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L'intervista a Rodolfo Guajana

"Ho denunciato Milani
Luca? Non se ne sarà accorto..."

Lunedì 23 Luglio 2012 - 17:12
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Fu Rodolfo Guajana, imprenditore-simbolo dell'antiracket, a denunciare la mazzetta del dirigente comunale Alfredo Milani. Oggi racconta la sua amarezza: "Uno così non dovrebbe avere responsabilità. Il sindaco? Non se ne sarà accorto".

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Due indizi fanno una prova. E che indizi. Nessuno, se mai qualcuno lo abbia fatto, può dubitare che Rodolfo Guajana sia un imprenditore con la schiena dritta. Siano uomini del pizzo o dirigenti comunali corrotti, per lui non fa differenza. Conosce una sola strada: la denuncia. Anche a costo di pagare un prezzo altissimo. Nel 2007 i mafiosi di San Lorenzo hanno appiccato il fuoco al suo magazzino di vernici in via Ugo La Malfa, a Palermo. Fu il culmine di una lunga escalation di minacce a cui non si è piegato. I picciotti accusati dell'incendio sono stati assolti, nonostante diversi pentiti avessero detto che era stata opera di Cosa nostra. Per condannare qualcuno, però, servono altri riscontri. Riscontri che furono trovati quando Guajana denunciò Alfredo Milani, il dirigente comunale assegnato al Settore Risorse Immobiliari del Comune di Palermo. Lo stesso Milani che nel 1999 patteggiò una condanna a due anni per avere intascato una mazzetta quando era dirigente dell'Ufficio Tributi. E chi lo denunciò? Rodolfo Guajana.

Ancora lei, sempre lei. Allora ha proprio il “vizio” della denuncia
"Buongiorno a lei. Che le devo dire (ride). Sono uno che cerca di comportarsi sempre correttamente. Scherzi a parte, credo di avere fatto la cosa più normale. Non ci sono altre strade oltre alla denuncia. Mi dispiace per tutte le polemiche che ci sono state".

Polemiche?
"Beh, sì. Mi dispiace che Luca ci sia andato di mezzo. Forse con le tante cose che ha da fare non ci avrà fatto caso. E poi è la legge che non va bene. Né il sindaco né altri ci possono fare niente".

E lei come la pensa?
"Che chi è coinvolto in vicende simili non può continuare a dirigere un ufficio pubblico. Dovrebbe tornare a fare l'impiegato, essere degradato. Per carità, non vogliamo togliere il lavoro a nessuno, ma almeno non affidiamogli un incarico dove ci sono soldi che girano. Non mi riferisco a Milani, ma all'intero sistema".

Quando ha denunciato Milani il sindaco era Leoluca Orlando. Avevate parlato di cosa le era successo?
"Non mi sono rivolto a Luca. Pensavo che fosse mio dovere risolvere la questione da solo. E mi sono rivolto alle forze dell'ordine che hanno incastrato Milani. È una questione di correttezza di comportamenti. Le faccio un esempio. Se fossi stato una persona non corretta e se corretti non fossero i rapporti con il cugino di mia madre, il sindaco di Palermo, nel 1999 lo avrei dovuto chiamare. Gli avrei dovuto dire: 'Senti caro cugino, c'è un tuo dirigente che mi chiede mazzette, gli dici di finirla?'. Invece, proprio perché siamo persone corrette, non ho interpellato nessuno e mi sono affidato alla legge, alla polizia".

Lei denuncia gli estorsori e vengono assolti. Lei denuncia un dirigente e dirigente lo è ancora. Non le fa rabbia?
"Gliel'ho detto prima. Le leggi italiane sono queste. E sono leggi garantiste".

Leggi che possono scoraggiare chi denuncia, o no?
"Io rifarei tutto. Sempre".

Una volta, anche solo per un istante, si sarà pure detto “ma chi le lo fa fare”
"No. Mai. E sa perché?".

Perché
"Perché io mi devo guardare allo specchio e mi devo confrontare con il mio Dio e la mia coscienza. Quello che ho fatto, l'ho fatto per me stesso".

"E' la seconda intervista che ci concede. La prima volta al mensile S dichiarò che che la burocrazia stritola più della mafia. Ora capisco, lo ha provato sulla sua pelle.
"Appunto. Non aggiungo altro".
Ultima modifica: 26 Luglio 2012 ore 18:16



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