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Bernava: "Monti affidi la Regione a Passera"

"Sicilia da commissariare"
Sì della Cisl, no di Grande Sud

Lunedì 16 Luglio 2012 - 15:38
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Il segretario del sindacato Bernava (nella foto): "Troppa autonomia, con poca responsabilità, s’è tradotta nell’uso scellerato e clientelare delle risorse pubbliche”. Ma la proposta lanciata da D'Alia viene criticata dal partito di Miccichè. Pistorio (Mpa): "Proposte imabarazzanti"

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Commissariare o non commissariare? La proposta-provocazione lanciata nel weekend dal leader dell'Udc siciliana Gianpiero D'Alia, che ha chiesto al governo nazionale di commissariare la Regione per scongiurare il default anima il dibattito politico. A mettere nuova carne al fuoco è stata l'intervista al Corriere della sera del vicepresidente di Confindustria Ivan Lo Bello che ha parlato di rischio Grecia per la Sicilia. Oggi, il segretario della Cisl siciliana Maurizio Bernava si esprime in favore dell'ipotesi commissariamento. “L’Autonomia speciale regionale, va superata”, sostiene, in sintonia con Lo Bello. Non solo. Alla Sicilia, secondo Bernava, serve “un momento di rottura. Un commissario che, qui e ora, avvii un programma pluriennale di risanamento del bilancio della Regione e impedisca che vadano dispersi e sprecati i fondi Ue”. Non usa mezzi termini il segretario, per il quale il peccato originale che l’Isola rischia di pagare con il fallimento incombente dell’istituzione regionale, è la “troppa autonomia con poca responsabilità, che s’è tradotta nell’uso scellerato, clientelare, elettorale delle risorse pubbliche”.

 

“Sarebbe stato meglio avere meno autonomia con più responsabilità”, sostiene Bernava. Ora, afferma, il dado è tratto: da una parte ci sono una Regione superindebitata (quasi sei miliardi) ed enti locali in rosso, con un deficit di 7,4 miliardi; dall’altra risorse comunitarie bloccate nonostante siano le uniche su cui la Sicilia possa ancora fare leva per il suo sviluppo. Insomma, “il modo di governare che fin qui abbiamo conosciuto, s’è rivelato un fallimento totale cosicché il rischio del crac della Regione s’allunga come un’ombra su tutto il Paese”. Per questo, “non c’è tempo da perdere”, insiste la Cisl nel solco delle rivendicazioni che sindacati e imprese siciliani, l’1 marzo scorso, per la prima volta nella storia dell’Autonomia, lanciarono assieme nella Marcia per il lavoro produttivo svoltasi a Palermo.

 

“Monti – propone la Cisl - affidi il commissariamento della Regione ai ministri Passera, relativamente ai nodi del bilancio, e Barca riguardo alla gestione dei fondi comunitari”. L’emergenza non consente margini di manovra: solo il commissariamento, sostiene il sindacato, potrebbe aiutare la Regione a rimettere a posto i propri conti e, attraverso i fondi Ue, innescare processi virtuosi di crescita e creazione di lavoro vero. Solo il commissariamento, continua Bernava, potrebbe risparmiare all’Isola “il paradosso di una classe politica che balla sull’orlo del baratro con irresponsabili quanto inutili scaramucce elettorali”.

Una posizione che non convince Grande Sud. "Sottolineare che la Sicilia viva una situazione drammatica, tanto dal punto di vista economico quanto sociale, è una cosa. Chiedere il commissariamento della Regione è un'altra. Quest'ultimo, così come spiegato nell'intervista rilasciata ai cronisti di Clandestinoweb dal professor Verde, esimio costituzionalista e già preside della facoltà di Giurisprudenza di Palermo, è impossibile. L'art. 120 della Costituzione italiana è inapplicabile". Così l'ultimo editoriale di Grande Sud News, l'organo di informazione online del movimento politico guidato da Gianfranco Miccichè.

 

"Appurato ciò - prosegue il corsivo di Grande Sud News -, è mai possibile che esponenti di primo piano di partiti nazionali e importanti rappresentati del mondo produttivo, tutti più o meno accomunati dal desiderio di candidarsi alla Presidenza della regione siciliana, possano disconoscere questo dato di fatto? Si parla tanto di anteporre le ricette per salvare la Sicilia alle coalizione, agli uomini. Ma - continua - se le soluzioni che vengono proposte sono di natura anticostituzionale, allora sarebbe opportuno riflettere sulle priorità. A nostro avviso, gli uomini valgono tanto quanto i programmi che verranno proposti ai cittadini siciliani alle prossime elezioni regionali. Anzi, di più. Soprattutto - conclude l'editoriale - se la 'ignoranza' di qualcuno su aspetti fondamentali dell'assetto istituzionale della nostra regione è utile per fare chiarezza sulle capacità e competenze".

No al commissariamento anche da Rudy Maira, capogruppo all'Ars del Pid: "L'esponente di Confindustria, Ivan Lo Bello, sa che la Sicilia vive un dramma finanziario che la trascina quasi al fallimento anche per l'inefficienza che da quattro anni governa la Sicilia, attraverso esperimenti 'a geometrie variabili', che nulla hanno a che fare con la politica, ed ai quali talvolta non si è sottratta nemmeno l'organizzazione degli industriali - dice Maira -. Giammai però invocherei il commissariamento della Sicilia. Trovo questa sortita, che spero Lo Bello non condivida, una proposta che esclude proprio i siciliani, e la politica regionale, dalle esigenze cogenti di risanamento".

In serata risponde a D'Alia anche il leader dell'Mpa Giovanni Pistorio: «Le dichiarazioni del senatore D'Alia che invocano il governo nazionale di commissariare la Sicilia sono imbarazzanti non solo sotto il profilo costituzionale ma soprattutto sotto quello politico perchè rappresentano una nuova declinazione della pulsione centralista: quella infantile. Come di chi, non essendo riuscito a mandare a casa Lombardo con la mozione di sfiducia, chiede aiuto a Monti perchè ci pensi lui. Somiglia tanto a quei bambini che implorano il papa' perche' il bambino cattivo non li fa giocare».

L'Udc, dal canto suo, rilancia la proposta di commissariamento: "Le dichiarazioni del vicepresidente di Confindustria Ivan Lo Bello confermano, se mai ce ne fosse stato bisogno, la nostra analisi sulla situazione economica della Sicilia - dice la presidente del gruppo parlamentare Udc all'Ars, Giulia Adamo -. La crisi economica ha messo allo scoperto - aggiunge - il disastro strutturale causato da decenni di scriteriate politiche clientelari: non solo rischiamo concretamente la bancarotta ma, fatto se possibile ancor peggiore, non si colgono, da parte di chi governa, i segnali di una reale presa di coscienza e un benché minimo segnale di discontinuità. Come Udc - prosegue la capogruppo centrista - abbiamo anticipato tutti nella valutazione della drammatica situazione e nella richiesta avanzata, con lungimiranza, da Gianpiero D'Alia. Occorre un intervento forte, inedito, drastico e rigoroso del governo nazionale, che metta un punto alla deriva insostenibile di una legislatura che non sembra in grado di cambiare rotta".

 

 
Ultima modifica: 16 Luglio 2012 ore 19:39



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