Live Sicilia

Le idee

I trogloditi al semaforo
e il presidente Kennedy

Domenica 05 Agosto 2012 - 08:36
Articolo letto 2.647 volte

SEGUI

Trogloditi al semaforo. Scene tipiche a Palermo, quando, per esempio, attraversa una vecchiatta. Ma che c'entra il presidente Kennedy? Un attimo che te lo spiego.

Condividi questo articolo

VOTA
4.4/5
16 voti
Una calda mattina d’agosto a Palermo. Sono appena passato davanti all’assessorato alla Salute di piazza Ziino e, giunto all’incrocio tra via Principe di Palagonia e via Zandonai, sono in attesa di girare a sinistra in direzione di via Galilei. Il semaforo verde è a pochi metri, ma sono bloccato dietro alcune macchine che danno la precedenza a quelle che provengono in senso opposto dalla zona del carcere minorile. Un vecchietta tenta di attraversare la strada passando tra le macchine in attesa anche se il semaforo (che per lei sarebbe rosso) è solo a pochi metri. Si muove a stento nel caldo asfissiante ed è sorretta da una parte da una stampella e dall’altra da una giovane badante dai tratti Est-europei.

Non posso andare avanti e le faccio cenno di passare mentre quelli che mi stanno davanti cominciano a procedere. Scatta il giallo. Un giovanotto dietro di me che tiene con la mano sinistra un cellulare sull’orecchio comincia a pigiare sul clacson con la destra. Dallo specchietto retrovisore osservo il dimenarsi di quella mano negli intervalli di silenzio del suo isterico clacson e leggo sulle sue labbra gli improperi che lancia verso me, la vecchia e la badante. Con gli occhi e la mente a mia madre che ho appena visitato nella casa in cui sono cresciuto e rinvigorito dall’ottimo caffé che la sua badante ha ormai imparato a prepararmi, decido che forse è il caso di dire qualcosa al frettoloso troglodita panormita.

Con il rosso ormai scattato, apro lo sportello e mi volgo indietro per dirgli: “Cosa dovevo fare ? Le mettevo sotto perché tu hai premura ? E se fosse stata tua madre o tua nonna, che cosa avresti fatto ?”. Vi risparmio la risposta: un concentrato di ignoranza, volgarità e arroganza che non merita neppure la fatica della trascrizione. Mi era di conforto la solidarietà degli altri automobilisti fermi a quel semaforo come me, uomo di mezza età con pochi capelli ed una rassicurante pancetta sul punto di scontrarsi con il troglodita. Essa mi era manifestata con quella tipica gestualità che solo noi palermitani sappiamo comprendere in tutte le sue sfumature. La forma più comune è “il mussiamento”, smorfia che prevede la contrazione del muscolo orbicolare della bocca con inclinazione verso il basso degli angoli e che è in genere associato al “tistiamento”, manovra di flesso-estensione ritmica della colonna cervicale con ondeggiamento del capo simile a quello che compiono gli Ebrei Ortodossi in preghiera davanti al Muro del Pianto a Gerusalemme.

Accanto alle forme tipiche ho anche registrato un caso di “manovra di Luca Toni”, movimento di rotazione alternata della mano in vicinanza dell’osso temporale, che designa un individuo meritevole di consulto psichiatrico ed un “sinni-futtissi”, espresso con movimento del palmo della mano in direzione del dorso, come a suggerire di lasciarsi alle spalle l’accaduto.

A parte ogni considerazione sul troglodita, le manifestazioni di solidarietà da semaforo rosso erano panormite persino nel loro non manifestarsi: sommesse, equivoche, reversibili a domanda del troglodita (Cu io? Ma picchì, ci fu cosa ?). Lo stesso identico atteggiamento che osservo quando inoltro coloro che si lamentano per veri o presunti disservizi patiti durante la degenza nel mio ospedale agli uffici competenti e mi sento rispondere: “Che mi interessa ? Tanto domani esco e me ne torno a casa mia”. Salvo poi a lamentarsi di nuovo al prossimo ricovero e sempre con le persone sbagliate.

La morale di questa edificante storiella accadutami qualche giorno fa è la stessa che ritrovo nel discorso pronunciato dal presidente John Fitzgerald Kennedy all’atto del suo insediamento alla Casa Bianca nel 1962. Kennedy disse: “Ask not what your country can do for you. Ask what you can do for your country”. Tradotto per i miei concittadini: “Non lamentarti di ciò che a Palermo va male. Chiediti prima cosa fai tu per migliorare Palermo”.
Ultima modifica: 05 Agosto 2012 ore 08:36



Segnala il commento