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Regione, al Pdl piace l'idea

Sì al commissariamento
con voto nel 2013

Lunedì 16 Luglio 2012 - 21:06
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Vertice dei berlusconiani a Pergusa. Castiglione: "Siamo favorevoli, serve un'azione robusta sui conti". Ma la proposta lanciata dall'Udc registra il no di Grande Sud e Pid e i dubbi del costituzionalista Verde. Intanto, anche in Sicilia gli ex An bocciano l'idea di un ritorno al nome "Forza Italia".

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Commissariare la Regione? Il Pdl dice sì. E il coordinatore regionale Giuseppe Castiglione è molto chiaro al riguardo: “Sarebbe una soluzione straordinaria che potrebbe attuarsi solo con il consenso e il sostegno di tutte le parti politiche. In quel caso si potrebbe votare come previsto a ottobre o far slittare le elezioni alla primavera per attuare un'azione robusta di verifica dei conti”.

La posizione è emersa dal vertice del partito che si è tenuto nel pomeriggio a Pergusa. E irrompe sul dibattito politico che era stato dominato oggi proprio dal tema del commissariamento, proposta lanciata venerdì dal leader dell'Udc Gianpiero D'Alia. “Ne ho parlato io per primo di questa esigenza – commenta Castiglione -. Abbiamo denunciato gravi e quotidiane violazioni di legge da parte del governo, non possiamo che essere favorevoli”.

Una dichiarazione che quindi fa aleggiare ancora una volta lo spettro di un possibile rinvio del voto, per quanto la strada del commissariamento sia stretta e senza precedenti. E non incontri grande entusiasmo tra le forze politiche. A parte l'Udc, che con Giulia Adamo ribadisce la bontà della proposta del suo segretario, oggi si sono registrate diverse voci critiche. E non solo dalla coalizione che sostiene Lombardo. Giovanni Pistorio dell'Mpa liquida come “imbarazzanti” le proposte di D'Alia, ma anche Grande Sud e Pid hanno espresso la loro contrarietà. Rudy Maira del Pid ritiene che la proposta “escluda proprio i siciliani, e la politica regionale, dalle esigenze cogenti di risanamento". Mentre i miccicheiani, citando il parere del costituzionalista Giuseppe Verde (intervistato da Clandestinoweb), secondo il quale l'articolo 120 della Costituzione non è applicabile alle regioni a statuto speciale, reputano la via del commissariamento inapplicabile e incostituzionale. Favorevole all'idea invece la Cisl di Maurizio Bernava, che sui guasti dell'autonomia concorda con Ivan Lo Bello, il cui allarme default oggi ha alimentato il dibattito politico intercciandosi proprio col tema del commissariamento e provocando in serata una sprezzante replica di Raffaele Lombardo.

Insomma, commissariare sì o no, questo è il dilemma. Il dibattito è aperto e c'è da scommettere che farà registrare nuove puntate. Intanto, i partiti si muovono in vista del voto. Nella riunione di oggi il Pdl ha fatto il punto sulle liste, riunendo tutti i coordinatori provinciali. Grande assente Innocenzo Leontini, che correrà con la lista civica da mettere su con il Pid. A Ragusa la cura delle liste sarà quindi affidata Nino Minardo. “Faremo liste molto competitive, aperte alla società civile ai giovani e alle donne – commenta Castiglione -. Daremo vita anche a una 'lista del presidente' e abbiamo già tanti nomi pronti a scendere in campo, al fianco degli uscenti”.

Quanto alla scelta del candidato presidente si è ancora all'anno zero. Castiglione ribadisce l'orientamento per le primarie, ma sarà Angelino Alfano ad avare l'ultima parola dopo le dimissioni di Lombardo. Per quanto riguarda la coalizione, “vogliamo crearne una vincente e aperta al contributo di tutti, ripartendo anche dal rapporto con Grande Sud”, commenta l'altro coordinatore Dore Misuraca. Interlocutori naturali saranno il Pid e la Destra, più complicato un possibile rapporto con il partito erede dell'Mpa.

In giornaa le acque del Pdl erano state agitate anche dalla ventilata ipotesi di un ritorno al nome “Forza Italia”, su cui poi si era registrata la consueta smentita di Silvio Berlusconi. Proprio come acade nel resto d'Italia, l'idea non farebbe impazzire di gioia gli ex An siciliani. “Ritornare a Forza Italia non avrebbe logica – commenta il deputato regionale Salvino Caputo - e non verrebbe visto di buon occhio dall'ambiente ex An, che sarebbero costretti a valutare posizioni diverse, non ultima quella di creare un soggetto politico autonomo. Il problema non è il cambio di nome, è quello che c'è accanto al nome. Confidiamo nella sensibilità di Alfano e Berlusconi, che da sempre ama unire e non dividere”. Critica anche Carolina Varchi, vicepresidente di Giovane Italia: “Noi guardiamo avanti, indietro non si torna. Mi pare un'ipotesi fuori dal tempo, ci vuole un partito che abbia un progetto politico serio e che abbia regole. Se gli organi del partito hanno eletto Alfano segretario e ha optato per le primarie, bisogna quantomeno riconvocare quegli organi”. Ma un altro ex An come Santi Formica liquida la faccenda come secondaria: “Io non mi formalizzo su un nome. Ho una storia di destra da sempre, vengo dall'Msi. Però per un partito ci vuole una leadership forte, ci vuole Berlusconi e io credo che vincerà le elezioni. Non mi interessa un nome, ma i contenuti. E non credo comunque che il nome sarà Forza Italia”, commenta il vicepresidente dell'Ars. Che sul candidato presidente ideale non ha dubbi: “Io ho un solo nome Musumeci, e bisogna che si sbrighino, non è il tempo di figure calate dall'alto”.

Ultima modifica: 17 Luglio 2012 ore 12:30



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