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E il cantante salutò il boss del quartiere

De Francisci: "Feste popolari,
ma anche di mafia"

Giovedì 26 Luglio 2012 - 00:02
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Il procuratore aggiunto Ignazio De Francisci e la sua analisi dell'episodio del cantante che ha salutato il boss: "Feste popolari, ma anche feste di mafia".

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, Palermo
Le feste nei rioni sono feste popolari ma sono anche feste di mafia: un binomio che in certi casi è indissolubile”. È la lucida analisi che il procuratore aggiunto della dda di Palermo Ignazio De Francisci fornisce sul fenomeno delle feste patronali nei rioni popolari palermitani. Manifestazioni religiose che diventano spesso l'occasione per omaggiare i boss mafiosi della zona, e magari raccogliere un “obolo per i detenuti” tra i commercianti di quartiere.

L'ultimo caso è quello del cantante neo melodico Raffaele Migliaccio che alla fine del suo concerto nel quartiere Kalsa ha mandato un saluto al boss Luigi Abbate, detto “Ginu 'u mitra”, storico padrino della zona attualmente detenuto. “L'omaggio del cantante napoletano al boss della zona è dovuto al fatto che il mafioso è di base popolano: nel suo quartiere però è anche popolare” spiega De Francisci, coordinatore dell'operazione Hybris, in cui nel luglio scorso era stato arrestato proprio Ginu 'u mitra. “Queste feste servono ai boss per cercare di accrescere il proprio potere all'interno del quartiere. Spesso basta guardare chi c'è in prima fila durante i concerti per capire chi siano i principali boss del quartiere in quel momento. Ricordo il caso di Pietro Lo Bocchiaro, colui che assassinò Pietro Marchese in carcere nel 1982; lo intercettammo mentre parlava con la sua compagna durante il concerto della festa della Guadagna e le diceva di essere affacciato al balcone davanti al palco: un po' la tribuna d'onore della manifestazione”.



Ma come va valutata la contaminazione diffusa di Cosa Nostra nelle feste rionali? “Sicuramente – risponde De Francisci – la presenza dei boss a queste manifestazioni rappresenta un po' l'indice di allarme sociale che si registra nei quartieri. Il fenomeno però non è totale e non è assoluto. Nel senso che a queste feste partecipa anche brava gente che magari non ha nulla a che vedere con la mafia. La cosa migliore da fare è filmare queste manifestazioni: magari potrebbero diventare a breve degli elementi di prova”.
Ultima modifica: 28 Luglio 2012 ore 18:49



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