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Il diritto alla privacy degli evasori fiscali

Sabato 11 Agosto 2012 - 08:16
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I negozianti del lusso si lamentano col governo che viola la riservatezza di chi si compra il Rolex. Ah, questi disgraziati che passano le vacanze chiusi in yacht con vetri oscurati! Non ci bastavano i paparazzi, ora anche il fisco vuol rovinare loro i pochi momenti di libertà e d’ozio.

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Una recente notizia ci inquieta. Sembra che le recenti disposizioni governative in materia di tracciabilità del denaro stiano mettendo in crisi il mercato del lusso. In tempi di crisi, come sanno bene gli economisti, i beni di sfarzo – gioielli, motoscafi, pellicce, auto da corsa, vini pregiati e scialacquamenti d’ogni sorta – non solo non risentono del clima generale ma addirittura se ne giovano. Mentre tutti tirano la classica cinghia riducendo le uscite in pizzeria e i giocattoli per i piccini, le giornate nei villaggi vacanze e le sempiterne aspirazioni per una nuova utilitaria, i negozi di lusso d’ogni genere e specie, per nulla paradossalmente, si moltiplicano. E non solo nei paesi notoriamente benestanti o nelle città ricche da sempre. Ma anche e soprattutto in luoghi economicamente ultradisagiati come la Sicilia: questa terra assai strana dove, mentre nei centri commerciali si riproducono negozi low cost tutti uguali, nei boulevard dei centri cittadini aprono fieramente i battenti decine di brandstore ultracari. Facendo affari, è il caso di dirlo, d’oro.

Beni rifugio, dice qualcuno. Cose da mettere in casa per non bruciare i pochi risparmi accumulati per una vita, ripete qualcun altro. Ma la notizia che dicevo, apparsa sui quotidiani a metà luglio, sembra rivelarci tutt’altro, ossia quel che, in fondo, sapevamo tutti: il classico re nudo.


Sembra insomma che, da quando i negozianti non possono accettare somme in contanti oltre i mille euro, gli restino sul groppone centinaia di orologi d’oro e orecchini tempestati di smeraldi, diademi da sceicchi e accessori Cartier, parure fanstastiliarde e sandali Dior con mille applicazioni di simpatici brillantini. I commercianti, manco a dirlo, si lamentano (avete mai visto un commerciante, un imprenditore, un professionista che non si lamenta?), prendendosela con un governo cattivone che non lascia in pace chi preferisce mantenere la privacy, non rivelando quanti soldi ha in tasca e come preferisce spenderli. Ah, questi disgraziati che passano le vacanze chiusi in yacht con vetri oscurati! Non ci bastavano i paparazzi, ora anche il fisco vuol rovinare loro i pochi momenti di libertà e d’ozio!

Un attimo: ma chi credete che compri gli yacht o i rolex diamantati? Il pensionato delle poste che recupera i sudati soldi dal materasso per omaggiare, contro il volere accigliato dei figlioli, una collana di diamanti alla badante ucraina che gli rallegra la terza età? Oppure gli anonimi stregoni polinesiani che praticano il potlach per il piacere intellettuale degli antropologi d’antan? Molto più banalmente, e verosimilmente, sono i pappa e i loro compagni di merende, gente che i soldi li guadagna, o meglio li accumula, in modo non proprio cristallino, e che perciò preferisce spenderli senza, appunto, lasciar traccia. I poveri non hanno contanti in tasca, solo un bancomat con le ragnatele. I ricchi trasudano banconote, e, se sono così ricchi, da noi, hanno moltissimo da nascondere, come minimo le tasse non versate. Cosa che i provvedimenti governativi cercano – bontà loro – di impedire.



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