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Processo per concorso esterno, l'arringa

"Ci sono 'buchi' nelle indagini,
assolvete Saverio Romano"

Martedì 10 Luglio 2012 - 12:00
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L'avvocato Raffaele Bonsignore, nella sua arringa difensiva, cita la circostanza che la stessa procura, per due volte, abbia chiesto l'archiviazione del caso e che le fonti di prova dell'accusa sarebbero contraddittorie. La sentenza è attesa per il 17 luglio, la procura ha chiesto la condanna a 8 anni.

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"Sono rimasto sorpreso dalla richiesta di condanna per l'onorevole Romano, a cui mi lega una profonda amicizia". Con queste parole ha esordito l'avvocato Raffaele Bonsignore, legale dell' ex ministro dell'Agricoltura Saverio Romano, che stamane ha fatto la sua arringa difensiva davanti al gup Ferdinando Sestito. Romano, accusato di concorso esterno a Cosa Nostra, ha infatti chiesto di essere processato con il rito abbreviato. La settimana scorsa il pm Nino Di Matteo alla fine della sua requisitoria aveva chiesto 8 anni di carcere.

"Una pena sicuramente esagerata" ha commentato l'avvocato Bonsignore che ha ricordato come "dopo otto anni di indagini, che hanno tenuto lungamente sospesa l'infamante accusa su Romano, la procura ha chiesto per ben due volte l'archiviazione". Secondo l'avvocato Bonsignore ci sarebbero due enormi "buchi nelle indagini: il primo va dal 1991 al 2001, periodo nel quale non è stata rilevata alcun tipo di condotta delittuosa dell'onorevole Romano. Così come dal 2003 ad oggi la procura non ha rilevato alcunché".

Secondo la difesa dell'esponente del Pid le fonti di prova dell'accusa sarebbero contraddittorie. "Si è detto che Borzacchelli era il capolista del Biancofiore - ha rivelato Bonsignore - e che il responsabile di quella lista era Romano: entrambe le circostanze, nonostante siano contenute nella sentenza Aiello, sono false". Un lungo passaggio dell'arringa difensiva è stato poi dedicato al famoso racconto dell'ex presidente del consiglio comunale di Villabate, Francesco Campanella. "Francesco mi vota perché siamo della stessa famiglia: scinni a Villabate e t'informi" avrebbe detto Romano a Campanella durante un pranzo a Roma nel 2001. "La circostanza - ha rilevato l'avvocato Bonsignore - nonostante la procura la dia per certa non è riscontrata: la riferisce per intero soltanto il Campanella, che ha motivi di acredine nei confronti di Romano. Nessun altro ha riportato le stesse frasi di Campanella. Quando Romano parla di famiglia, si riferisce a famiglia politica, ovvero al fatto che sia lui che Campanella provengano dalla Dc".

Secondo l'accusa esisterebbe invece un patto politico mafioso tra Romano e Cosa Nostra. "Un patto che non è riscontrabile e non è provato in nessun passaggio - ha replicato Bonsignore - non lo prova Campanella, non lo provano le dichiarazioni di Giacomo Greco, non lo provano le dichiarazioni di Lo Verso: i collaboratori di giustizia riferiscono circostanze generiche, apprese de relato e a volte anche da organi d'informazione. Per non parlare di Guttadauro intercettato mentre dice che la mancata elezione di Romano non gli dispiacerebbe, altro che patto con la mafia!". Secondo Bonsignore, che ha citato a più riprese le sentenze Andreotti e Carnevale, il concorso esterno nel caso di Romano è "lungi dall'essere provato". La difesa ha quindi chiesto l'assoluzione per Romano che ha ascoltato in silenzio l'arringa del suo difensore. La sentenza del gup Sestito è attesa per il 17 luglio.
Ultima modifica: 10 Luglio 2012 ore 15:03



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