, di Agrigento, 20 anni; Antonino Gagliano, di Siculiana (AG), 40 anni; Antonino Gagliano, di Siculiana, 44 anni; Giuseppe Gagliano, di Agrigento, 20 anni; Dario Giardina, di Agrigento, 31 anni; Gerlando Gibilaro, di Agrigento, 32 anni; Salvatore Guarragi, di Porto Empedocle (AG), 42 anni; Giuseppe Infantino, di Agrigento, 30 anni; Roberto Lanpasona, di Santa Elisabetta (AG), 34 anni; Gaetano Licata, di Santa Maria Capua Vetere (CE), 28 anni; Giuseppe Lo Mascolo, di Siculiana (AG), 74 anni; Antonino Mangione, di Francoforte sul Meno (Germania), 31 anni; Rosario Mangione, di Agrigento, 35 anni; Salvino Mangione, di Agrigento, 38 anni; Stefano Mangione, di Raffadali (AG), 49 anni; Antonino Mazza, di Palma di Montechiaro (AG), 39 anni; Fabrizio Messina, di Agrigento, 36 anni; Bruno Pagliaro, di Agrigento, 22 anni; Giovanni Rampello, di Agrigento, 25 anni; Francesco Ribisi, di Agrigento, 30 anni; Maurizio Rizzo, di Agrigento, 39 anni; Gerlando Russo, di Agrigento, 39 anni; Salvatore Russo Fiorino, di Raffadali (AG), 63 anni; Maurizio Salemi, di Porto Empedocle, 39 anni; Leo Sutera, di Sambuca di Sicilia (AG), 62 anni; Giovanni Stefano Tarallo, di Agrigento, 27 anni; Gianfranco Taranto, di Palermo, 61 anni; Giorgio Traina, di Porto Empedocle, 53 anni; Alfonso Tuttolomondo, di Vainingenan der Enz (Germania), 36 anni; Ludo Francesco Vazzano, di Ventimiglia di Sicilia (PA), 84 anni; Carmelo Vetro, di Sciacca (AG), 27 anni; Pasquale Vetro, di Favara (AG), 53 anni. Non sono stati reperiti, e sono tuttora in corso ricerche, Antonio Orlando, di Baucina (PA), 61 anni, e Stefano Alessandro Rizzo, di Santa Elisabetta (AG), 36 anni. Tra i reati contestati vi sono quelli di associazione a delinquere di stampo mafioso, rapina, estorsione, riciclaggio, sottrazione e danneggiamento di beni sottoposti a sequestro, danneggiamento seguito da incendio, porto illegale d'arma da fuoco, intestazione fittizia di beni, tutti aggravati dall'art. 7 per aver commesso il fatto avvalendosi delle modalità mafiose.

"Le vittime dell'estorsione non collaborano"
"Le vittime dell'estorsione che hanno collaborato con gli investigatori si contano sulle dita di una mano. Non più di quattro su oltre 20. Non è un dato confortante, ma forse è l'inizio di un cammino lento verso la caduta del muro di un'omerta" che ormai non è dettata dalla paura ma da un calcolo di convenienza. Convivere pacificamente con Cosa nostra è il 'vantaggio' scelto da molti". Lo ha detto il procuratore aggiunto di Palermo, Vittorio Teresi, che ha coordinato l'indagine della polizia che ha portato all'emissione di 49 fermi - 47 eseguiti, due persone sono ancora ricercate - accusate di far parte della mafia agrigentina. Gli indagati, esponenti delle famiglie di Agrigento, Santa Elisabetta, Palma di Montechiaro, Sambuca di Sicilia, Favara e Porto Empedocle, sono accusati a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione aggravata, rapine e danneggiamenti. Decine le estorsioni scoperte grazie ad intercettazioni e pedinamenti e diverse le imprese conniventi in cui Cosa nostra si sarebbe infiltrata. Come la AeG costruzioni, la Calcestruzzi srl e la Mauro Brucculeri snc delle quali è stato chiesto il sequestro. Dall'inchiesta che ha portato in cella i vertici delle cosche, tra cui il capo della provincia Leo Sutera, è venuto fuori che i boss agrigentini si spartivano il pizzo con i "colleghi" palermitani quando l'impresa, come nel caso della costruzione di una strada in provincia di Palermo, realizzava lavori appunto in provincia di Palermo. Tra i fermati anche un agente della polizia penitenziaria in servizio nel carcere di Petrusa, Rosario Bellavia, che riscuoteva il pizzo per i clan.

Il ruolo dei boss anziani
Cosa nostra continua a scegliere i suoi vertici nei vecchi boss, i capimafia storici, insomma, ritenuti affidabili". Lo ha detto il procuratore aggiunto di Palermo Vittorio Teresi che ha coordinato l'indagine della polizia che ha portato all'emissione di 49 fermi - 47 eseguiti, due persone sono ancora ricercate - accusate di far parte della mafia agrigentina. Gli indagati, esponenti delle famiglie di Agrigento, Santa Elisabetta, Palma di Montechiaro, Sambuca di Sicilia, Favara e Porto Empedocle, sono accusati a cario titolo di associazione mafiosa, estorsione aggravata, rapine e danneggiamenti. Il riferimento del magistrato è a Leo Sutera, 62 anni, boss di Sambuca di Sicilia, uscito dal carcere recentemente dopo una condanna a 6 anni per associazione mafiosa. Secondo gli inquirenti, che hanno potuto contare su intercettazioni e dichiarazioni di pentiti, sarebbe il capo provinciale di Agrigento. Sutera, detto 'il professore' perché insegnava educazione fisica "é - ha aggiunto Teresi - un personaggio di grande interesse nel mondo di Cosa nostra. Basta pensare che quando l'ex capo provinciale Giuseppe Falsone e il padrino trapanese Matteo Messina Denaro ebbero controversie da dirimere il boss Bernardo Provenzano, come si evince dai pizzini, affidò la questione alla mediazione di Sutera". 'Il professore', da sempre vicino ai corleonesi di Riina e Provenzano, ha stretti rapporti con Messina Denaro, ultimo padrino latitante. "L'inchiesta di oggi - ha voluto specificare Teresi - non nasce da indagini sulla ricerca di Messina Denaro".
Ultima modifica: 27 Giugno 2012 ore 19:39



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