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La conferenza stampa

Vecchio e Venturi denunciano:
"Anarchia in giunta regionale"


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Attaccano a testa bassa i due rappresentanti dell'anima confidustriale della giunta regionale. Vecchio accusa la politica già in campagna elettorale, mentre Venturi replica sulla vicenda Irsap: "Non si può commissariare un ente che non c’è". Ambedue, però, restano in sella per farsi "garanti delle regole".

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Andrea Vecchio e Marco Venturi uniti per denunciare l’anarchia che regna all’interno della giunta regionale. Quello che viene fuori dalle parole dei due assessori è il quadro di una squadra di governo senza regole, in cui si pensa più ad azioni che possano tornare utili in campagna elettorale, come i contentini ai tanti precari che orbitano attorno all’Ars, piuttosto che a trattare con l’esecutivo nazionale per lo svincolo di diverse somme tenute in ostaggio dal patto di stabilità.

Siamo critici entrambi – dice Vecchio, da due mesi assessore alle Infrastrutture – riguardo il sistema di gestione delle giunte. Le riunioni devono essere precedute da un ordine del giorno, con preavvisi e cadenze periodiche. Qui si convocano la mattina oppure con un giro di telefonate “se ci sei facciamo la giunta”.

"Dell’ordine del giorno non c’è mai traccia. Gli argomenti escono, entrano e, non vorrei sembrare uno sprovveduto, ma a volte non te ne accorgi neanche. Non c’è un atteggiamento corale, ci sono i dialoghi, gli assessori parlano, discutono, ognuno delle proprie criticità, inoltre, in questo periodo di campagna elettorale, le clientele vanno foraggiate, la politica ne ha bisogno, e si punta l’attenzione sui forestali piuttosto che sui precari, sulla formazione, sui pip. Si è parlato di spending review in una giunta. Si poteva ridurre tutto a condizione che non si riducesse il personale e voi sapete che la macchina regionale è sovraccarica di personale ed è molto male organizzata ed una rimodulazione della pianta organica oggi sarebbe essenziale, ma è difficile da ottenere perché ognuno ha il suo ‘padrino’ che lo protegge. Per pagare i forestali impegnati sui siti archeologici si dovrà sforare il patto di stabilità, ma siamo in campagna elettorale, anche se, non rispettando il patto il prossimo anno dovremo pagare una penale pari alla somma dello sforamento e subire anche una riduzione dei contributi erogati dal Governo”.

Sono combattuto – continua Vecchio – da due sentimenti contrastanti. Uno di apprezzamento e di stima nei confronti di Lombardo e l’altro di grande critica verso il suo sistema di gestione. Il presidente Lombardo è un politico e gestisce le cose secondo i canoni che ritiene più consoni alla politica. L’uomo politico non fa altro che mediare, continuamente. Forse dovevo, potevo, immaginarlo, ma ho sottovalutato la politica. Qualcosa di alto ma allo stesso tempo di molto basso”.

Più caustico, invece, rispetto al collega, l’assessore alle Attività produttive Marco Venturi, al centro negli scorsi giorni di una polemica con il presidente Lombardo riguardo le nomine  effettuate arbitrariamente dalla presidenza in assenza dell’assessore, dei commissari dell’Irsap, il cui cda, nominato da Venturi, non si era nemmeno insediato, stoppato dal decreto blocca-nomine. “Bisogna fare un po’ di chiarezza sulle procedure – sostiene Venturi – le nomine non c’entrano niente. Non si può commissariare un ente che non c’è, che non è ancora stato definito. Bisogna ripristinare le condizioni minime del saper vivere, le regole che ci dovrebbero essere al vertice di una giunta regionale. Le nomine che hanno riguardato Ircac e Crias sono state decise in giunta mentre ero al funerale di mia suocera. Non critichiamo le nomine in sé, ma la procedura”.

I due assessori, tuttavia, ribadiscono la propria volontà di rimanere al proprio posto in assessorato, nonostante tutto, per farsi garanti delle regole che tanto decantano. “Io sto ancora in questa giunta – conclude Venturi – e lo farò con forza e con fermezza per assicurarmi che si ristabiliscono le regole per non vanificare una riforma epocale, quella delle Asi, che ha dato un colpo fermo al sistema clientelare e mafioso. Rimango per ripristinare i principi minimi del vivere comune”.