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“Il commissariamento sarebbe
un colpo di Stato..."

Mercoledì 18 Luglio 2012 - 16:44
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Intervista esclusiva a Raffaele Lombardo nel "bunker" di Palazzo d'Orleans. "Stanno tentando un golpe. Abbiamo toccato i fili, e chi li tocca prende la scossa. Sui conti è stato creato un polverone: denuncerò Libero e Il Giornale". PRIMA PARTE

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, Politica

A Palazzo d'Orleans tira un'aria pesante. Non siamo a livelli di bunker berlinese ma poco ci manca. L'accerchiamento alla presidenza della Regione siciliana è completato e ormai coinvolge i massimi livelli istituzionali. Raffaele Lombardo ci riceve quando da pochi minuti è stata battuta la notizia del vertice d'urgenza tra il presidente del Consiglio Mario Monti e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per parlare dei conti della Sicilia. Siamo all'assalto finale e il governatore ne è ben conscio. Dopo pochi minuti di conversazione il presidente legge sul suo telefonino un'agenzia che riporta parole durissime di Rocco Buttiglione. Si ferma un attimo, fa una telefonata. “A mali estremi, estremi rimedi”, dice. Significa che si dimetterà oggi stesso? “Non lo scriva, sennò fanno un consiglio dei ministri nel primo pomeriggio. Però, certo, sto valutando l'idea”. Dimissioni subito, insomma, per salvare il voto anticipato, che da Statuto va celebrato entro 90 giorni. Scongiurando il commissariamento, che secondo Lombardo sarebbe né più né meno “un colpo di Stato”.

Prima di entrare nel vivo, Raffaele Lombardo parla del suo futuro prossimo. Vuole stare in campagna tra i suoi cirnechi. Magari andare a caccia, “ma solo perché è bello vedere gli animali correre, soprattutto di prima mattina”. Un'immagine che oggi fa pensare al “tiro al Lombardo” che si è scatenato nel Palazzo e sulla stampa nazionale. Lombardo la definisce “la fase nuova della mia vita”.

Quando comincerà la “nuova fase” della sua vita, presidente? Il 31 luglio?

“Se non me la vogliono fare cominciare prima, inizia il 31 luglio. La manovra in corso, che può essere considerata un colpo di Stato, mette sotto i piedi l'autonomia e la Costituzione. Lo Statuto ha norme precise sulle dimissioni del presidente. Prevede tempi precisi, cioè novanta giorni, entro cui si vota. Nei quali il presidente ha poteri pieni che consentono di affrontare l'emergenza. Ma io non mi avvarrò di questi poteri: c'è un vicepresidente che in quanto a rigore non è secondo a nessuno. Tutto il resto è un grande polverone deliberatamente creato. È il sistema che reagisce a questo tentativo autonomista”.

Solo un polverone?
“Oggi i quotidiani nazionali titolano a nove colonne 'La Sicilia è fallita', provocando enormi danni ai siciliani. Io li denuncerò oggi stesso, chiedendo un risarcimento a Libero e al Giornale”.

Ma il problema dei conti esiste...
“Viviamo certamente una condizione di difficoltà, come del resto in tutto il Paese. Ci si scandalizza per i cinque miliardi di debito della Regione, quando il debito dello Stato è di duemila miliardi. Abbiamo difficoltà di cassa? È vero. Ma perché lo Stato piuttosto non comincia a restituire il miliardo di euro che deve alla Sicilia, tra fondi della Sanità, Fas e fondi comunitari? In questi anni abbiamo bloccato le assunzioni e invece scrivono che abbiamo assunto 30 mila forestali. Abbiamo ridotto le partecipate, i dipartimenti , abbiamo smantellato l'affare mafioso dei termovalorizzatori, la Sanità ha rispettato il piano di rientro, abbiamo riformato la Formazione, con la nuova Irsap ci sono cinque commissari al posto di settecento. Abbiamo toccato i fili. E chi li tocca prende la scossa”.

(1. Continua)

Ultima modifica: 20 Luglio 2012 ore 09:54



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